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sabato 15 dicembre 2018

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LA VOCE DELLA PREDICAZIONE COLMA IL SILENZIO DEL PECCATO CON L'AMORE CHE SI FA CARNE PER RICONCILIARE OGNI CARNE CON IL PADRE E CON I FRATELLI
"Perché prima" dell'avvento del Signore "deve venire Elia?". Perché, oggi, abbiamo di nuovo bisogno di Elia? Non "è venuto già" tante volte nella nostra vita? Anche domenica scorsa, forse anche ieri, e "non lo abbiamo riconosciuto; anzi, l’abbiamo trattato come abbiamo voluto". Abbiamo preferito tagliare la testa ai pastori, catechisti, educatori, genitori, fratelli, che, come fece Giovanni con Erode, ci annunciavano la verità; che cioè non era lecito l'adulterio che stavamo consumando, perché ogni peccato in fondo è un tradimento della nostra primogenitura, del rapporto sponsale con Cristo per il quale siamo rinati nel battesimo. Nei tanti nostri rifiuti però era Cristo che si offriva, ancora, per salvarci. In chi abbiamo rifiutato era Cristo che "soffriva per opera nostra". E soffriva per amore. Proprio per questo abbiamo di nuovo bisogno di Elia, oggi.
Egli, infatti, bussa ogni giorno alla nostra vita recando il volto delle persone che incontriamo e che preparano per noi l'avvento del Messia. Anche se può sembrare impossibile, eppure proprio le parole taglienti di chi ci è accanto, colpiscono il nostro cuore per ammorbidirlo e così prepararlo ad accogliere il Signore. Senza questa moglie, senza questo marito, senza questa famiglia, questo lavoro, questa malattia, senza la storia concreta che siamo chiamati a vivere non potremmo incontrare il Signore. Pensiamoci bene, perché tutto quello che ci accade incarna ogni giorno per noi le parole del Battista. Come anche Pilato che, pur non essendo profeta, invitava la folla a scegliere tra Gesù e Barabba. E scelsero Barabba, la giustizia umana, la rivendicazione dei diritti, le proprie ragioni. E "il Figlio dell'uomo ha dovuto soffrire", come coloro che non possiamo accogliere e perdonare. Così, ogni giorno, il Signore ci interpella e una voce si alza tra le pieghe dei fatti e ci scuote come una lama che penetra sin nelle giunture più profonde. "Da che parte stai? A chi appartieni?". Per questo Elia verrà e ristabilirà ogni cosa: "Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore, perché converta il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri; così che io venendo non colpisca il paese con lo sterminio" (Ml. 3,23-24). Ristabilire ogni cosa significa dunque convertire il cuore dei padri verso i figli e quello dei figli verso i padri. Ogni rinascita sorge da questa conversione-riconciliazione, perché ogni disordine è frutto del peccato consumato nell'Eden, la ribellione dei figli al Padre... La missione di Elia compiuta da Giovanni consiste in un'educazione che converta il cuore dei padri e dei figli gli uni verso gli altri, affinchè i figli apprendano ad essere uomini e i padri si fortifichino nella loro umanità.
Per accogliere il Messia è necessario che i figli siano uomini, e che lo siano pienamente! Giovanni è il pedagogo, la Legge annunciata perché formi e illumini, innanzi tutto la divisione tra padri e figli, il peccato originale, origine di tutti gli altri. Il peccato di Adamo, il peccato di Satana. Se il cuore del figlio è avverso a quello del padre non lascia spazio alla sua parola perché non può non ammette che egli abbia qualcosa da insegnargli. E' chiuso nella sua pretesa autosufficienza, nell'illusione di poter fare tutto da sé; è un cuore infantile e capriccioso. Allo stesso modo il cuore di un padre schiavo dei propri schemi, incapace di accettare e amare davvero il figlio nelle sue debolezze, stretto nella pretesa di vedere realizzati in lui i propri sogni infranti, è un cuore malato, tutto carne e niente Spirito. La missione del Precursore è quello di una voce che, nel deserto immagine dell'esistenza lontana dal paradiso e schiava del peccato, parli al cuore dei figli per convertirli a quelli dei padri e al cuore dei padri per convertirli a quello dei figli. Un rinnovato cuore a cuore nel cuore di Cristo figlio del Padre e in quello del Padre genitore del Figlio. Così entrambi, nello Spirito Santo, impareranno l'obbedienza dell'amore. Perché i cuori non si stanchino in sterili discussioni, in antagonismi e divisioni laceranti. Ogni uomo è figlio di un padre! Ogni figlio è generato nel peccato, ha bisogno di rinascere! Convertire il cuore del padre verso il figlio significa renderlo consapevole della ferita che gli ha trasmesso, perché è portatore dello stesso virus; significa schiudere gli occhi del padre sull'indigenza originale di suo figlio. Mentre convertire il cuore del figlio verso il padre significa illuminarlo sul mistero della propria libertà ferita; significa, per così dire, "scagionare" il padre dalle responsabilità circa la sua coscienza, così spesso e frettolosamente addossate al genitore. Convertire i loro cuori significa correggerne il cammino, illuminarne la fragilità, perché si pongano, non già l'uno contro l'altro in una lotta per affermarsi, bensì come mendicanti in attesa della salvezza. Elia-Giovanni viene a ristabilire ogni cosa, a fare verità sul cuore dell'uomo. Egli battezza con acqua, lava via le menzogne che rendono il cuore pesante e indurito. Prepara un Popolo ben disposto, abbassa i colli e colma le pianure, per mostrare da dove viene la salvezza, per indicare Chi è il Salvatore. Il Precursore, e con Lui ogni padre e madre, ogni insegnante, ogni apostolo, catechista, sposo e sposa, fratello, che abbia davvero a cuore le sorti dell'altro, è come un buon medico che, con lastre e analisi, fa la diagnosi esatta della malattia insinuata nel cuore. E così può indicare, prove alla mano, lo "Specialista" capace di intervenire e curare. L'Avvento è anche questa discesa al fondo della nostra storia, dove siamo stati e siamo figli, e dove siamo padri, per convertirci seriamente all'amore di Dio.
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UN ALTRO COMMENTO
Elia verrà e ristabilirà ogni cosa: "Ecco, io invierò il profeta Elia prima che giunga il giorno grande e terribile del Signore, perché converta il cuore dei padri verso i figli e il cuore dei figli verso i padri; così che io venendo non colpisca il paese con lo sterminio" (Ml. 3,23-24). Ristabilire ogni cosa significa dunque convertire il cuore dei padri verso i figli e quello dei figli verso i padri. Ogni rinascita sorge da questa conversione-riconciliazione. Questa "avviene nel rapporto educativo. Questa definizione dell’atto educativo è assai suggestiva. Quando il genitore educa il figlio converte il suo cuore al cuore del figlio. È infatti un atto di amore, poiché fa crescere la persona del figlio nella sua intelligenza e nella sua libertà: lo genera nella sua umanità... l’educazione pone in essere una reciproca comunione fra genitori e figli carica di profondi significati. Essa infatti è elargizione di umanità da parte di ambedue i genitori, e corrispondenza di libera novità e freschezza da parte del figlio. Maestri di umanità, i genitori, in un certo senso essi anche la apprendono dal figlio" (Card. Carlo Caffarra).
In questa luce comprendiamo come la missione di Elia compiuta da Giovanni consiste in un'educazione che converta il cuore dei padri e dei figli gli uni verso gli altri, affinché i figli apprendano ad essere uomini e i padri si fortifichino nella loro umanità. Questa conversione è un lungo cammino che prepara l'avvento e l'incontro con il Signore. Per accogliere il Messia è infatti necessario che i figli siano uomini, e che lo siano pienamente! Se il cuore del figlio è avverso a quello del padre e non lascia spazio alla sua parola, non ammette che egli abbia qualcosa da insegnargli. E' chiuso nella sua pretesa autosufficienza, nell'illusione di poter fare tutto da sé; è un cuore infantile e capriccioso. Allo stesso modo il cuore di un padre schiavo dei propri schemi, incapace di accettare e amare davvero il figlio nelle sue debolezze, stretto nella pretesa di vedere realizzati in lui i propri sogni infranti, è un cuore malato, tutto carne e niente Spirito.
La gioventù è un campo aperto, vi si può seminare di tutto. Il mito del buon selvaggio e della primitiva innocenza con cui Rousseau ha avvelenato la cultura occidentale ha prodotto una società rammollita, incapace di educare. Il Card. Ratzinger affermava al proposito: "Bisogna rifare posto al peccato originale. Alcuni teologi avrebbero fatto proprio lo schematismo illuminista di Rousseau, col dogma che è alla base della cultura moderna, capitalista o marxista che sia: l’uomo è buono per natura, è la società che è cattiva. Quindi l’uomo è corrotto solo dalla educazione sbagliata e dalle strutture sociali da riformare" (Rapporto sulla fede). É evidente che se l’uomo nasce buono per natura, allora il male non è in lui, ma solo fuori di lui; l’educazione allora consisterà solo nell’assecondare tutti gli istinti spontanei, i desideri che divengono in un baleno diritti inalienabili. I "telefoni azzurri" pronti a silenziare i genitori, ne sono una triste conferma. Il bambino e poi il giovane è naturalmente votato al bene e non deve altro che da seguire le sue inclinazioni per essere buono e virtuoso. Lo spontaneismo che si traduce in relativismo si radica in questo inganno e trova in esso la sua giustificazione.
Ma la Scrittura è di ben altro avviso: "Chi corregge il proprio figlio ne trarrà vantaggio. Chi accarezza un figlio ne fascerà poi le ferite. Un cavallo non domato diventa restio, un figlio lasciato a se stesso diventa sventato. Piegagli il collo in gioventù perché poi intestardito non ti disobbedisca e tu ne abbia un profondo dolore. Educa tuo figlio e prenditi cura di lui, così non dovrai affrontare la sua insolenza” (Sir 30,2.7-8.12-13). La Sapienza ci illumina sulla radice del male, il peccato annidato nell'intimo dell'uomo: "Dal cuore dell’uomo provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adulteri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie" (Mt 15,19). Per questo la missione del Precursore è quello di una voce che, nel deserto immagine dell'esistenza lontana dal paradiso e schiava del peccato, parli al cuore dei figli per convertirli a quelli dei padri e al cuore dei padri per convertirli a quello dei figli. Perché entrambi possano fissare Cristo. Perché i cuori non si stanchino in sterili discussioni, in antagonismi e divisioni laceranti. Ogni uomo è figlio di un padre! E' da questa verità inoppugnabile che occorre partire.
Per accogliere il Messia è necessario che sia svelata e accettata la verità sul peccato. Che siano smascherate le menzogne sulle presunte cause del male esterne al cuore dell'uomo. Ogni figlio è generato nel peccato! Convertire il cuore del padre verso il figlio significa renderlo consapevole della ferita che gli ha trasmesso, perché è portatore dello stesso virus; significa schiudere gli occhi del padre sull'indigenza originale di suo figlio. Mentre convertire il cuore del figlio verso il padre significa illuminarlo sul mistero della propria libertà ferita; significa, per così dire, "scagionare" il padre dalle responsabilità circa la sua coscienza, così spesso e frettolosamente addossate al genitore. Convertire i loro cuori significa correggerne il cammino, illuminarne la fragilità, perché si pongano, non già l'uno contro l'altro in una lotta per affermarsi, bensì come mendicanti in attesa della salvezza. "Questa conversione del cuore è accompagnata da un dolore e da una tristezza salutari, che i Padri hanno chiamato “ animi cruciatus [afflizione dello spirito]”, “compunctio cordis [contrizione del cuore]” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1431).
Elia-Giovanni viene a ristabilire ogni cosa, a fare verità sul cuore dell'uomo. Egli battezza con acqua, lava via le menzogne che rendono il cuore pesante e indurito. Prepara un Popolo ben disposto, abbassa i colli e colma le pianure, per mostrare da dove viene la salvezza, per indicare Chi è il Salvatore. Se il cuore è ingannato sarà incapace di ascoltare e guardare, essendo orientato in tutt'altra direzione. Il Precursore, e con Lui ogni padre e madre, ogni insegnante, ogni apostolo, catechista, sposo e sposa, fratello, che abbia davvero a cuore le sorti dell'altro, è come un buon medico che, con lastre e analisi, fa la diagnosi esatta della malattia insinuata nel cuore. E così può indicare, prove alla mano, lo "Specialista" capace di intervenire e curare.
"Il cuore dell'uomo è pesante e indurito. Bisogna che Dio dia all'uomo un cuore nuovo. La conversione è anzitutto un'opera della grazia di Dio che fa ritornare a lui i nostri cuori: “Facci ritornare a te, Signore, e noi ritorneremo”. Dio ci dona la forza di ricominciare. E' scoprendo la grandezza dell'amore di Dio che il nostro cuore viene scosso dall'orrore e dal peso del peccato e comincia a temere di offendere Dio con il peccato e di essere separato da lui. Il cuore umano si converte guardando a colui che è stato trafitto dai nostri peccati" (CCC. n 1432). Teniamo fisso lo sguardo sul sangue di Cristo, e consideriamo quanto sia prezioso per Dio suo Padre; infatti, sparso per la nostra salvezza, offrì al mondo intero la grazia della conversione [San Clemente di Roma, Epistula ad Corinthios, 7, 4].
Il Vangelo di oggi ci invita dunque a convertirci, a lasciare se stessi per accogliere Lui. A guardare a Colui che ci chiama, nei volti di chi ci è accanto, negli accadimenti che ci coinvolgono. Anche noi scendiamo dal monte della Trasfigurazione; abbiamo visto nella nostra vita tanti segni, la certezza che Gesù è il Messia annunciato da Mosè ed Elia si sta facendo strada nel nostro intimo. Ma ci attende un cammino, sino a vedere la Trasfigurazione che ha segnato il nostro percorso, i momenti speciali di Grazia e consolazione, autentici nella vita di ogni giorno. L'Avvento è anche questa discesa al fondo della nostra storia, dove siamo stati e siamo figli, e dove siamo padri. Un cammino che ci conduca alla conversione profonda, autentica, ad un cuore nuovo che, nella terra povera che ci costituisce, è capace di vedere i tratti inconfondibili dell'amore incorruttibile di Dio. E' questa la conversione del cuore di figlio verso il padre, del Cielo prima e della carne poi; ed è la conversione del cuore di padre verso ogni figlio, ogni fratello che, in Cristo, è carne della nostra carne.
Lui, il Signore si fa carne a Betlemme, un paesino della nostra vita, l'oggi che siamo chiamati a vivere. Davanti a noi due vie due. O con Lui o contro di Lui. "Lungi da noi abbandonare il nostro Dio che ha operato per noi tante meraviglie" disse il popolo a Sichem. Lungi da noi oggi restare in noi stessi. Alziamo lo sguardo e abbandoniamoci a Dio, sono preparate per noi meraviglie indescrivibili. Prepariamoci anche oggi, con la preghiera e la penitenza, ad accogliere Elia perchè ristabilisca la Verità nella nostra vita, e ci accompagni ad incontrare il Signore Gesù. "Ci sono forse sogni irrealizzabili quando a suscitarli e a coltivarli nel cuore è lo Spirito di Dio? ... Non dovete avere paura di sognare ad occhi aperti grandi progetti di bene e non dovete lasciarvi scoraggiare dalle difficoltà. Cristo ha fiducia in voi e desidera che possiate realizzare ogni vostro più nobile ed alto sogno di autentica felicità. Niente è impossibile per chi si fida di Dio e si affida a Lui. Guardate alla giovane Maria! ... " (Benedetto XVI, Loreto 2007)

venerdì 14 dicembre 2018


Quanto torto viene fatto a Dio e alla sua grazia 
quando si afferma anzitutto che i peccati sono puniti dal suo giudizio, 
senza anteporre invece che sono perdonati dalla sua misericordia
Sì, è proprio così. Dobbiamo anteporre la misericordia al giudizio, 
e in ogni caso il giudizio di Dio sarà sempre nella luce della sua misericordia.

Papa Francesco


LA GIUSTIZIA CHE PREPARA L'ABBRACCIO DELLA MISERICORDIA

Mai sazi. Mai contenti. Mai sereni. Mai come questa una generazione perduta. Gadget d'ogni foggia, accessori sempre più miniaturizzati. Non manca praticamente nulla. Ma della felicità neanche l'ombra. Energie e creatività profuse nella ricerca della migliore qualità della vita, mentre la vita scorre senza nessuna qualità. Mentre i Profeti che ce lo ricordano sono messi in ridicolo; ai nostri occhi appaiono tutti “indemoniati”, fondamentalisti, integralisti come va di moda dire oggi. Le grida di Giovanni, ieri come oggi, sono il segno che di certo era posseduto da un demonio, perché tutto quel rigore è come una passata di carta vetrata sulla pelle levigata dal vizio. E la misericordia paziente di Gesù seduta in compagnia dei malvagi? Roba di un “mangione e beone”, un rammollito politicamente corretto, incapace di radicalità, che con i suoi gesti e le sue parole mette a rischio la tradizione e i fondamenti della religione e, di conseguenza, del vivere civile, come purtroppo alcuni oggi dicono di Papa Francesco. Mica come noi che, magari dicendoci autentici cristiani, abbiamo fatto nostro il famoso detto di Cartesio: "penso dunque sono". Nei pensieri del nostro cuore, al di là delle parole con le quali cerchiamo di stare in equilibrio, non vi è nessuna giustizia e nessuna misericordia: per alcuni, infatti, la giustizia è sinonimo di scarsa misericordia; per altri è la misericordia ad essere sinonimo di scarsa giustizia. E’ la confusione che sperimentiamo nelle nostre relazioni, la stessa della “generazione” che Gesù paragona ai bambini capricciosi e immaturi che non sono mai contenti del giocattolo appena ricevuto. Immaturi nella fede, perché in noi non si è ancora compiuto il Salmo 84, il migliore commento al Vangelo di oggi: “Sei stato benevolo Signore con la tua terra, hai fatto tornare i deportati di Giacobbe. Hai cancellato la colpa del tuo popolo, hai eliminato ogni loro peccato. Hai deposto tutto il tuo sdegno, sei tornato indietro dall’ardore della tua ira. Torna verso di noi, o Dio nostra salvezza… Forse che in eterno sarai adirato con noi, di generazione in generazione estenderai il tuo sdegno? Non tornerai forse a ridarci vita perché in te gioisca il tuo popolo? Voglio ascoltare ciò che dice il Signore: egli parla di pace per il suo popolo e per i suoi piccoli e fedeli, per chi torna a Lui con tutto il cuore. Certo, vicina è la sua salvezza, a chi lo teme, e la sua gloria abiterà la terra. Fedeltà e verità si abbracceranno, giustizia e pace si baceranno. La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo. Sì, il Signore darà il bene e la nostra terra darà il suo frutto. La giustizia camminerà davanti a Lui, ed Egli porrà i suoi piedi su quella via”. Splendida profezia che disegna un cammino serio di conversione che assomiglia a un corteo nuziale: “torna” il Signore e “torna” il Popolo, come accade anche oggi, in questo Avvento e in questo Anno Santo di Grazia. E’ dunque il “ritorno” che definisce il rapporto tra Dio e l’uomo, tra Cristo e la sua Chiesa, tra Lui e ciascuno di noi. Come recita spesso la Scrittura dopo un istante di sdegno, Dio “ritorna” a noi attirandoci nella bellezza e nel compimento originali, noi “ritorniamo” convertendoci. Per questo il “ritorno” è anche il fondamento del matrimonio cristiano: ogni giorno, infatti, gli sposi sono chiamati a ritornare l’uno verso l’altro, accompagnati dal Signore che ha aperto per loro un cammino nel deserto, attraverso cioè i peccati e la morte che ghermiscono la loro unione per spezzarne l’indissolubilità. Il “ritorno” che passa attraverso la “Porta Santa” della Croce. E' vera la Croce. E' dura la Croce. Fa male. Dirada i pensieri che, per il fatto di essere pensati, ci illudevano di “essere”. La Croce, infatti, ci chiede senza sconti: dove sono le tante cose che hanno riempito tempo e pancia? "Israele se tu mi ascoltassi!" diceva il Signore. Ma per tanto tempo non abbiamo ascoltato nessuna Parola. Troppo dure, o troppo buone, tutte al di là dei nostri criteri capricciosi e viziati, moralisti e lassisti nello stesso tempo; siamo troppo lontani dall'equilibrio che solo l'amore può generare. L'amore di Cristo crocifisso che, con la sua carne inchiodata alla Croce ha reso finalmente possibile che la Misericordia e la Verità si abbracciassero e la Giustizia e la Pace si baciassero (cfr. Sal 84,11). La Croce era il prezzo pagato alla Giustizia, la Verità che denunciava ogni nostro peccato; la carne di Cristo ad essa unita era la Misericordia del Dio vivo, la Pace che dalle piaghe gloriose dopo la resurrezione avrebbero annunciato e donato agli apostoli: "Se non c'è qualcosa di più giusto della giustizia, c'è però qualcuno più giusto di essa. Colui che l'ha fatta giusta, Colui nel quale la giustizia e la misericordia si sono abbracciate con una tale stretta che è impossibile riconoscerle o separarle l'una dall'altra" (Detto sul salmo 85 del romeno di origine albanese Ghika). 

Benedetti chiodi che hanno permesso che la Misericordia abbracciasse la Verità; benedetti chiodi che hanno unito Giustizia e Pace nel bacio che ci salva. Benedetti chiodi che ci hanno sposati a Cristo, perché la nostra vita ritrovasse l'equilibrio che la menzogna satanica ci aveva fatto perdere: "Tutte le virtù, prima espulse dalla terra a causa del peccato, ora" in virtù della Croce, "rientrano nella storia e, incrociandosi, disegnano la mappa di un mondo di pace. Misericordia, verità, giustizia e pace diventano quasi i quattro punti cardinali di questa geografia dello spirito" (Giovanni Paolo II). La geografia della vita nuova alla quale siamo chiamati perché "alla Sapienza è stata resa giustizia dalle sue opere": la sapienza della Croce ha svelato l'inganno della sapienza mondana infiltratasi nel cuore dell’uomo. Le "opere" nascoste di un cuore dilatatosi all'infinito, scoppiato d'amore sul Golgota. Le "opere" dell'amore cocciuto di Dio che cerca senza riposo la pecora smarrita, la "sapienza" che la carne intrappolata nella menzogna satanica che la corrode non può capire. Quale “pensiero” umano poteva immaginare o prevedere che al male Dio avrebbe risposto con l'amore? Eppure, a guardare bene, non c'era altro da fare, il Signore doveva morire così. La nostra vita balorda, ingannata, ubriaca di cose e di idee, era lì, sulle sue spalle, le nostre ore perdute trafiggevano le sue membra. E il seme caduto in terra moriva. E dalla sua morte dentro la nostra morte, sbocciava la vita. Sapienza d'un miracolola Giustizia della Croce ha giustiziato il demonio. La Verità risplende nella sua risurrezione, prova del perdono che anche oggi ci raggiunge per compiere la Giustizia nell’amore più forte della morte alla quale ci ha condannato il peccato. Abbiamo perso tanto della nostra vita, illusi abbiamo chiuso orecchie e cuore ai tanti Profeti che il Padre ci aveva inviato. Ma no, non tutto è finito. Non siamo nati per morire così. Alziamo oggi il nostro sguardo a Colui che abbiamo trafitto, arrendiamoci al suo amore sconsiderato. Accogliamo in questo Avvento, e in ogni istante della nostra vita, "l'avanguardia" (Ravasi) della Misericordia di Dio che è la sua Giustizia: "la Giustizia camminerà davanti a Lui, ed Egli porrà i suoi passi su questa via" (Sal 84,14). Accogliamo cioè il Legno della Croce che ci attende nei fatti e nelle relazioni, e lasciamo che i chiodi benedetti delle parole, dei fallimenti, dei tradimenti, della malattia, della solitudine e della vecchiaia trapassino la nostra carne. Sì, accettiamo il dolore della Giustizia che annuncia la Misericordia, le ferite inferte dalla Verità capaci di accogliere la Pace. E' il cammino che ha scelto il Signore per "tornare verso di noi" e farci una sola cosa con Lui. Così "la Giustizia si è affacciata dal Cielo" per discendere e avvolgerci con la giustificazione per non colpirci con la condanna: "Hai nascosto i nostri peccati per non vederli in vista della punizione, e poiché Dio non può non vedere ciò che realmente c'è, per quanto lo si celi e lo si copra, così quando Dio copre i peccati è perché li cancella e li rimette... Li copre non con un velo che li nasconde, ma con un medicamento che li cura e li guarisce" (San Roberto Bellarmino). Ma proprio per questo è necessario che anche noi percorriamo lo stesso cammino di "ritorno" a Lui, accettando di discendere nelle umiliazioni che generano nell'uomo vecchio la Giustizia e la Verità. E' "giusto" eccome se tua moglie ti tiene il muso perché è altrettanto "vero" che anche tu le hai voltato le spalle mille volte. E così via, ciascuno guardi alla propria vita alla luce di questa Parola e scoprirà quanto sia "giusto" quello che gli sta accadendo perché è "vero" che è un peccatore che ha bisogno di "ritornare" a Dio. "Questa generazione" figlia del demonio e schiava della sapienza mondana, non accetta il "lamento" di Giovanni Battista perché vede ingiustizie ovunque dimenticando le proprie; per questo non può accogliere il "canto" nuziale intonato dal "flauto" di Gesù e "ballare" ebbro di gioia e gratitudine. Ma i cristiani sono una “nuova generazione”, i figli della Nuova ed Eterna Alleanza che Cristo ha stretto con noi per mezzo del suo sangue. Attraverso l’ascolto docile alla Parola che la Chiesa ci predica possiamo imparare a riconoscere la Giustizia di Dio che precede la sua “hesed”, la misericordia, la tenerezza, la fedeltà con le quali, per mezzo dei sacramenti, ci abbraccia per l’eternità. Siamo chiamati ad essere la “generazione celeste” nella quale appaiono abbracciate in perfetto equilibrio la Verità e la Misericordia, la Giustizia e la Pace, perché sono il “frutto” del Messia fatto carne in noi, che cioè germoglia dalla “nostra terra” che Egli visita “dal Cielo”. Di questo ha bisogno “questa generazione”, una “porta” costruita con la vita dei cristiani e dischiusa sul Cielo, proprio quello in cui il mondo ha smesso di credere.

giovedì 13 dicembre 2018

LA VERA STORIA DI SANTA LUCIA

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Forse non tutti conoscono una delle Sante più amate dai bambini. Per questo vi proponiamo qui la Storia di Santa Lucia.
Santa Lucia nacque sul finire del terzo secolo da una famiglia ricca e nobile di Siracusa. Purtroppo era una bambina sfortunata: rimase orfana di padre a soli 5 anni d’età e la madre Eutichia soffriva di forti emorragie da cui non riusciva a guarire.
La figlia, devota cristiana, convinse un giorno la madre ad andare a Catania, per pregare sul sepolcro di Sant’Agata e implorare la grazia della guarigione.
Madre e figlia arrivarono a Catania il 5 febbraio del 301, giorno sacro a Sant’Agata e subito si recarono al sepolcro della santa a pregare.
Mentre erano intente alla preghiera, Lucia ebbe una visione (in altre versioni della storia Lucia si addormenta e Sant’Agata le appare in sogno): Sant’Agata le diceva che non aveva bisogno di chiedere la grazia a lei, perché grazie alla sua fede la madre era già guarita. E poi le rivelò che anche lei sarebbe diventata Santa, un giorno.
La madre effettivamente guarì e le due donne rientrarono a Siracusa.
Ma la visita a Catania e la visone di Sant’Agata avevano fatto capire a Lucia qual era la via che voleva intraprendere nelle sua vita.

Storia di Santa Lucia: come diventò Santa

Fu così che Lucia iniziò a dare i suoi averi e la sua dote ai poveri, aiutando le vedove e alcuni ministri del culto cristiano.
Purtroppo il suo comportamento non passò inosservato agli occhi di un ragazzo che aveva sperato di sposarla.
Così, per vendetta della speranza delusa, il giovane denunciò Lucia come cristiana al prefetto di Siracusa.
Così Lucia fu portata davanti al tribunale, dove arrivò serena e lieta in volto.
Pascasio, il prefetto, sapendo che era nobile, ricca e vedendola così bella, dapprima la trattò con gentilezza. Ma pian, piano che il processo procedeva ed era chiaro che Lucia non avrebbe rinunciato alla sua fede cristiana, le cose iniziarono a mettersi male e infine Pascasio ordinò che fosse trascinata in un luogo di perdizione.

Storia di Santa Lucia: il miracolo dell’inamovibilità!

E fu allora che avvenne un prodigio: lo Spirito Santo fece in modo che Lucia fosse inamovibile. Provarono a trascinarla i più forti soldati, provarono a legarla mani e piedi e a tirare tutti insieme, alla fine si tentò anche con un paio di buoi: ma nulla. La ragazza restava dov’era!
Il prefetto arrabbiatissimo e convinto che il prodigio potesse essere solo opera di una strega, ordinò che fosse arsa viva sul posto.
Ma le fiamme non ebbero presa sulle vesti e sulla persona di Lucia.
Alla fine, accecato dalla rabbia, Pascasio fece uccidere Lucia con un pugnale.
Ma prima di morire, con le sue ultime parole, la Santa profetizzò l’imminente fine della persecuzione contro la chiesa cristiana, con la caduta dell’Imperatore Diocleziano.
Era il 13 dicembre del 304 e da quel giorno questa data è dedicata alla Santa Martire.

Storia di Santa Lucia: Conclusione

La madre Eutichia seppellì la figlia a sulla tomba fece scolpire una colomba, portatrice della pace che Lucia aveva profetizzato.
E infatti, poco tempo dopo fu data la pace alla chieda cristiana da Costantino.
Nel punto dove la martire aveva reso l’anima a Dio, fu eretto un tempio e il culto di Santa Lucia si diffuse rapidamente in tutta la cristianità.
Spesso nei dipinti e nelle statue la Santa è rappresentata con i suoi stessi occhi su un vassoio, ma non c’è nessuna testimonianza che dovette subire una tortura agli organi della vista.
Probabilmente è diventata protettrice degli occhi per via del significato del suo nome: Lucia infatti deriva dal latino “lux” che significa luce.
Che ne dite delle Storia di Santa Lucia? Vi è piaciuto il nostro approfondimento su una delle Sante più amate e conosciute dai bambini di tutto il mondo?
Qui sotto trovate i link ad altri interessanti approfondimenti riguardo alla santa e alle tradizioni che sono nate intorno alla sua figura.


La vita cristiana esige il «martirio» della fedeltà quotidiana al Vangelo, 
il coraggio cioè di lasciare che Cristo cresca in noi 
e sia Cristo ad orientare il nostro pensiero e le nostre azioni. 
Ma questo può avvenire nella nostra vita solo se è solido il rapporto con Dio.

Benedetto XVI


LA VIOLENZA DEI PICCOLI CHE LI FA ADULTI NELLA FEDE
"I nati di donna" sono concepiti nel peccato. Come ogni profeta, come Giovanni il Battista, il "più grande" tra tutti i profeti, possono giungere sulle soglie del Regno dei Cieli, non vi possono entrare. Non per una questione giuridica, ma sostanziale. Chi non è rinato dall'alto non può vedere il Regno dei Cieli; chi non rinasce dallo Spirito nelle acque del Battesimo non vi può entrare. E sono le parole di Gesù rivolte a Nicodemo: quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è Spirito. Occorre rinascere e diventare come bambini, come "il più piccolo" tra i bambini, un bimbo appena nato; un neofita liberato dal peccato e rinato in Cristo è il più grande nel Regno dei Cieli. Vi è entrato, vive nella Grazia e non più nella Legge. I due regimi non si possono neanche paragonare, anche se quello della profezia ha preparato quello del compimento. Per questo "il Battista è il più grande tra i nati dalla carne": i suoi occhi avevano visto quanto tutti gli altri profeti avrebbero voluto vedere, esultando per il compimento della stessa gioia che sperimentò Abramo quando vide profeticamente il giorno di Gesù. Per questo "la Legge e tutti i Profeti infatti hanno profetato fino a Giovanni"; ma con lui si inaugura la pienezza dei tempi, la sua profezia è diversa da tutte le altre, è il grido che annuncia il compimento dell'evento atteso da sempre. E' Elia che "doveva venire", il profeta che, rapito in Cielo, dal Cielo doveva tornare per aprire al Messia la porta della terra; Elia, che con il fuoco dello zelo aveva mostrato effimeri gli idoli del mondo e lo strazio della carne che essi serviva, con la sua ascesa aveva profetizzato il destino celeste di ogni uomo rinnovato nello Spirito Santo. Così Giovanni, sulla soglia del Regno dei Cieli ne dischiudeva le porte perché la carne potesse prepararsi all'incontro con lo Spirito di Dio. E grida ancora nel deserto di questa generazione, attraverso la Chiesa ci indica il cammino di conversione, identico a quello al quale si riferisce Gesù. Quello percorso dai cristiani delle prime generazioni, certi del martirio che avrebbero incontrato diventando cristiani. Un percorso "violento", durante il quale la misericordia si faceva spesso strada nella durezza dei cuori con le spine della corona intrecciata sul capo di Gesù o i chiodi che ne avevano trapassato le membra. La violenza della Croce che scolpisce il marmo più duro, perché giunga a somigliare al modello. 

Non c'è conversione, infatti, senza un serio senza un serio cammino di conversione nel quale, come nella Chiesa primitiva coloro che si preparavano a ricevere il battesimo, fare "violenza" alla carne, le "opere degne della conversione" di cui parlava il Battista, con le quali manifestare a Cristo il desiderio di diventare suoi. La stessa "violenza" che la vita cristiana esige ogni giorno nel combattimento contro satana. Non si scherza, ci aspetta il martirio, perché senza le stigmate nella carne non si è cristiani, il segno cioè della presenza di Dio tra gli uomini. Nella pienezza della storia inaugurata dal Battista, "il Regno dei Cieli soffre la violenza" del demonio: "il grande drago, il serpente antico, colui che è chiamato diavolo e Satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra... pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo" (Cfr. Ap. 12). Ha fretta il demonio, deve strappare gli uomini a Gesù, e per questo muove guerra alla "discendenza" di Maria, ai "più piccoli del regno dei Cieli",  "contro quelli che custodiscono i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù". Per questo si impadroniscono del Regno dei Cieli solo quanti hanno saputo combattere con violenza. Con l'inerme violenza della Croce: "essi lo hanno vinto grazie al sangue dell'Agnello e alla parola della loro testimonianza, e hanno odiato la loro vita fino a morire". Ecco dunque la violenza alla quale ci chiama oggi il Signore: quella che ci fa andare dietro a Gesù odiando la carne per rivestirci di Lui ed essere colmi di Spirito Santo. La violenza che apre le braccia per caricarsi della violenza del male, la violenza di un bambino appena nato. E' Lui che il drago vuole divorare, perché sa che, una volta fatto fuori il più piccolo può far cadere anche i più grandi. E' a noi che muove guerra, in famiglia e al lavoro. Il demonio sa che, se riesce a farci insuperbire, può distruggere il rapporto con il coniuge e i figli, e trascinare tutti nella disperazione. La vera guerra, infatti, non è contro tuo figlio! Il demonio sta attaccando te; tuo figlio può cadere da un momento all'altro, ma la tua umiltà e la tua violenza crocifissa possono salvarlo! Quanto siamo ingannati.... Ci accaniamo contro gli altri, perché in fondo li giudichiamo, e non ci rendiamo conto che la battaglia vera sta infuriando contro di noi. Se stiamo giudicando moglie, marito, figli o chi sia, per quanto deboli e peccatori siano, possiamo starne certi: il demonio ci ha puntato per far fuori anche gli altri. Quando nostro figlio sta peggio è il momento di umiliarci di più, di lasciarci trafiggere dagli insulti, dalle menzogne, dal rifiuto, ovunque e soprattutto con lui. La storia e le persone che ci chiamano a conversione, infatti, sono "quell'Elia che deve venire" per annunciarci l'avvento del Messia. Che fare? Umiliarci in questo Avvento, perché contro la "violenza dell'umiltà" il demonio non può nulla.