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sabato 7 marzo 2020

Giovedì 12 marzo: digiuno e preghiera a Tivoli e Palestrina. Preghiera in Tempo di Coronavirus



PREGHIERA IN TEMPO DI CORONAVIRUS

O Dio, in questo tempo di paura,
a causa del diffondersi del coronavirus
ci rivolgiamo a Te.

Ti chiediamo perdono perché spesso
vivendo “come se Tu non esistessi”
ci ricordiamo di Te soltanto quando siamo
stretti dalle necessità e dai pericoli.

Fa che torniamo a Te con tutto il cuore,
guariscici innanzitutto dal virus della nostra incredulità,
del nostro egoismo, e del peccato.
Virus che contagia e devasta il mondo
più di ogni altro.

Quando siamo isolati tra noi e da Te
sentiamo il desiderio di incontrarci e di affidarci alla Tua Misericordia,
segno evidente che Tu ci hai creati per Te
e per vivere da fratelli e sorelle in umanità.

Ti preghiamo:
salvaci da questo virus che ci impaurisce.
Salva il Tuo popolo perché possa tornare a lodarTi insieme
nelle nostre comunità e per le strade.

Proteggi e consola i contagiati,
gli anziani, chi è solo e senza difese immunitarie.
Sostieni quanti con generosità si pongono al loro servizio
per curarli,
illumina quanti ci governano e quanti nel campo della ricerca scientifica
stanno cercando le vie per uscire da questo contagio.

Dona a tutti serenità interiore
e la pace del cuore che nasce dall’affidarsi a Te,
Signore delle nostre vite e della storia,
che hai dato Te stesso per noi.

Accogli nella pienezza eterna della Vita i defunti.

Tutto questo Ti chiediamo per intercessione di
Maria Santissima Immacolata, di San Giuseppe suo sposo,
dei Santi Lorenzo, Agapito e Rosalia
nostri celesti patroni. Amen.  

                                                                                   + Mauro Parmeggiani
                                                                            Vescovo di Tivoli e di Palestrina                        

Tivoli, 7 marzo 2020

giovedì 10 marzo 2016

Dalla vanagloria alla Gloria di Dio



Come i "Giudei" anche noi abbiamo paura di non essere, e scorrere sui giorni come i titoli di coda di un film che nessuno legge mai. Bisogna assolutamente escogitare qualcosa per essere protagonisti e conquistarsi un ruolo. Ma tutto quello che ci agita per cercare di essere è pura vana-gloria: "Chi cede a questa vanità autoreferenziale in fondo nasconde una miseria molto grande" (Card. J. Bergoglio). La Quaresima che ci accompagna alla Verità, ci aiuta a scoprire che, come tra i Giudei, anche nelle nostre famiglie, come negli uffici, nei gruppi di amici, in parrocchia, tutti "cerchiamo gloria gli uni dagli altri". Le nostre relazioni sono come quei sistemi di allarme costituiti da una serie di elementi che inviano tra di loro raggi infrarossi, formando così una barriera invisibile. Appena il segnale tra le parti viene interrotto scatta l'allarme. Così, quando i fallimenti dolorosi interrompono bruscamente la trama di gesti, parole e atteggiamenti ipocriti che ci lega invisibilmente agli altri, scattano le liti piene d'ira e rancori che sembra ne stessimo facendo scorta da anni. Proprio queste rivelano la trama di menzogne con cui ci siamo avvicinati agli altri, non per donarci, ma cercando in loro dei "testimoni" a nostro favore, qualcuno che ci dicesse che esistiamo, che siamo importanti, che valiamo. Ma, anche se ottenute, si tratta di false testimonianze, tutte carnali, lacci che danno gloria per riceverne. Senza l'amore di Dio dentro, unica consistenza che dia valore alla vita, senza il suo amore a testimoniare l'unicità di ciascuno di noi, tutto è vanità: "Aveva ben ragione san Girolamo di paragonare la vanagloria all’ombra. Difatti l’ombra segue dovunque il corpo, ne misura persino i passi... Lo stesso fa la vanagloria, segue dovunque la virtù. Invano cercherebbe il corpo fuggire la

lunedì 22 febbraio 2016

La Cirinnà elimina l'obiezione di coscienza. Ecco Perché non si parla più della legge sull'«omofobia»

La Cirinnà elimina l'obiezione di coscienza. Ecco Perché non si parla più della legge sull'«omofobia»Il disegno di legge sulle unioni civili è una pazzia per tante ragioni: la sovrapposizione della disciplina delle coppie omosessuali a quella della famiglia fondata sul matrimonio, l’estensione della possibilità di adottare anche da parte di due persone dello stesso sesso, la conseguente deriva dell’utero in affitto. Di tutto ciò si parla lungamente da mesi. Finora però non vi è stata riflessione su quella che sarebbe una conseguenza diretta dell’approvazione del ddl, e cioè sulla pesante compromissione della libertà di tanti che da esso deriverà.
Provo a spiegarmi partendo da una norma del Cirinnà, contenuta nell’articolo 8, che stabilisce (comma 1 lettere a e b) che le coppie formate da persone dello stesso sesso che hanno contratto matrimonio all’estero, hanno diritto a ottenere la trascrizione nei registri italiani dello stato civile, e si applicano a loro le disposizioni delle unioni civili. L’articolo conferma l’identità di regime fra matrimonio e unioni civili: a queste ultime manca solo essere chiamate matrimoni, la sostanza c’è tutta se è possibile perfino la trasposizione delle nozze da fuori i confini nazionali. E si pone un’ulteriore questione: che succede al funzionario dell’anagrafe che – aderendo in coscienza a un dato di natura e a un chiaro dettato costituzionale (articolo 29 Cost.) – rifiuta la trascrizione?
A ben guardare, il problema non riguarda solo l’articolo 8, ma l’intero impianto del ddl: l’unione civile, in base all’articolo 1, viene formalmente costituita con una dichiarazione di due persone dello stesso sesso «di fronte all’ufficiale dello stato civile e alla presenza di due testimoni». Il dipendente comunale che sa che da quella dichiarazione deriva la costituzione di un regime giuridico

giovedì 4 febbraio 2016

Pio e Mandic, due santi campioni della Misericordia

di Antonio Maria Sicari                                   04-02-2016
Pubblichiamo ampi stralci dell'articolo che, in versione integrale, sarà pubblicato sul numero di marzo del mensile Il Timone (www.iltimone.org).
Le spoglie di San Pio prima di lasciare la Basilica di San Giovanni Rotondo per RomaEntrare nella Basilica di San Pietro ed essere subito accolti dalle spoglie mortali di san Leopoldo Mandic e di san Pio da Pietrelcina – due frati cappuccini, particolarmente amati dal popolo, che dedicarono la vita al ministero del confessionale – sarà, per tutti i pellegrini del Giubileo, un richiamo forte per comprendere meglio come incontrare la Misericordia di Dio e lasciarsi abbracciare da essa.  Il vivo ricordo dei due santi cappuccini che passavano dieci-quindici ore al giorno nel loro confessionale, e delle lunghe file di penitenti in attesa di affidarsi al loro santo ministero, non rievoca soltanto una maniera – tra le tante possibili – di accostarsi ecclesialmente alla Misericordia di Dio, ma «l’unica maniera pienamente cristiana».
Se dalle biografie dei due umili santi frati cappuccini dovessimo raccogliere le innumerevoli testimonianze di peccatori che si sono pentiti e convertiti ai loro piedi, la prima cosa che otterremmo sarebbe la documentazione di un immenso stupore. E in primo luogo ci sarebbero tutti coloro che giunsero al loro confessionale scarsamente pentiti e scarsamente motivati, e

martedì 2 febbraio 2016

Gioielli preziosi



La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. 
Tutto sarà negato. Tutto diventerà un credo... 
Fuochi verranno attiz­zati per testimoniare che due più due fa quattro. 
Spade sa­ranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate. 
Noi ci ritroveremo a difendere, 
non solo le incredibili virtù e l’incredibile sensatezza della vita umana, 
ma qualcosa di ancora più incredibile, 
questo immenso, impossibile uni­verso che ci fissa in volto. 
Combatteremo per i prodigi visi­bili come se fossero invisibili. 
Guarderemo l’erba e i cieli im­possibili con uno strano coraggio. 
Noi saremo tra quanti hanno visto eppure hanno creduto. 

Chesterton, Eretici, 1905



GIOIELLI PREZIOSI

Nella Sacra Scrittura, la misericordia di Dio è presente lungo tutta la storia del popolo d’Israele. Con la sua misericordia, il Signore accompagna il cammino dei Patriarchi, dona loro dei figli malgrado la condizione di sterilità, li conduce per sentieri di grazia e di riconciliazione, come dimostra la storia di Giuseppe e dei suoi fratelli. E penso ai tanti fratelli che sono allontanati in una famiglia e non si parlano. Ma quest’Anno della Misericordia è una buona occasione per ritrovarsi, abbracciarsi e perdonarsi e dimenticare le cose brutte. Ma, come sappiamo, in Egitto la vita per il popolo si fa dura.Dio «non è indifferente» , non distoglie mai lo sguardo dal dolore umano. Il Dio di misericordia risponde e si prende cura dei poveri, di coloro che gridano la loro disperazione. Dio ascolta e interviene per salvare, suscitando uomini capaci di sentire il gemito della

mercoledì 27 gennaio 2016

Paolo VI parla a noi: non dovremo temere di essere minoranza, se saremo fedeli alla verità

Dall'udienza generale di Paolo VI, mercoledì 11 febbraio 1976
Paolo VI parla a noi: non dovremo temere di essere minoranza, se saremo fedeli alla verità«Non pensiamo che tutto sia qui; non crediamo che fin d’ora tutto sia festa per noi. Se vogliamo inaugurare nuovamente e promuovere la civiltà dell’amore non dovremo illuderci di poter cambiare questi anni stretti negli argini del tempo in un fiume di perfetta felicità. Il Signore ora ci dà, sì, la novità della grazia e quindi della sua gioia, ma non ora la gloria, non la perfetta misura di esperienza di Lui, riservata dopo l’ultimo giorno, alla foce del tempo, quando noi saremo simili a Lui, perché Lo vedremo Cosi com’Egli è (1 Io. 3, 2). Noi ora vediamo, come scrive S. Paolo, quasi in uno specchio, in maniera confusa, ma allora vedremo a faccia a faccia (1 Cor. 13, 12).

Perché accenniamo a questa distanza di tempo e di visuale dal conseguimento della vera e perfetta forma di vita cristiana a noi assegnata? Oh! il perché lo sapete, e questo non deve turbare la nostra sicurezza e la nostra gioia anticipata e sperata. Il perché è la Croce, eretta al valico sommo fra la vita presente e quella futura. La Croce non solo fa parte, ma costituisce il centro del mistero d’amore, che abbiamo scelto come vero e totale programma della nostra rinnovata esistenza. In verità, in verità vi dico, insegnò Cristo al termine dell’ultima cena, voi piangerete e vi rattristerete, e il mondo godrà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia (Io. 16, 20). Egli aveva già detto: Chi ama la propria vita la perde, e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna (Io. 12, 25).

Questo fisso ricordo ci conforterà in questa presente e terrena vicenda non a temere, ma a essere forti; non volubili, ma coerenti; non paghi delle fallaci mercedi del mondo; ma desiderosi del Regno di Dio. Non dovremo temere, un giorno, d’essere forse in una minoranza, se saremo fedeli; non arrossiremo dell’impopolarità, se saremo coerenti; non faremo caso d’essere dei vinti, se saremo testimoni della verità e della libertà dei figli di Dio (Cfr. Rom. 8, 21)».

mercoledì 14 ottobre 2015

Perdono per gli scandali e lo sguardo di Gesù sui bimbi

di Massimo Introvigne                                         14-10-2015
Papa Francesco all'udienza del mercoledìAll'udienza generale del 14 ottobr, continuando il nuovo ciclo sulla famiglia, Papa Francesco ha affrontato il tema dei bambini e della necessità, evocata da Gesù stesso, di non dare loro scandalo. Prima di iniziare la catechesi il Papa, «a nome della Chiesa», ha chiesto «perdono per gli scandali che in questi ultimi tempi sono accaduti sia a Roma che in Vaticano», un accenno alla vicenda del monsignore polacco che ha svelato la sua omosessualità e forse anche a qualche fuga di notizie sul Sinodo. Ha poi affermato che «difendendo la famiglia difendiamo l'umanità».
Francesco ha concentrato la sua catechesi sulle «promesse che facciamo ai bambini. Non parlo tanto delle promesse che facciamo qua e là, durante la giornata, per farli contenti o per farli stare buoni (magari con qualche innocente trucchetto: ti do una caramella e promesse simili…), per invogliarli ad impegnarsi nella scuola o per dissuaderli da qualche capriccio. Parlo di altre promesse, delle promesse più importanti, decisive per le loro attese nei confronti della vita, per la loro fiducia nei confronti degli esseri umani, per la loro capacità di concepire il nome di Dio come una benedizione». Qui si gioca, infatti, il futuro della società e della Chiesa.
Tutti «siamo pronti a parlare dei bambini come di una promessa della vita. Tutti diciamo: i bambini sono una

giovedì 8 ottobre 2015

«La famiglia è la Carta costituzionale della Chiesa»

di Massimo Introvigne                                           07-10-2015
Papa FrancescoAll'udienza generale del 7 ottobre 2015 papa Francesco ha iniziato un nuovo ciclo di catechesi sulla famiglia, che accompagnerà il Sinodo. La prima riflessione è stata dedicata al rapporto tra famiglia e società, e il Pontefice ha mostrato come la società muore quando manca lo spirito familiare e i rapporti si degradano da un parte in burocrazie pesanti e inumane, dall'altra - come mostra la cronaca quotidiana - in una volgarità aggressiva «ben al di sotto di una soglia di educazione famigliare anche minima». «La famiglia che cammina nella via del Signore», ha detto il Papa, «è fondamentale nella testimonianza dell’amore di Dio e merita perciò tutta la dedizione di cui la Chiesa è capace». Il Sinodo va accompagnato con la preghiera e la riflessione. Francesco intende offrire una traccia di meditazione con queste nuove riflessioni su «alcuni aspetti del rapporto – che possiamo ben dire indissolubile! – tra la Chiesa e la famiglia, con l’orizzonte aperto al bene dell’intera comunità umana».
Il punto di partenza è di natura sociologica: «uno sguardo attento alla vita quotidiana degli uomini e delle donne di oggi», il quale «mostra immediatamente il bisogno che c’è ovunque di una robusta iniezione di spirito familiare». Uno sguardo sulla realtà mostra, infatti, che «lo stile dei rapporti – civili, economici, giuridici, professionali, di cittadinanza – appare molto razionale, formale, organizzato, ma anche molto “disidratato”, arido, anonimo. Diventa a volte insopportabile. Pur volendo essere inclusivo nelle sue forme, nella realtà abbandona alla solitudine e allo scarto un numero sempre maggiore

giovedì 1 ottobre 2015

«Dal Sinodo esca un catechismo per lanciare la proposta cristiana su matrimonio e famiglia»

«Dal Sinodo esca un catechismo per lanciare la proposta cristiana su matrimonio e famiglia»«Sarebbe buona cosa, come frutto del Sinodo, la promulgazione pontificia di un Catechismo del matrimonio e della famiglia, per tutta la Chiesa». È la proposta lanciata dal cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, al Convegno internazionale "Permanere nella verità di Cristo", svoltosi ieri a Roma e organizzato da La Nuova Bussola Quotidiana, insieme a Il Timone, L'Homme Nouveau, Dignitatis Humanae Institute e Infovaticana. Relatori, insieme al cardinale Caffarra, anche il cardinale Raymond Leo Burke, l'arcivescovo Cyril Vasil e il professor Stephan Kampowski, dell'Istituto Giovanni Paolo II dell'Università Lateranense. Caffarra ha affermato che la risposta alla sfida posta dalla modernità al matrimonio - «una sfida radicale, senza precedenti nella storia» - deve arrivare a rispondere alla domanda su «come curare le ferite»: non può essere una risposta desunta dalla sociologia, né la misericordia. Soltanto la riproposizione della proposta cristiana può essere una risposta adeguata. E la vera natura della proposta cristiana «non è un ideale ma è la verità circa il matrimonio e la famiglia. Non è una legge, ma è grazia che viene donata».

lunedì 28 settembre 2015

Il Papa saluta l'America e lancia un appello «Difendete la famiglia, qui si gioca il futuro»

di Massimo Introvigne                                          27-09-2015
La folla a Philadelphia saluta papa FrancescoDomenica 27 settembre 2015 il Papa ha concluso a Filadelfia il suo viaggio negli Stati Uniti. Prima della Messa nella nottata italiana che ha concluso di fronte a un milione di persone l’Incontro mondiale delle famiglie, Francesco aveva visitato sabato 26 lo storico Independence Mall, celebrando la libertà religiosa, e iniziato con una veglia di preghiera il suo dialogo con il popolo delle famiglie. Poi, domenica, gli incontri con i vescovi e con i detenuti dell’Istituto di correzione Curran-Fromhold. Nella città della Rivoluzione americana il Papa ha riaffermato con parole particolarmente forti l’impegno della Chiesa per la libertà religiosa, che non è solo libertà di culto ma diritto delle religioni a essere parte integrante della società e della cultura, e per la famiglia, senza la quale- ha detto – la società si corrompe e la stessa Chiesa non esisterebbe.
All’Independence Mall, il luogo – ha detto il Pontefice – dove «le libertà che definiscono questo Paese sono state proclamate per la prima volta», Francesco ha ricordato «le grandi lotte che hanno portato all’abolizione della schiavitù,

giovedì 24 settembre 2015

Migranti e Sinodo Quando i vescovi parlano chiaro

di Stefano Fontana                                             24-09-2015
L'assemblea della Ccee tenutasi a GerusalemmeMi sembra che sia passato sotto silenzio il documento finale che ha concluso l’Assemblea del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Cee) tenutosi a Gerusalemme dal 11 al 16 settembre scorsi. Per l’Italia erano presenti, tra gli altri, il cardinale Angelo Bagnasco, che presiede il Ccee, e l’arcivescovo Giampaolo Crepaldi, che ne presiede la Commissione Caritas in veritate. É però un peccato perché, in modo semplice e chiaro, sobrio nella forma e forte nel contenuto, in questa occasione i vescovi hanno dato prova di saggio (e quindi coraggioso) realismo cristiano.
Tre sono stati i punti toccati dal messaggio. Prima di tutto le migrazioni. Dismesso ogni linguaggio sentimentale e retorico che colpisce i cuori, ma offende la ragione, i vescovi europei hanno riaffermato il dovere degli Stati di «rispondere tempestivamente alle necessità di aiuto immediato e di accoglienza di persone disperate», ma non hanno lasciato questa affermazione da sola, come spesso accade, suscitando le reazioni della politica. Hanno infatti aggiunto che gli Stati «devono mantenere l’ordine pubblico», quindi nessuna apertura scriteriata, devono «garantire la giustizia per tutti» e quindi anche per i cittadini ospitanti, devono fornire disponibilità «per chi ha veramente bisogno» come a dire che forse non tutti coloro che la chiedono ne hanno bisogno, e che devono agire in vista di una «integrazione rispettosa e collaborativa», ossia che i migranti hanno dei diritti ma anche dei doveri da rispettare.
I vescovi ricordano anche che gli Stati «sono i primi responsabili della vita sociale ed economica dei loro popoli» e mentre aiutano chi è nel bisogno devono anche pensare che questo non può essere fatto a tutti i costi, ma devono essere soppesate le conseguenze per la vita dei popoli ospitanti. É abbastanza raro che degli ecclesiastici si esprimano con questa concretezza e non si limitino a fare grandi annunci di una carità astratta. Anche sulle cause delle migrazioni, i vescovi della

mercoledì 26 agosto 2015

In onore al pacifismo, in chiesa viene censurata l'antica preghiera dell'alpino


Ecco il passo incriminato: ''Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana''
di Rino Cammilleri
Eh, come dice il nostro Romanzo Nazionale, se uno il coraggio non ce l'ha mica può darselo. Ma almeno don Abbondio non si schierava con i Bravi. Sì, insomma, certi recenti pugni sul tavolo episcopale tuonano impavidi contro la minoranza screditata dai grandi media e dal pensiero politicamente corretto (cioè, quello che comanda), mentre col Potere Vero la coda rimane tra le gambe e il guanto di velluto è, per maggior sicurezza, unto di vaselina. Cotanto esempio, come sempre accade, scende giù per li rami e rianima l'antico vezzo clericale di saltare sul carro del vincitore. Non c'è mai stata una rivoluzione (cruenta o solo ideologica) nella storia che non abbia visto una fetta di clero innamorarsi perdutamente del nuovo-che-avanza, perciò non c'è da stupirsi. Il buon vecchio Cossiga, aduso a cantarle chiare, una volta ebbe a dire che «gli unici valori non negoziabili cui i vescovi tengono sono quelli dell'otto per mille». Ma, com'è noto, il Picconatore passava per pazzo (fu lui stesso a dire che era stata messa in giro questa voce), perciò la battuta non fa testo.

CENSURATA L'ANTICA PREGHIERA DELL'ALPINO
Sia come sia, non ci stupisce affatto la levata d'ingegno dell'ufficio liturgico della diocesi di Vittorio

sabato 28 marzo 2015

Le multinazionali? Frutto virtuoso del monachesimo benedettino medioevale, culla della nostra civiltà

di Danilo Leonardi
Le multinazionali? Frutto virtuoso del monachesimo benedettino medioevale, culla della nostra civiltàNella sua La rivoluzione commerciale del Medioevo Robert S. Lopez, storico italiano di origine ebraica, naturalizzato statunitense, in seguito alla fuga dall’Italia dopo l’approvazione delle leggi razziali, parlando della potenza commerciale italiana, al suo apice tra XIII e XIV secolo, scrive: “Si estendeva fino all’Inghilterra, alla Russia meridionale, alle oasi del Sahara, all’India e alla Cina. Si trattava del maggior impero economico che il mondo avesse mai conosciuto”.
Come era potuto accadere che gli eredi di Roma, il cui dominio era stato spazzato via dai “barbari” 700 anni prima, fossero capaci di costruire qualcosa di ancora più grande? Qualcosa che avrebbe contagiato e cambiato a poco a poco tutta l’Europa e gettato il seme del progresso in tutte le terre che gli europei avrebbero scoperto di lì a non molto?
Tutto era iniziato quando Benedetto da Norcia, a poca distanza dall’ex capitale dell’impero, fra Subiaco e Montecassino, fondò le sue prime comunità monastiche e scrisse una Regola, che traduceva in pratica il Vangelo, fissando i cardini della vita comunitaria sui concetti di “stabilitas loci” (cioè l’obbligo di risiedere a vita in un solo convento) e “conversatio” (ovvero buona condotta morale, pietà reciproca e obbedienza all’Abate), applicando come via di perfezione l’alternanza di preghiera e lavoro.
Il motto “ora et labora”, vero emblema del monachesimo occidentale, indica una impronta indelebile che le

martedì 17 marzo 2015

NY, la diocesi lancia un Master per laici. Gestiranno le parrocchie

New York

Stipulato un accordo con la Villanova University per un corso di due anni. Lo scopo: liberare sacerdoti per il servizio pastorale

Marco Tosatti Roma

New YorkLiberare i sacerdoti dalle funzioni amministrative nelle parrocchie, in modo che possano dedicarsi con maggiore tempo, disponibilità e concentrazione al lavoro pastorale: è questa la filosofia che ha ispirato una nuova iniziativa dell’arcidiocesi di New York, e che ha come base ed effetto principale un maggior coinvolgimento dei laici nella vita e nelle decisioni della Chiesa.

L’Arcidiocesi, in unione con l’Università Villanova, ha preparato un programma online di due anni, che ha come obiettivo una certificazione a livello di Master in Amministrazione della Chiesa. I costi del programma saranno pagati dall’Arcidiocesi e dalle parrocchie di appartenenza degli studenti che riceveranno l’insegnamento.

Il Villanova University Center for Church Management and Business Ethics dispone di un’esperienza significativa in questo campo. I laici cattolici che desiderano partecipare in maniera più attiva alla vita delle proprie parrocchie, a un livello amministrativo e decisionale, possono ora svolgere un ruolo maggiore di quello ricoperto nei consigli parrocchiali, o nelle attività di sostegno e di volontariato.

Per la fase iniziale del programma l’Arcidiocesi conta di coinvolgere circa 50 laici che fra due anni, quando il

mercoledì 11 marzo 2015

Cordes le suona a Marx: le sue sono chiacchiere da bar

di Lorenzo Bertocchi                                             11-03-2015 

Da sinistra: Joseph Cordes e Reinhard Marx«Nel contesto della Chiesa certe dichiarazioni sono più appropriate per una chiacchierata al bar». Lo ha detto il cardinale tedesco Josef Cordes, presidente emerito del Pontificio consiglio Cor Unum, riferendosi ad alcune esternazioni del suo connazionale cardinale Reinhard Marx. Il testo è stato pubblicato da Kath.net dietro specifica autorizzazione del cardinale Cordes e il titolo è molto chiaro: “Protesto!”.
La missiva, inviata il 7 marzo al Die Tagespost, suona come un forte richiamo. Innanzitutto, secondo Cordes, c'è poco da essere ottimisti sul futuro del cattolicesimo in Germania.  «Un sondaggio della Fondazione Bertelsmann ha rilevato che solo il 16,2% dei cattolici tedeschi occidentali credono in un Dio onnipotente come interlocutore personale; il resto dei cattolici identifica Dio come una provvidenza senza volto, un destino anonimo o una forza primordiale. Oppure lo negano semplicemente». Le dichiarazioni del cardinale Reinhard Marx, secondo Cordes, mostrano anche una certa «confusione teologica». Il primo riferimento è alla famosa battuta sulla chiesa tedesca che «non è una filiale di Roma». «Ogni Conferenza episcopale», disse Marx, «è competente, nel proprio ambito culturale, per quanto riguarda la pastorale e ha come compito il dovere di annunciare il Vangelo». «Come esperto di etica sociale», risponde Cordes, «forse il cardinale Marx conosce molto bene l'indipendenza delle filiali delle grandi aziende. Tuttavia nel contesto della Chiesa certe dichiarazioni sono più appropriate per una chiacchierata al bar».  Anche perché i temi su cui si rivendica autonomia non riguardano «la nuova edizione del libretto dei canti, o la decisione sul percorso del pellegrinaggio di Altotting».
Il problema principale, infatti, si ritrova in un'altra dichiarazione del cardinale Marx, quella per cui in Germania «non

lunedì 23 febbraio 2015

Verso il sinodo. Il card. Sarah: separare magistero e pastorale è una forma di eresia, è schizofrenia

Verso il Sinodo. Il card. Sarah: separare magistero e pastorale è una forma di eresia, è schizofreniaIl cardinale Robert Sarah, 70 anni, della Guinea Conakry, da poco prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, è una delle voci più autorevoli della Chiesa africana. Di quella Chiesa che al Sinodo dello scorso ottobre si è espressa con fermezza contro l’agenda di chi vorrebbe piegare il Magistero della Chiesa ai desiderata del mondo, su adulterio e omosessualità.
Già avevamo segnalato in passato dichiarazioni lucide e nette del cardinale Sarah. Ne segnaliamo un’altra, brevissima, tratta da un libro intervista uscito da poco in francese, con Nicolas Diat, Dieu ou rien : entretien sur la foi, rilanciata dal blog Rorate Coeli. Parole che fanno capire la santa determinazione con cui Sarah e agli altri prelati africani parteciperanno al prossimo Sinodo di novembre. 
«L’idea di mettere il Magistero in una graziosa scatola separandolo dalla pratica pastorale – la quale può evolvere a seconda delle circostanze, delle mode e delle passioni – è una forma di eresia, di patologica schizofrenia. Io affermo solennemente che la Chiesa d’Africa si opporrà a ogni forma di ribellione contro il Magistero di Cristo e della Chiesa».

giovedì 12 febbraio 2015

In Francia tribunale condanna la statua della Madonna nel parco: «Viola la laicità, toglietela»

In Francia tribunale condanna la statua della Madonna nel parco: «Viola la laicità, toglietela»La statua che il comune francese di Publier (Alta Savoia) ha eretto nel 2011 a Nostra Signora di Léman (lago situato tra la Francia e la Svizzera) «viola la laicità e quindi deve essere spostata».
Il tribunale amministrativo di Grenoble ha deciso di sloggiare la Madonna perché si trova in un parco comunale, e quindi «su suolo pubblico», pertanto «il Comune non poteva legalmente autorizzare l'installazione della statua», avendo così violato la «separazione tra Stato e Chiesa cattolica». Il sindaco di sinistra Gaston Lacroix c'è rimasto male: «Non pensavo si arrivasse a questo punto, la statua è un punto di riferimento per tutti. Tutto il mondo mi ha sostenuto, anche i musulmani». Sconsolato anche il sacerdote del piccolo comune di circa seimila abitanti, Robert Colloud, che ricorda come «la statua e il terreno su cui poggia sono stati comprati dalla parrocchia. Quindi non è vero che è terreno comunale». Esulta invece la Federazione del Libero pensiero, che ha fatto causa e ha vinto: «Ora il sindaco deve togliere la statua. Questo sì che sarà un bell'esempio per i giovani. Mi chiedo se la religione cattolica sia compatibile con la République».

martedì 10 febbraio 2015

Il volto di Dio si trova mettendosi in cammino. Non sul computer, né nelle enciclopedie

Il Papa, a Santa Marta, invita i cristiani a non stare "quieti" e "seduti" sulle poltrone, ma alzarsi e camminare in cerca della propria identità

Citta' del Vaticano,                            Salvatore Cernuzio |

È necessario mettersi in cammino per incontrare Dio, anche a costo di rischiare, animati sempre da quella sana “inquietudine” che lo stesso Signore ha messo nel cuore dell’uomo. Un cristiano troppo “quieto”, “seduto”, difficilmente infatti potrà trovare il volto di Dio.

È questa la riflessione di fondo dell’omelia di Francesco nella Messa a Santa Marta di questa mattina. Ancora una volta il Pontefice parla diretto ai cristiani, soprattutto quelli accomodati nei loro salotti, invitandoli ad uscire, ad alzarsi dalle poltrone se davvero vogliono scoprire la propria identità.
Perché non c’è mica “un catalogo” che contiene “l’immagine di Dio”, e tantomeno la si trova “sul computer” o “nelle enciclopedie”.
Per conoscere il volto di Dio, a cui immagine e somiglianza è creato l’uomo – come suggerisce la Lettura della Genesi di oggi – bisogna di fatto “mettersi in cammino”. Non vi è altro modo, assicura Francesco: “Chi non si mette in cammino, mai conoscerà l’immagine di Dio, mai troverà il volto di Dio”.
“I cristiani seduti, i cristiani quieti non conosceranno il volto di Dio: non lo conoscono”, insiste il Papa, essi “dicono: ‘Dio è così, così…’, ma non lo conoscono. I quieti. Per camminare è necessaria quella inquietudine che lo stesso Dio ha messo nel nostro cuore e che ti porta avanti a cercarlo”.
E sicuramente è un rischio mettersi in cammino, riconosce il Santo Padre, perché significa “lasciare che Dio o la vita ci metta alla prova”. Ma le esperienze del passato sono di conforto in questo senso, ovvero le vite di grandi profeti come Elia, Geremia, Giobbe che, nonostante la sfiducia e sfidando pericoli, si sono messi in moto per incontrare il Padre.
Di contro, sono tanti quelli che sono rimasti fermi e che dunque hanno falsato la ricerca di Dio. Gli scribi e i farisei del Vangelo, ad esempio, che nel brano di oggi rimproverano Gesù perché i suoi discepoli mangiano senza aver assolto alle abluzioni rituali. “Nel Vangelo, Gesù incontra gente che ha paura di mettersi in cammino e che si adatta con una caricatura di Dio”, rileva il Papa.
Questa, aggiunge, “è una falsa carta d’identità. Questi non-inquieti hanno fatto tacere l’inquietudine del cuore, dipingono Dio con comandamenti e si dimenticano di Dio: ‘Voi, trascurando il comandamento di Dio, osservate la tradizione degli uomini’, e così si allontanano da Dio, non camminano verso Dio e quando hanno un’insicurezza, inventano o fanno un altro comandamento”.
Quello degli scribi e dei farisei è dunque un “cammino fra virgolette”, spiega Bergoglio, un “cammino che non cammina, un cammino quieto”.
Davanti al cristiano, allora, si trovano dunque due strade, o ancora meglio – dice il Pontefice usando un’efficace immagine - “due carte d’identità”: “Quella che tutti noi abbiamo, perché il Signore ci ha fatto così, e che ci dice: ‘Mettiti in cammino e tu avrai conoscenza della tua identità, perché tu sei immagine di Dio, sei fatto a somiglianza di Dio. Mettiti in cammino e cerca Dio’. E l’altra: ‘No, stai tranquillo: compi tutti questi comandamenti e questo è Dio. Questo è il volto di Dio’”.
Al Signore, pertanto, – conclude Francesco - chiediamo “la grazia del coraggio di metterci sempre in cammino, per cercare il volto del Signore, quel volto che un giorno vedremo ma che qui, sulla Terra, dobbiamo cercare”.

venerdì 30 gennaio 2015

2030, l'anno in cui spariranno i matrimoni religiosi

di Lorenzo Bertocchi                             23-01-2015 

Secondo le previsioni, nel 2030 in Italia non ci saranno più matrimoni religiosiDal 1995 al 2002 è stato Direttore dell’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della Cei, dal 2003 al 2009 Consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia, da sempre si occupa “sul campo” di pastorale familiare. È don Renzo Bonetti, oggi presidente della Fondazione Famiglia Dono Grande. Poco prima del Sinodo di ottobre è stato tra i firmatari di una lettera (Commitment to marriage) che alcune personalità di varie nazioni hanno firmato, rivolgendosi ai padri sinodali. Ha tutte le carte in regola per fare due chiacchiere sui temi del Sinodo.
Don Renzo in Italia, secondo le statistiche, dal 1963 abbiamo perso circa 6.000 matrimoni religiosi all’anno, se andiamo avanti così fra circa 15 anni non ci saranno più matrimoni religiosi. Come può esserci Chiesa senza famiglia?
«Spesso diamo la colpa al “mondo”, ma raramente ci poniamo la domanda se noi come Chiesa siamo stati capaci di insegnare la bellezza della realtà della coppia e della sessualità. I vescovi italiani, con un documento del 1975, proponevano una profonda revisione dei corsi in preparazione al matrimonio e additavano il Sacramento come fonte di bellezza, di santificazione, di impegno pastorale. Se allora quello fu uno snodo importante, dobbiamo purtroppo constatare che a tutt’oggi, a 40 anni di distanza, si ripropongono più o meno quegli stessi corsi. Forse non abbiamo saputo correre e percorrere fino in fondo quelle intuizioni. Forse perché occupati troppo in altre cose. Ma così facendo non abbiamo saputo mettere al centro la famiglia e ora che ne veniamo privati ci rendiamo conto che non possiamo permettercelo, perché senza famiglia non comprendiamo la Chiesa. Come affermava san Giovanni Paolo II al n°19 della Lettera alle famiglie, «non si può comprendere la Chiesa come Corpo mistico di Cristo, come segno dell'Alleanza dell'uomo con Dio in Cristo, come sacramento universale di salvezza, senza riferirsi al grande mistero, congiunto alla creazione dell'uomo maschio e femmina ed alla vocazione di entrambi all'amore coniugale, alla paternità e alla maternità. Non esiste il grande mistero, che è la Chiesa e l'umanità in Cristo, senza il grande mistero espresso nell'essere “una sola carne”, cioè nella realtà del matrimonio e della famiglia».
Purtroppo oggi gli uomini e le donne faticano a interpretare questo “grande mistero”...
«In un certo senso dobbiamo chiederci se le nostre coppie di sposi non siano troppo trascinate dalla corrente culturale

martedì 20 gennaio 2015

Tuona il Papa: «C'è chi vuole ridefinire il matrimonio mediante il relativismo e il rifiuto della vita»

di Matteo Matzuzzi
Difesa dell'Humanae Vitae di Paolo VI, condanna delle nuove impostazioni ideologiche che minacciano la famiglia. È stato chiaro, il Papa, durante l'Incontro con le Famiglie al Mall of Asia Arena di Manila. Di seguito, alcuni estratti del discorso tenuto da Francesco.
Tuona il Papa: «C'è chi vuole ridefinire il matrimonio mediante il relativismo<br>e il rifiuto della vita»«I pesi che gravano sulla vita della famiglia oggi sono molti. Qui nelle Filippine, innumerevoli famiglie soffrono ancora le conseguenze dei disastri naturali. La situazione economica ha provocato la frammentazione delle famiglie con l’emigrazione e la ricerca di un impiego, inoltre problemi finanziari assillano molti focolari domestici. Mentre fin troppe persone vivono in estrema povertà, altri vengono catturati dal materialismo e da stili di vita che annullano la vita familiare e le più fondamentali esigenze della morale cristiana. Queste sono le nuove forme di colonizzazione. La famiglia è anche minacciata dai crescenti tentativi da parte di alcuni per ridefinire la stessa istituzione del matrimonio mediante il relativismo, la cultura dell’effimero, una mancanza di apertura alla vita. Penso al Beato Paolo VI in un momento in cui esisteva il problema della crescita della popolazione, lui ha avuto il coraggio di difendere l'apertura alla vita nella famiglia e conosceva le difficoltà che esistevano e per questo nella sua lettera enciclica è stato misericordioso in relazione a casi specifici e ha chiesto ai confessori che fossero misericordiosi e lui ha guardato ai popoli della terra e ha visto questa minaccia di distruzione della famiglia a causa della privazione dei figli. Paolo VI era molto coraggioso (...)».
«Il mondo ha bisogno di famiglie buone e forti per superare queste minacce! Le Filippine hanno bisogno di famiglie sante e piene d’amore per custodire la bellezza e la verità della famiglia nel piano di Dio ed essere di sostegno e di esempio per le altre famiglie. Ogni minaccia alla famiglia è una minaccia alla società stessa. Il futuro dell’umanità, come ha detto spesso san Giovanni Paolo II, passa attraverso la famiglia. Dunque, custodite le vostre famiglie! Vedete in esse il più grande tesoro della vostra nazione e nutritele sempre con la preghiera e la grazia dei Sacramenti. Le famiglie avranno sempre le loro prove, non hanno bisogno che gliene aggiungiate altre! Invece, siate esempi di amore, perdono e attenzione. Siate santuari di rispetto per la vita, proclamando la sacralità di ogni vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. Che grande dono sarebbe per la società se ogni famiglia cristiana vivesse pienamente la sua nobile vocazione! Allora, alzatevi con Gesù e Maria e disponetevi a percorrere la strada che il Signore traccia per ognuno di voi».