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venerdì 22 luglio 2016

VULTUM DEI QUAERERE

FRANCESCO
COSTITUZIONE APOSTOLICA
VULTUM DEI QUAERERE
SULLA VITA CONTEMPLATIVA FEMMINILE

1. La ricerca del volto di Dio attraversa la storia dell’umanità, da sempre chiamata a un dialogo d’amore con il Creatore.[1] L’uomo e la donna, infatti, hanno una dimensione religiosa insopprimibile che orienta il loro cuore alla ricerca dell’Assoluto, a Dio, del quale percepiscono - non sempre consapevolmente - il bisogno. Questa ricerca accomuna tutti gli uomini di buona volontà. Anche molti che si professano non credenti confessano questo anelito profondo del cuore, che abita e anima ogni uomo e ogni donna desiderosi di felicità e pienezza, appassionati e mai sazi di gioia.
Sant’Agostino nelle Confessioni lo ha espresso con efficacia: «Ci hai fatti per te e inquieto è il nostro cuore finché non riposa in te».[2] Inquietudine del cuore che nasce dall’intuizione profonda che è Dio a cercare per primo l’uomo, attraendolo misteriosa­mente a Sé.
La dinamica della ricerca attesta che nessuno basta a sé stesso e impone di incamminarsi, alla luce della fede, per un esodo dal proprio io autocentrato, attratti dal Volto del Dio santo e insieme dalla «terra sacra che è l’altro»,[3] per sperimentare una più profonda comunione.
Questo pellegrinaggio alla ricerca del Dio vero, che è proprio di ogni cristiano e di ogni consacrato in

giovedì 21 luglio 2016

Gänswein: principi magisteriali non possono essere modificati da mezze frasi o note a piè di pagina

di Marco Tosatti
Gänswein: principi magisteriali non possono essere modificati da mezze frasi o note a piè di paginaGeorg Gänswein, segretario di papa Benedetto XVI, e Prefetto della Casa pontificia, nei giorni scorsi ha rilasciato una lunga intervista allo Schwäbische Zeitung, in cui con molto candore ha parlato di sé, del Pontefice regnante e della Chiesa tedesca. Chi è interessato può trovare qui l’originale.
Il fatto di essere stato segretario di Benedetto XVI, e il suo lavoro precedente alla Congregazione per la Dottrina della Fede rappresentano “un marchio di Caino” agli occhi di molti nella Chiesa in Germania. Il che rende improbabile che possa tornare in Germania come vescovo. Nelle diocesi tedeschi, il Capitolo della cattedrale gioca un ruolo importante nella selezione dei candidati, e in generale, ha detto Gänswein, i membri non sono noti per “avere la più grande lealtà verso Roma”. E non ha comunque “ambizione di diventare un vescovo diocesano”. E comunque, ha detto, la Chiesa tedesca ha un grande problema, e sono i soldi. La legge tedesca dà alla Chiesa una percentuale sulle tasse pagate. Ciò fa della Chiesa tedesca un ente molto ricco, e il secondo datore di lavoro dopo lo Stato. Ma se decidi di non registrarti più come cattolico, sei fuori. “Sì, questo è un

giovedì 3 marzo 2016

Pio IX docet: anche la scomunica è Misericordia

di Angela Pellicciari                                           03-03-2016
Pio IXÈ interessante che ieri il Papa all'udienza generale abbia esplicitamente affermato che la correzione e la punizione siano parte della Misericordia. In effetti nel capitolo 15 del vangelo di Matteo si legge: «Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà, prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea; e se non ascolterà neanche l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano». Non a caso il capitolo 15 di Matteo è all’origine della scomunica: un’arma estrema in difesa della retta dottrina e della retta guida del popolo cristiano da parte di governanti che si definiscono cristiani. Oltre che agli eretici la scomunica è quindi comminata anche a chi, alla guida della cosa pubblica, pur proclamandosi cristiano in realtà non lo è.
Nell’Ottocento italiano Pio IX è costretto a scomunicare l’intera classe politica. In una lettera del 1849 alla granduchessa Maria di Toscana papa Mastai scrive che l’unica cosa che gli preme è la verità: «Che i popoli cattolici conoscano la verità e siano rischiarati sui principi della virtù e del vizio che oggi si tenta di capovolgere». A metà dell’Ottocento il regno di Sardegna si appresta a conquistare la penisola in nome della libertà, della costituzione, della vera religione e del progresso.

sabato 31 ottobre 2015

Evangelium vitae, a 20 anni di distanza il messaggio di Giovanni Paolo II è andato perduto

di Stefano Fontana                                             31-10-2015
Evangelium VitaeVenti anni fa Giovanni Paolo II pubblicava l’enciclica Evangelium vitae (25 marzo 1995) “sul valore e l’inviolabilità della vita umana”. Fatto salvo l’impegno di quanti in questi anni si sono impegnati e si impegnano per la vita, il suo bilancio non lascia soddisfatti. L’aborto è passato da eccezione a diritto e nella Chiesa ormai ci si convive, raramente i pastori intervengono e si è formata un’ampia opinione contraria alla mobilitazione sociale e politica su questo tema.
Quali le cause di questo fallimento? L’enciclica di San Giovanni Paolo II sulla vita si collocava in un contesto di pensiero filosofico e teologico costituito, oltre dall’enciclica suddetta, anche dalla Fides et ratio (1998) sul rapporto tra la fede e la ragione e dalla Veritatis splendor (1993) su alcune questioni relative alla morale. Bisogna chiedersi se quel quadro sia oggi ritenuto ancora valido o se sia penetrato nella Chiesa un nuovo “paradigma”, all’interno del quale le riflessioni della Evangelium vitae non trovano più il respiro necessario.
Secondo il paradigma “delle tre encicliche” il tema della vita è collocato all’interno di un ordine sociale naturale perché gli uomini, come dice il bellissimo paragrafo 20 della Evangelium vitae, non sono ammucchiati uno sull’altro come dei sassi, ma esiste un ordine naturale della vita sociale e politica che gli uomini possono conoscere con le loro capacità naturali e difendere con le loro volontà naturali, nonostante non riescano mai pienamente a farlo a causa del peccato delle origini, in conseguenza del quale anche per raggiungere i propri fini naturali c’è bisogno della rivelazione e della grazia. La Evangelium vitae rimanda quindi alla dimensione dell’indisponibile – tra cui il mistero della vita e la dignità della procreazione in stretta continuità con la Humanae vitae di Paolo VI e la Familiaris consortio di Giovanni Paolo II – che noi possiamo già conoscere sul piano naturale ma che diventa pienamente comprensibile sul piano soprannaturale.
E proprio questo incontro era il tema della Fides et ratio, secondo la quale l’uomo è capace di Dio perché è capace

sabato 17 ottobre 2015

È possibile canonizzare un Papa e dopo un anno gettare al macero il magistero sull'Eucaristia suo e dei predecessori, padri della Chiesa inclusi?

dall'Encilica di san Giovanni Paolo II Ecclesia de Eucharistia, 17 aprile, Giovedì Santo, dell'anno 2003, Anno del Rosario.
È possibile canonizzare un Papa e dopo un anno gettare al macero il magistero sull'Eucaristia suo e dei predecessori, padri della Chiesa inclusi?[...] 36. La comunione invisibile, pur essendo per sua natura sempre in crescita, suppone la vita di grazia, per mezzo della quale si è resi «partecipi della natura divina» (2 Pt 1,4), e la pratica delle virtù della fede, della speranza e della carità. Solo così infatti si ha vera comunione con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Non basta la fede, ma occorre perseverare nella grazia santificante e nella carità, rimanendo in seno alla Chiesa col «corpo» e col «cuore»; 72 occorre cioè, per dirla con le parole di san Paolo, «la fede che opera per mezzo della carità» (Gal 5,6).

L'integrità dei vincoli invisibili è un preciso dovere morale del cristiano che vuole partecipare pienamente all'Eucaristia comunicando al corpo e al sangue di Cristo. A questo dovere lo richiama lo stesso Apostolo con l'ammonizione: «Ciascuno, pertanto, esamini se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice» (1 Cor 11,28). San Giovanni Crisostomo, con la forza della sua eloquenza, esortava i fedeli: «Anch'io alzo la voce, supplico, prego e scongiuro di non accostarci a questa sacra Mensa con una coscienza macchiata e corrotta. Un tale accostamento, infatti, non potrà mai chiamarsi comunione, anche se tocchiamo mille volte il corpo del Signore, ma condanna, tormento e aumento di castighi».

In questa linea giustamente il Catechismo della Chiesa Cattolica stabilisce: «Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla comunione». Desidero quindi ribadire che vige e vigerà sempre nella Chiesa la norma con cui il Concilio di Trento ha concretizzato la severa ammonizione dell'apostolo Paolo affermando che, al fine di una degna ricezione dell'Eucaristia, «si deve premettere la confessione dei peccati, quando uno è conscio di peccato mortale».

37. L'Eucaristia e la Penitenza sono due sacramenti strettamente legati. Se l'Eucaristia rende presente il Sacrificio redentore della Croce perpetuandolo sacramentalmente, ciò significa che da essa deriva un'esigenza continua di conversione, di risposta personale all'esortazione che san Paolo rivolgeva ai cristiani di Corinto: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2 Cor 5,20). Se poi il cristiano ha sulla coscienza il peso di un peccato grave, allora l'itinerario di penitenza attraverso il sacramento della Riconciliazione diventa via obbligata per accedere alla piena partecipazione al Sacrificio eucaristico.

Il giudizio sullo stato di grazia, ovviamente, spetta soltanto all'interessato, trattandosi di una valutazione di coscienza. Nei casi però di un comportamento esterno gravemente, manifestamente e stabilmente contrario alla norma morale, la Chiesa, nella sua cura pastorale del buon ordine comunitario e per il rispetto del Sacramento, non può non sentirsi chiamata in causa. A questa situazione di manifesta indisposizione morale fa riferimento la norma del Codice di Diritto Canonico sulla non ammissione alla comunione eucaristica di quanti «ostinatamente perseverano in peccato grave manifesto». [...]

venerdì 2 ottobre 2015

Custoditi dagli Angeli perché siamo il tesoro più prezioso di Dio



La Festa degli Angeli Custodi che celebriamo oggi, come sale versato su una ferita, fa risuonare in noi questa domanda: chi ti ha “disprezzato”? Chi ha “pensato contro” di te? Chi cioè, ti ha guardato, giudicato, pesato, per stabilire che non vali, che sei fuori mercato, senza prezzo? Perché, nel fondo, pensi così di te stesso, o no? Che magari sei fuori catalogo, il tuo modo di parlare è datato, non lo capisce più nessuno; il tuo fisico è impossibile da vestire, viste le taglie degli abiti che ormai si vendono nei negozi. Per i tuoi figli sei solo di inciampo, per i tuoi genitori di sicuro sei il figlio venuto male. Per gli amici il tonto di turno, mai all’altezza delle aspettative del marito, neanche una volta al tempo con i desideri e i bisogni della moglie. Anche se sempre in tiro per non deludere il fidanzato o la fidanzata, alla fine ti ritrovi con quel complesso di inferiorità che ti pesa come un macigno e ti scaraventa nell’ansia di perdere l’altro. Per favore prenditi un momento, siediti, se puoi vai in una chiesa, mettiti in ginocchio davanti al Santissimo, e lascia che questa domanda scenda nel profondo del tuo cuore: chi mi ha disprezzato al punto di farmi credere che valgo pochissimo o nulla? Sono persuaso che il Signore, proprio per mezzo dei suoi Angeli inviati per proteggerti, vuole condurti oggi nel fondo di te stesso, dove satana - l’accusatore, il pubblico ministero del processo contro Dio e le sue creature molto buone – ha seminato la menzogna con cui ti ha fatto credere di non valere. Ma come ha fatto a ingannarti? Mentendoti su Dio, quando, in una difficoltà, nella sofferenza e nella debolezza, ti ha

giovedì 1 ottobre 2015

«Dal Sinodo esca un catechismo per lanciare la proposta cristiana su matrimonio e famiglia»

«Dal Sinodo esca un catechismo per lanciare la proposta cristiana su matrimonio e famiglia»«Sarebbe buona cosa, come frutto del Sinodo, la promulgazione pontificia di un Catechismo del matrimonio e della famiglia, per tutta la Chiesa». È la proposta lanciata dal cardinale Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, al Convegno internazionale "Permanere nella verità di Cristo", svoltosi ieri a Roma e organizzato da La Nuova Bussola Quotidiana, insieme a Il Timone, L'Homme Nouveau, Dignitatis Humanae Institute e Infovaticana. Relatori, insieme al cardinale Caffarra, anche il cardinale Raymond Leo Burke, l'arcivescovo Cyril Vasil e il professor Stephan Kampowski, dell'Istituto Giovanni Paolo II dell'Università Lateranense. Caffarra ha affermato che la risposta alla sfida posta dalla modernità al matrimonio - «una sfida radicale, senza precedenti nella storia» - deve arrivare a rispondere alla domanda su «come curare le ferite»: non può essere una risposta desunta dalla sociologia, né la misericordia. Soltanto la riproposizione della proposta cristiana può essere una risposta adeguata. E la vera natura della proposta cristiana «non è un ideale ma è la verità circa il matrimonio e la famiglia. Non è una legge, ma è grazia che viene donata».

mercoledì 30 settembre 2015

Matrimonio, Humanae Vitae, Eucaristia, magistero e «prassi». Riassunto di cosa c'è in ballo al Sinodo

Matrimonio, Humanae Vitae, Eucaristia, Magistero e «prassi». Riassunto di cosa c'è in ballo al SinodoRientrato a Roma dal viaggio a Cuba e negli Stati Uniti, coronato dall'incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia, papa Francesco ha ora di fronte l'impegno ben più gravoso del sinodo, che si aprirà il 4 ottobre, la domenica dell'anno liturgico nella quale – come in un gioco della provvidenza – nelle chiese cattoliche di tutto il mondo risuoneranno le parole di Gesù: "L'uomo non divida quello che Dio ha congiunto".

Il sinodo durerà tre settimane e ancora non sono state rese note le procedure che vi si adotteranno, pur così influenti sull'esito dei lavori.

Di certo non vi sarà un messaggio finale, non essendo stata costituita alcuna commissione deputata a scriverlo.

Un altro dato certo, anticipato da papa Francesco, è che "si discuterà un capitolo alla settimana" dei

giovedì 24 settembre 2015

Il Card. Robert Sarah: «Come non ringraziare Paolo VI per il suo coraggio nella “Humanae vitae”?»

Il card. Robert Sarah: «Come non ringraziare Paolo VI per il suo coraggio nella "Humane Vitae"?»Il cardinale Robert Sarah, nato in Guinea nel 1945 e oggi prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ha appena pubblicato un grandioso libro-intervista con Nicolas Diat; un libro che pur parlando nella massima carità e con profonda misericordia non fa sconti indebiti alla verità, non scende a compromessi, non transige nemmeno per un secondo. Lo si capisce sin da quel titolo che campeggia sulla copertina come una bandiera, Dio o niente. Conversazione sulla fede.
In Italia lo pubblica l’editore senese Cantagalli, buon amico de
Il Timone, così come buon amico de Il Timone è l’editore statunitense Ignatius Press di San Francisco che alla nostra redazione ha inviato - in anticipo sull’edizione italiana - copia del libro in versione inglese, God or Nothing: A Conversation on Faith, affinché i nostri lettori avessero subito possibilità di conoscere direttamente la grande e ricca proposta di rinnovamento nella tradizione che viene oggi dalla Chiesa Cattolica africana a fronte dei gravi antagonismi che scuotono il mondo contemporaneo, un rinnovamento autentico su cui anche quell’editore di Oltreoceano sta “scommettendo” molto.
Per gentile concessione di Cantagalli proponiamo dunque un brano assai significativo di Dio o niente.
del card. Robert Sarah

D. Come puo la Chiesa superare le montagne d’incomprensione che si sono elevate dopo l’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, pubblicata nel 1968? L’opposizione tra morale cristiana e valori dominanti delle societa occidentali e ancora insormontabile?
R.  È importante situare questo antagonismo nel contesto della secolarizzazione e della scristianizzazione; l’allontanamento d’intere nazioni della società moderna dall’insegnamento morale

giovedì 10 settembre 2015

Dio o niente, la lezione all'Europa del cardinale Sarah

di Francesco Agnoli                                  10-09-2015
Il cardinale africano Robert SarahDio o niente. È questo il titolo del libro intervista del cardinale africano Robert Sarah presentato su Libero di martedì come “Il manifesto dei vescovi contro Bergoglio”. Davvero non si capisce il vezzo dei giornali, di qualsiasi colore e tendenza, quando non manipolano apertamente la realtà (vedi Repubblica e Corriere), di buttare tutto in caciara. In realtà, in questo caso la colpa non è del cardinal Sarah, ma di quei “cattolici” che dividono il mondo tra coloro che sarebbero i veri interpreti di papa Francesco, cioè loro, e chi invece va additato come “nemico” ed avversario della misericordia e del nuovo corso della Chiesa.
Ricordiamo tutti le lamentazioni del cardinal Kasper che, dopo aver esposto le sue tesi piuttosto periclitanti, sia da un punto di vista teologico, che canonico e storico, osò lamentarsi prima contro i cardinali che avevano espresso anche loro il proprio parere, nel celebre Permanere nella verità di Cristo (Cantagalli), poi, durante il Sinodo, contro gli ecclesiastici africani, fautori dell’indissolubilità matrimoniale e avversi al gender, invitati a non rompere le scatole ai dotti e bianchi ecclesiastici tedeschi come lui. Soprattutto nel primo caso Kasper fu presentato da vari giornalisti cattolici come l’uomo di papa Francesco, e i cinque cardinali come dei ribelli: quasi non fosse ribellione, al contrario, voler mutare la dottrina di sempre, e come se il Papa potesse essere colui che invece di custodire e tramandare il deposito della fede, ne dispone a piacimento.
Se vogliamo stare ai fatti, Robert Sarah non è capo di alcuna cordata ideologica o di potere, ma solo un cardinale particolarmente stimato da Benedetto XVI ed anche da papa Francesco, che infatti lo ha nominato prefetto della

giovedì 3 settembre 2015

Lectio di Biffi: misericordia vuol dire anche ammonire i peccatori, ma chi se lo ricorda più?

Dal commento alle opere di misericordia spirituale fatto dal cardinale Giacomo Biffi al Congresso eucaristico di Siena nel giugno del 1994 (messo in rete dal sito conciliovaticanosecondo.it), riproponiamo alcuni estratti:
di Giacomo Biffi
Lectio di Biffi: misericordia vuol dire anche ammonire i peccatori, ma chi se lo ricorda più?Vorrei confidare qualche mio sparso pensiero sull’elenco delle così dette “opere di misericordia spirituale”, che mi pare oggi il più sbiadito nella coscienza comune. Come giacciono nei vecchi catechismi, scritti quando ancora si chiamavano ingenuamente le cose con il loro nome, ci appaiono un po’ ruvide e spigolose. Forse perché la nostra anima, per così dire, si è fatta più delicata e irritabile. Rileggiamole (ci permettiamo di invertire l’ordine tradizionale delle prime due opere, sulla scorta del Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2447, per facilitare la logica del discorso):
1. Istruire gli ignoranti
2. Consigliare i dubbiosi
3. Ammonire i peccatori
4. Consolare gli afflitti
5. Perdonare le offese
6. Sopportare pazientemente le persone moleste
7. Pregare Dio per i vivi e per i morti
[…]
AMMONIRE I PECCATORI
Il peccato agli occhi della fede, è la peggior disgrazia che possa capitarci. Dare una mano al fratello

mercoledì 2 settembre 2015

Si prega il Creatore, non Madre Terra

di Riccardo Cascioli                                     01-09-2015
CreatoUna preghiera per la cura del Creato. È quello a cui ci chiama oggi papa Francesco che ha voluto istituire una apposita giornata mondiale. Rifacendosi a quanto scritto nella sua enciclica Laudato Sii, nella lettera di indizione della giornata il Papa richiama a quella che definisce una «conversione ecologica», che comporta «il lasciare emergere tutte le conseguenze dell’incontro con Gesù nelle relazioni con il mondo» che ci circonda.

L’interesse per il Creato, in altre parole, è parte di quell’abbraccio positivo a tutta la realtà che nasce dalla fede, dal riconoscere il disegno del Creatore. Si ripropone con una nuova formulazione ciò che è già patrimonio della Dottrina sociale della Chiesa, e che si sintetizza con una formula: la natura è per l’uomo e l’uomo è per Dio. Vale a dire che il primato dell’uomo, il nostro primato su tutte le creature è legato al dovere di rendere conto al Signore di come l’abbiamo esercitato. Da qui nasce la responsabilità morale, non dal terrore di catastrofi imminenti. Da qui nasce anche la positività dell’intervento sulla natura, atteggiamento opposto a quello di mantenere tutto come è (lasciare ai nostri figli il mondo così come è stato lasciato a noi), tipico di religioni spiritiste.
Pregare per la custodia del Creato, dunque, dovrebbe essere soprattutto la richiesta a Dio di renderci più coscienti della presenza del Creatore. Se i cristiani hanno perso il contatto con il creato e soprattutto un rapporto equilibrato e responsabile

mercoledì 5 agosto 2015

La Famiglia - 21. Famiglie ferite (II)

PAPA FRANCESCO
UDIENZA GENERALE
Aula Paolo VI
Mercoledì, 5 agosto 2015

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La Famiglia - 21. Famiglie ferite (II)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Con questa catechesi riprendiamo la nostra riflessione sulla famiglia. Dopo aver parlato, l’ultima volta, delle famiglie ferite a causa della incomprensione dei coniugi, oggi vorrei fermare la nostra attenzione su un’altra realtà: come prenderci cura di coloro che, in seguito all’irreversibile fallimento del loro legame matrimoniale, hanno intrapreso una nuova unione.
La Chiesa sa bene che una tale situazione contraddice il Sacramento cristiano. Tuttavia il suo sguardo di maestra attinge sempre da un cuore di madre; un cuore che, animato dallo Spirito Santo, cerca sempre il bene e la salvezza delle persone. Ecco perché sente il dovere, «per amore della verità», di «ben discernere le situazioni». Così si esprimeva san Giovanni Paolo II, nell’Esortazione apostolica Familiaris consortio (n. 84), portando ad esempio la differenza tra chi ha subito la separazione rispetto a chi l’ha provocata. Si deve fare questo discernimento.
Se poi guardiamo anche questi nuovi legami con gli occhi dei figli piccoli – e i piccoli guardano –, con gli occhi dei bambini, vediamo ancora di più l’urgenza di sviluppare nelle nostre comunità un’accoglienza reale verso le persone che vivono tali situazioni. Per questo è importante che lo stile della comunità, il suo linguaggio, i suoi atteggiamenti, siano sempre attenti alle persone, a partire dai piccoli. Loro sono quelli che soffrono di più, in queste situazioni. Del resto, come potremmo raccomandare a questi genitori di fare di tutto per educare i figli alla vita cristiana, dando loro

Dalla lettera di Barnaba


La via della luce
Questa, pertanto, è la via della luce. Se qualcuno vuole pervenire ad un luogo determinato non risparmi le sue fatiche. Questa è l'indicazione dataci per camminare su tale via. Amerai chi ti ha creato, temerai chi ti ha plasmato, glorificherai chi ti ha liberato dalla morte. Sarai semplice di cuore e ricco di spirito e non ti unirai a coloro che camminano sulla strada della morte. Odierai tutto ciò che non piace a Dio ed ogni ipocrisia e non abbandonerai i precetti del Signore. Non ti vanterai, sarai, invece, umile in tutto senza cercare gloria per te. Non adotterai un malvagio proposito contro il tuo prossimo e non darai arroganza alla tua anima. Non fornicherai, non sarai adultero né corromperai i fanciulli. Non esca da te la parola di Dio frequentando i depravati.
Non considerare la persona nel riprendere qualcuno per la caduta. Sarai mansueto, tranquillo e temerai le parole che hai ascoltato. Non avrai rancore contro tuo fratello. Non dubitare se avverrà o non avverrà l'una o l'altra cosa. Non pronunzierai il nome del Signore. Amerai il prossimo tuo più della tua anima. Non ucciderai il bambino con l'aborto e non lo farai morire appena nato. Non allontanare la mano da tuo figlio e da tua figlia, ma dall'infanzia insegnerai loro il timore di Dio. Non essere desideroso dei beni del tuo prossimo, né essere avaro. Non ti legare nell'anima ai superbi, ma frequenterai gli umili e i giusti.
Accetta gli avvenimenti che ti capitano come un bene, sapendo che nulla avviene senza Dio. Non sarai doppio nel pensiero e nella parola; laccio di morte è la doppiezza della parola. Sii sottomesso ai padroni come ad immagine di Dio con rispetto e timore. Non comanderai con asprezza al tuo servo e alla tua serva che sperano nello stesso Dio, perché non abbiano a perdere il timore di Dio che è sugli uni e sugli altri. Egli non venne a chiamare secondo la persona, ma quelli che lo Spirito ebbe a preparare. Renderai comune ogni cosa col tuo prossimo e non dirai che è tua. Se avete in comune ciò che è incorruttibile, quanto più quello che è corruttibile. Non essere loquace, laccio di morte è la bocca. Per quanto potrai, sarai casto per la tua anima. Non avere le mani larghe nel prendere, e strette nel dare. Amerai come la pupilla del tuo occhio chi ti dice la parola di Dio. Giorno e notte ti ricorderai del giudizio. Cercherai sempre di affaticarti con la predicazione andando ad esortare e preoccupandoti di salvare l'anima con la parola, o di lavorare con le mani per espiare le tue colpe. Non esitare nel concedere e non brontolare nel dare e conoscerai chi è il tuo buon rimuneratore. Custodirai ciò che hai ricevuto senza aggiungere e senza togliere. Odierai il male sino alla fine. Giudicherai con giustizia. Non creare divisioni, cerca, invece, la pace riconciliando i contendenti. Confesserai i tuoi peccati e non ti recherai alla preghiera con coscienza agitata.

domenica 26 aprile 2015

Quell'enciclica di Pio XII che ha preparato il Giubileo della Misericordia

di Enrico Cattaneo                             26-04-2015
Pio XIINella Bolla di indizione del Giubileo della Misericordia (Misericordiae vultus), Papa Francesco giustamente ha ricordato (n. 11) l’enciclica di san Giovanni Paolo II tutta dedicata alla misericordia divina (Dives in misericordia). Fu poi quello stesso Papa a istituire la Festa della Divina Misericordia nella seconda domenica di Pasqua. Ora nella Bolla, Papa Francesco afferma che già nell’Antico Testamento Dio rivela la sua peculiare natura, che è quella di essere un Dio “paziente e misericordioso”: questo «è il binomio che ricorre spesso nell’Antico Testamento per descrivere la natura di Dio. Il suo essere misericordioso trova riscontro concreto in tante azioni della storia della salvezza dove la sua bontà prevale sulla punizione e la distruzione» (n. 6). Ora già Pio XII aveva sviluppato questo tema nell’enciclica Haurietis aquas del 15 maggio 1956. Era un’enciclica dedicata al culto del Sacro Cuore di Gesù e iniziava con le parole prese dal profeta Isaia: “Attingerete acqua con gioia alle sorgenti della salvezza” (Is 12,3).
Nei paragrafi 13-17, l'enciclica offre una chiave di lettura globale dell’Antico Testamento alla luce dell’amore misericordioso di Dio. Partendo dal concetto di «alleanza» come centrale di tutta la storia biblica, Pio XII afferma: «L'alleanza stipulata tra Dio e il popolo [...] fu un patto non solo fondato sui vincoli di supremo dominio da parte di Dio e di doverosa obbedienza da parte dell'uomo, ma anche consolidato e alimentato dai più nobili motivi dell'amore. Infatti, anche per il popolo d'Israele la ragione suprema della sua obbedienza a Dio doveva essere non tanto il timore dei divini castighi [...], quanto piuttosto doveroso amore verso Dio: “Ascolta, Israele: il Signore Dio nostro e il solo Signore. Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze. Queste parole, che oggi ti prescrivo, staranno nel tuo cuore” (Dt 6, 4-6)» (n. 14).
Se l'alleanza tra Dio e il suo popolo comportava precisi impegni, con minacce di sanzioni e castighi in caso di infedeltà,

giovedì 16 aprile 2015

Due cardinali avvisano Kasper: la dottrina non si discute

di Lorenzo Bertocchi                                        16-04-2015
Da sinistra: ii cardinali Brandmuller e Muller«È evidente che la pratica pastorale della Chiesa non può stare in opposizione alla dottrina vincolante, né semplicemente ignorarla. Allo stesso modo, un architetto potrebbe forse costruire un ponte più bello. Tuttavia, se non presta attenzione alle leggi di ingegneria strutturale, rischia il collasso della sua costruzione. Allo stesso modo, ogni pratica pastorale deve seguire la Parola di Dio, se non vuole fallire. Un cambiamento della dottrina, del dogma, è impensabile. Chi tuttavia lo fa consapevolmente, o lo richiede con insistenza, è un eretico - anche se indossa la porpora romana.”
Lunga intervista del cardinale Walter Brandmuller a Life Site news in cui esprime chiaramente il suo pensiero rispetto ai temi del Sinodo e non solo. Il cardinale è stato uno degli autori del testo “Permanere nelle verità di Cristo”, un libro che, come sappiamo, si oppone alle tesi del cardinale Kasper e non ha mancato di far discutere di sé. Ripetendo quanto sottolineato recentemente dal prefetto della Dottrina della Fede, Brandmuller ricorda che l'unico modo per i divorziati risposati di accedere alla comunione è quello di impegnarsi a «vivere come fratello e sorella». Una dottrina chiaramente espressa, tra l'altro, nell'enciclica Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II. «Se certe norme morali che sono state valide in generale, sempre e ovunque, non sono più riconosciute», dice Brandmuller, «accade che ognuno fa da sé la propria legge morale». É lo spirito del relativismo che continua a farsi strada, come ha notato anche il cardinale Gerhard Muller nell'intervento tenuto lunedì alla Plenaria annuale della Pontificia Commissione biblica. Nel discorso di apertura dei

sabato 4 aprile 2015

dall'Omelia di Melitone di Sardi


Molte cose sono state predette dai profeti riguardanti il mistero della Pasqua, che è Cristo, «al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen» (Gal 1, 5, ecc.). Egli scese dai cieli sulla terra per l'umanità sofferente; si rivestì della nostra umanità nel grembo della Vergine e nacque come uomo. Prese su di sé le sofferenze dell'uomo sofferente attraverso il corpo soggetto alla sofferenza, e distrusse le passioni della carne. Con lo Spirito immortale distrusse la morte omicida.

Egli infatti fu condotto e ucciso dai suoi carnefici come un agnello, ci liberò dal modo di vivere del mondo come dall'Egitto, e ci salvò dalla schiavitù del demonio come dalla mano del Faraone. Contrassegnò le nostre anime con il proprio Spirito e le membra del nostro corpo con il suo sangue.

Egli è colui che coprì di confusione la morte e gettò nel pianto il diavolo, come Mosè il faraone. Egli è colui che percosse l'iniquità e l'ingiustizia, come Mosè condannò alla sterilità l'Egitto.

Egli è colui che ci trasse dalla schiavitù alla libertà, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla tirannia al regno eterno. Ha fatto di noi un sacerdozio nuovo e un popolo eletto per sempre. Egli è la Pasqua della nostra salvezza.

Egli è colui che prese su di sé le sofferenze di tutti. Egli è colui che fu ucciso in Abele, e in Isacco fu legato ai piedi. Andò pellegrinando in Giacobbe, e in Giuseppe fu venduto. Fu esposto sulle acque in Mosè, e nell'agnello fu sgozzato.

Fu perseguitato in Davide e nei profeti fu disonorato.

Egli è colui che si incarnò nel seno della Vergine, fu appeso alla croce, fu sepolto nella terra e, risorgendo dai morti, salì alle altezze dei cieli. Egli è l'agnello che non apre bocca, egli è l'agnello ucciso, egli è nato da Maria, agnella senza macchia. Egli fu preso dal gregge, condotto all'uccisione, immolato verso sera, sepolto nella notte. Sulla croce non gli fu spezzato osso e sotto terra non fu soggetto alla decomposizione.

Egli risuscitò dai morti e fece risorgere l'umanità dal profondo del sepolcro."
(Capp. 65-67; SC 123, 95-101)

mercoledì 25 marzo 2015

Il Vangelo della Vita, venti anni di tradimenti

di Riccardo Cascioli                                25-03-2015 


Giovanni Paolo II con bambinoDimenticata non si può dire che lo sia: di momenti di preghiera e riflessione ne sono stati promossi diversi in questi giorni, l’ultimo ieri sera nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma. Eppure rileggendo le parole fortissime dell’enciclica Evangelium Vitae, firmata da san Giovanni Paolo II esattamente venti anni fa, il 25 marzo 1995, si ha l’impressione di una sproporzione tra ciò a cui chiama questa enciclica e ciò che effettivamente ne è scaturito in questi due decenni.
Come ha ricordato nei giorni scorsi Avvenire, san Giovanni Paolo II attribuiva a questa enciclica un’importanza capitale, voleva che fosse per la fine del XX secolo ciò che la Rerum Novarum di Leone XIII aveva rappresentato per la fine del XIX secolo. Non per niente iniziava così: «Il Vangelo della Vita sta al cuore del messaggio di Gesù». Giovanni Paolo II avvertiva che le minacce alla sacralità della vita si andavano moltiplicando in modo impressionante: «Alle antiche dolorose piaghe della miseria, della fame, delle malattie endemiche, della violenza e delle guerre, se ne aggiungono altre, dalle modalità inedite e dalle dimensioni inquietanti», si legge nell’enciclica: contraccezione, aborto, eutanasia, suicidio volontario, mutilazioni, torture, genocidi, sono i tanti nomi dell’offesa alla dignità della vita. Proprio per l’importanza che san Giovanni Paolo II dava a questa enciclica, la sua elaborazione – ricorda ancora Avvenire – fu piuttosto lunga, almeno quattro anni.
Il Papa aveva grande consapevolezza di cosa stesse operando nel mondo: l’elaborazione della Evangelium Vitae cominciò

sabato 14 marzo 2015

Il Papa indice un Anno santo della Misericordia

di Massimo Introvigne                                   13-03-2015 

Papa FrancescoIl 13 marzo 2015 a sorpresa Papa Francesco ha annunciato un Giubileo, un Anno Santo straordinario consacrato alla misericordia che inizierà l'8 dicembre 2015 e finirà il 20 novembre 2016. In realtà, tutti i Giubilei hanno al centro la misericordia, da quelli antichi degli Ebrei che ogni cinquant'anni lasciavano riposare la terra, condonavano i debiti e liberavano gli schiavi a quelli moderni introdotti nel 1300 da Bonifacio VIII che collegano il pellegrinaggio alle basiliche romane all'indulgenza plenaria.
Nell'omelia della celebrazione penitenziale che ha aperto le «Ventiquattro ore per il Signore» Francesco è tornato sul tema prediletto della misericordia. «Dio - ha detto - non cessa mai di mostrare la ricchezza della sua misericordia nel corso dei secoli». Partendo dal brano evangelico della donna peccatrice che lava i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli, il Papa ha insistito sull'amore di Dio, che non nega la giustizia ma incontra la persona nella misericordia tramite l'amore. «C’è l’amore della donna peccatrice che si umilia davanti al Signore; ma prima ancora c’è l’amore misericordioso di Gesù per lei, che la spinge ad avvicinarsi». La peccatrice con i suoi gesti «parla di amore ed esprime il suo desiderio di avere una certezza incrollabile nella sua vita: quella di essere stata perdonata. E questa certezza è bellissima. E Gesù le dà questa certezza: accogliendola le dimostra l’amore di Dio per lei, proprio per lei! Dio le perdona molto, tutto, perché "ha molto amato"».  Per questa donna «non ci sarà nessun giudizio se non quello che viene da Dio, e questo è il giudizio della misericordia. Il protagonista di questo incontro è certamente l’amore, la misericordia, che va oltre la giustizia», pur senza negarla
Il fariseo dell’episodio «non riesce a trovare la strada dell’amore» perché «invoca solo la giustizia e facendo così sbaglia.

lunedì 9 marzo 2015

Le Chiese d'Africa dicono no alla revisione della dottrina

di Lorenzo Bertocchi                                        09-03-2015 

Vescovi al Sinodo«L’idea di mettere il Magistero in una graziosa scatola separandolo dalla pratica pastorale – la quale può evolvere a seconda delle circostanze, delle mode e delle passioni – è una forma di eresia, di patologica schizofrenia. Io affermo solennemente che la Chiesa d’Africa si opporrà a ogni forma di ribellione contro il Magistero di Cristo e della Chiesa». Queste parole del cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, hanno già fatto il giro del mondo. Sono tratte dal libro-intervista Dieu ou rien, frutto del lavoro del giornalista francese Nicola Diat e pubblicato dalle edizioni Fayard.
Il ruolo dei padri africani all'assemblea straordinaria dell'ottobre scorso è ormai noto, sono stati sopratutto loro a sollevarsi contro certe voglie di apertura “pastorale” di alcune conferenze episcopali (in particolare nord europee). «Il Sinodo non è stato convocato per discutere di contraccezione, aborto e matrimonio tra persone omosessuali. É stato convocato per discutere di famiglia», disse apertamente il cardinale Napier (Sudafrica) in una conferenza stampa sorprendente, dopo la presentazione della Relatio post-disceptationem, il documento intermedio che faceva il punto sul lavoro dei padri. «Qualcuno vuol destabilizzare la Chiesa e minare il suo insegnamento?», si chiedeva allora il cardinale Sarah. «Preghiamo per quei pastori che abbandonano il gregge del Signore ai lupi della società secolarizzata e decadente, lontana da Dio e dalla natura». Il neo prefetto della congregazione per il culto divino, originario della Guinea, è un pastore che si fa apprezzare per il parlar chiaro. Nella lunga intervista concessa a Nicolas Diat affronta senza tanti giri di parole gli argomenti scottanti, e il lettore non rimane nel dubbio su quale sia il pensiero del cardinale.
Papa Francesco, la dottrina e la pastorale. In un'intervista al portale Aleteia, Sarah ha detto che «attraverso alcuni scritti