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giovedì 30 giugno 2016

«La misericordia è uno stile di vita, senza opere muore»

30-06-2016
«La misericordia è uno stile di vita. Ha occhi per vedere, orecchie per ascoltare, mani per risollevare. Poiché Dio è misericordioso nei nostri confronti, vede le nostre debolezze e ci porge aiuto». E parafrasando san Giacomo apostolo, Francesco ha scandito: «La misericordia senza le opere è morta in se stessa». Lo ha detto papa Francesco all'ultima udienza giubilare, stamani in una piazza San Pietro, prima della consueta pausa estiva. Alla fine della catechesi sulle opere di misericordia, il Papa ha ricordato il recente viaggio apostolico in Armenia, «la prima nazione ad avere abbracciato il cristianesimo all’inizio del IV secolo». «Rendo grazie a Dio per questo viaggio», ha detto, ribadendo la sua gratitudine verso il presidente armeno, il Catholicos Karekin II, il patriarca, i vescovi cattolici e l’intero popolo armeno che l'ha accolto. «Fra 3 mesi compirò un viaggio in Georgia e Azerbaijan», ha aggiunto, «altri due Paesi della regione caucasica». A spingerlo in quella parte del mondo, ha precisato, sono da una parte il desiderio di «valorizzare le antiche radici cristiane in quelle terre» e dall'altro quello di «incoraggiare speranze e sentieri di pace». Il cammino della pace è fatto di piccoli passi, ha ricordato Francesco. «Il mio auspicio è che tutti e ciascuno diano il loro contributo per la pace e la riconciliazione». Ecco il testo integrale dell’udienza giubilare.

UDIENZA GIUBILARE
(Giovedì, 30 giugno 2016)
Opere di Misericordia (cfr Mt 25,31-46)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
Quante volte, durante questi primi mesi del Giubileo, abbiamo sentito parlare delle opere di misericordia! Oggi il Signore ci invita a fare un serio esame di coscienza. È bene, infatti, non dimenticare mai che la misericordia non è una parola astratta,

mercoledì 13 gennaio 2016

«Riconosci il tuo peccato, troverai la Misericordia»

di Massimo Introvigne                                  13-01-2016
Papa FrancescoÈ stato presentato oggi in Vaticano il libro Il nome di Dio è misericordia (Piemme), dove Andrea Tornielli intervista Papa Francesco sul tema che è al centro del suo pontificato, la misericordia. Il libro è un’utile e commovente guida all’Anno Santo della Misericordia, e chiarisce in modo netto che la misericordia non ha nulla a che fare con il buonismo o con presunte negazioni della realtà del peccato. Al contrario, il Pontefice spiega che solo chi si riconosce peccatore riesce a incontrare la misericordia di Dio, e che il luogo privilegiato di questo incontro è il confessionale. Il libro comprende cinque diversi nuclei tematici. Il primo è relativo alle fonti del Magistero di Francesco sulla misericordia.
Dall’inizio del suo pontificato, spiega il Papa, ha voluto proporre una Chiesa che «non aspetta che i feriti bussino alla sua porta, li va a cercare per strada, li raccoglie, li abbraccia, li cura, li fa sentire amati», e a tutti annuncia la misericordia. Ma non si tratta, afferma il Pontefice, di una novità. Le fonti ispiratrici di questa proposta sono San Giovanni XXIII, il Beato Paolo VI e soprattutto l’enciclica di San Giovanni Paolo II Dives in misericordia, nella quale il Papa polacco ha affermato che «la Chiesa vive una vita autentica quando professa e proclama la misericordia, il più stupendo attributo del Creatore e del Redentore, e quando accosta gli uomini alle fonti della misericordia».
Francesco insiste anche su Santa Faustina Kowalska, l’apostola della Divina Misericordia, la cui devozione unisce San

venerdì 11 dicembre 2015

Leoni e pinguini Facciamo luce su quelle ombre

di Stefano Fontana                                             11-12-2015
La basilica di San Pietro illuminata dalla immagini di animaliLa proiezione sulla facciata della Basilica di San Pietro di pesci, scimmie e tigri ha infastidito molti. Il direttore Cascioli si è chiesto chi, nella Curia vaticana, abbia avuto questa strabiliante idea da attuarsi, tra l’altro, proprio nella festa dell’Immacolata Concezione. Senza nulla togliere all’importanza della domanda, vorrei spostare però l’attenzione su alcune cause culturali di simili atteggiamenti. Per farlo è necessario un passo indietro.
Il 19 gennaio 2013, Benedetto XVI aveva tenuto un discorso al Pontificio Consiglio Cor Unum che, come si sa, si occupa di carità. Egli aveva detto che «la giusta collaborazione con istanze internazionali nel campo dello sviluppo e della promozione umana non deve farci chiudere gli occhi davanti a queste gravi ideologie» fino al punto «da dover rifiutare finanziamenti e collaborazioni che, direttamente o indirettamente, favoriscono azioni o progetti in contrasto con l’antropologia cristiana».
Il cardinale Robert Sarah, allora presidente di quel dicastero pontificio, aveva rincarato la dose, come in seguito è anche emerso dai suoi recenti libri: purtroppo si impone «la constatazione che alcuni membri della Chiesa che lavorano nel campo della carità si sono lasciati sedurre e inquadrare dall’etica puramente laica delle agenzie di aiuto della governance mondiale, fino a fare dei partenariati incondizionati e adottare gli stessi obiettivi di destrutturazione antropologica». «In gradi

lunedì 7 dicembre 2015

Giubileo della Misericordia




Leggo tante strampalaggini sul Giubileo che si apre domani. Aleggia un equivoco: presumere che la Misericordia rinneghi la Verità per scegliere la strada diplomatica, facile, del generico quieto vivere. Non è così, la misericordia è in primis un giudizio, anzi, è la forma più alta di giudizio perché presuppone afflato di compassione verso la miseria altrui (morale o spirituale) intesa come presupposto su cui opera la pietà.
Risultati immagini per logo del giubileo della misericordia
La misericordia non è strategia buonista ma resurrezione, necessita di pentimento e quindi di un buon confessore - magari anche "duro" come deve essere un buon prete visto che esiste anche l'ira di Dio - e non dello sguardo autoassolutore su se stessi.
La Misericordia è quel mezzo che permette l'incontro tra la Verità e il peccatore, e allora il punto non è sull'essere perfetti ma se un mondo che sputa sulla Verità è disposto a riconoscere i propri peccati o se, al solito, non ha capito nulla anche stavolta e si gioca la carta della misericordia ora per giustificare la sua affezione al peccato, ora per godere dei propri peccati come se il disarmo debba essere unilaterale.

Gennaro Rossi

7 dicembre 2015

Peccato, confessione e misericordia: ecco come entrare nella Porta santa e vivere il Giubileo

di Lorenzo Bertocchi                              07-12-2015
Monsignor Francesco Cavina, vescovo di CarpiEra il 1983 quando monsignor Alessandro Maggiolini (1931-2008), appena nominato vescovo di Carpi, dava alle stampe un libro curiosamente intitolato “Apologia del peccato”. Nei tempi moderni, sosteneva monsignor. Maggiolini, un buon vescovo si trova a dover difendere il peccato, perché senza una cosciente categoria di peccatori un povero pastore può chiudere bottega.
Ora si apre il Giubileo della Misericordia e l'attuale vescovo di Carpi, monsignor Francesco Cavina, ci ricorda che la testimonianza dell'amore divino è data da un Avere un cuore libero e presso Dio. É il titolo della sua Lettera Pastorale pubblicata per l'occasione, dove ci parla del sacramento della Confessione. Così da Carpi hanno chiuso il cerchio: peccato e misericordia, o si tengono insieme, oppure il Giubileo rischia di scivolare via come l'olio. Per i lettori della Nuova Bussola quotidiana offriamo la Lettera Pastorale (clicca qui) di monsignor Cavina, un utile e agile (20 pag.) libretto che può aiutarci a vivere bene il Giubileo. Abbiamo incontrato il vescovo di Carpi e abbiamo parlato di misericordia, peccato e confessione.
Monsignor Cavina, si apre il Giubileo della Misericordia che sicuramente vede al centro il sacramento della Penitenza. Un sacramento in crisi, sopratutto in occidente. Dove sono, a suo giudizio, le cause di questa crisi?
«Papa Francesco nella Bolla di indizione dell’Anno Santo della Misericordia ha ricordato che la Chiesa è chiamata a rendere più evidente la sua missione di essere testimone della misericordia. Ciò avviene specialmente attraverso il

martedì 1 dicembre 2015

Gli operatori di evangelizzazione devono essere esperti della misericordia

Omelia del Papa all'apertura della Porta Santa a Bangui


Omelia di Papa Francesco per l'apertura della Porta Santa della cattedrale di Bangui e la messa con sacerdoti, religiosi, religiose, catechisti e giovani durante il viaggio apostolico in Repubblica Centrafricana (Bangui, lunedì 30 novembre 2015):
In questa Prima Domenica di Avvento, tempo liturgico dell’attesa del Salvatore e simbolo della speranza cristiana, Dio ha guidato i miei passi fino a voi, su questa terra, mentre la Chiesa universale si appresta ad inaugurare l’Anno Giubilare della Misericordia, che noi oggi, qui, abbiamo iniziato. E sono particolarmente lieto che la mia visita pastorale coincida con l’apertura nel vostro Paese di questo Anno Giubilare.
A partire da questa Cattedrale, con il cuore ed il pensiero vorrei raggiungere con affetto tutti i sacerdoti, i consacrati, gli operatori pastorali di questo Paese, spiritualmente uniti a noi in questo momento. Attraverso di voi, vorrei salutare anche tutti i Centrafricani, i malati, le persone anziane, i feriti dalla vita. Alcuni di loro sono forse disperati e non hanno più nemmeno la forza di agire, e aspettano solo un’elemosina, l’elemosina del pane, l’elemosina della giustizia, l’elemosina di un gesto di attenzione e di bontà. E tutti noi aspettiamo la grazia, l’elemosina della pace.
Ma come gli apostoli Pietro e Giovanni che salivano al tempio, e che non avevano né oro né argento da dare al paralitico

lunedì 30 novembre 2015

In Polonia il Congresso europeo per la difesa dei cristiani. Sotto lo sguardo di Giovanni Paolo II

In Polonia il Congresso europeo per la difesa dei cristiani. Sotto lo sguardo di Giovanni Paolo II La collina di Lagiewniki è un rifugio spirituale alla periferia di Cracovia. In un’atmosfera di pace sorge un convento di suore in pregevole stile gotico. È qui che visse e morì santa Faustina Kowalska, ed è qui che in una sera d’inverno del 1931 le apparve Gesù in veste bianca. Episodio, quest’ultimo, da cui scaturisce la Festa della Divina Misericordia, proclamata da San Giovanni Paolo II.

Fu lo stesso papa Wojtyla che, nel 2002, consacrò la basilica della Divina Misericordia, un grande edificio moderno eretto proprio accanto al convento. Questi due luoghi, che specie nel fine settimana pullulano di pellegrini, svettano tra i grigi palazzoni d’architettura socialista.

La loro presenza è un simbolo dell’identità cattolica polacca, che ha resistito e vinto dinanzi all’incedere nel secolo scorso di un’ideologia atea e massificante. Assume dunque un valore speciale

sabato 21 novembre 2015

Perdonare non è dimenticare

L'arte della misericordia

Perdonare non è 'dimenticare'. Non si tira un segno di penna sopra, non si 'gira pagina', non si 'lascia perdere', non si 'aggiustano' le cose: non si dimentica! Quando una corda è rotta, si può fare un nodo, ma resterà sempre quel nodo nel punto in cui la corda è stata riparata. Occorre lasciare spazio alle proprie ferite, per curarle con il perdono.


Bisogna scovare l’aggressione nascosta dentro di noi per trasformarla. Bisogna mettere la sofferenza all’esterno di sé fino al giorno in cui non si soffrirà più. Cristo è risorto, ma conservando il segno dei chiodi nelle sue mani. Perdonare non è dimenticare. Bisogna perdonare chi, che cosa? Un graffio? Ci possiamo passar sopra. Ma una ferita profonda penetra nel subconscio.
Ci sono offese che è umanamente impossibile perdonare. Il papà e la mamma che vedono la loro figlia morta, dopo essere stata violentata e ferita crudelmente, non dimenticheranno mai lo spettacolo di quel corpo. Si dice che bisogna dimenticare, ma Dio ha creato la memoria. E nel Vangelo ci dà la capacità di perdonare, che talvolta rientra nella sfera del miracoloso.
Ma non potrete mai dimenticare completamente l’offesa che vi è stata inflitta. Però, ogni volta che ripenserete alla colpa dell’altro, la vostra memoria vi ricorderà anche che gli avete perdonato. La psicologia del profondo e la psicanalisi ci

giovedì 20 agosto 2015

Giubileo, ecco il modulo per diventare «missionario della misericordia»

  
Una Confessione
Una Confessione

È on-line sul sito dell'Anno santo. Questa figura avrà l'autorità in Quaresima di perdonare anche peccati gravi

redazione Roma

Cognome, nome, data di nascita, continente, diocesi, conferenza episcopale, incarichi
pastorali... è on-line il modulo per diventare «missionario della misericordia» per il prossimo Giubileo.

Papa Francesco lo aveva preannunciato. «Nella Quaresima di questo
Anno Santo ho l`intenzione di inviare i Missionari della
Misericordia», scriveva nella bolla di indizione dell'Anno santo
della misericordia (8 dicembre - 20 novembre 2016).

«Saranno un segno della sollecitudine materna della Chiesa per il Popolo di Dio, perché entri in profondità nella ricchezza di questo mistero così fondamentale per la fede. Saranno sacerdoti a cui darò l`autorità di perdonare anche i peccati che sono riservati alla Sede Apostolica, perché sia resa evidente l`ampiezza del loro mandato. Saranno, soprattutto, segno vivo di come il Padre accoglie quanti sono in ricerca del suo perdono».

E ora, da alcuni giorni, è apparso sul sito del Giubileo (www.im.va) il «modulo» on-line in sette lingue (italiano, inglese, spagnolo, francese, portoghese, polacco e tedesco) da compilare per «candidarsi come missionario della misericordia».

«Le candidature - avverte la pagina web - perverranno al Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova Evangelizzazione, responsabile ultimo della selezione dei
missionari della misericordia, che le selezionerà di concerto con i rispettivi ordinari e superiori degli ordini religiosi.  Alla presente candidatura va allegata la scansione della lettera dell'ordinario o del superiore dell'istituto religioso su carta intestata (con attenzione al fatto che siano leggibili i riferimenti di contatto)».