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giovedì 16 marzo 2017

Domani ricorre la celebre Festa di san Patrizio. Ecco chi era questo glorioso gigante della vera fede


San Patrizio nacque nella Britannia Romana nel 385 da genitori cristiani. La sua vita trascorse nell’ordinarietà fino al sopraggiungere di un evento che trasformò la sua esistenza. All’età di 16 anni, mentre si trovava nel podere di famiglia, venne catturato da pirati irlandesi e venne portato con la forza presso la parte settentrionale dell’isola d’Irlanda, dove fu ridotto in schiavitù. I suoi padroni gli imposero il lavoro del pastore di un gregge. Patrizio proveniva da una famiglia benestante, aveva ricevuto una buona educazione. La sua nuova condizione di vita lo portò ad affrontare grandi difficoltà, dovute al lavoro che svolgeva e alla solitudine quotidiana. Egli provò a fuggire, ma il suo tentativo fallì miseramente.
Dopo parecchi anni imparò la lingua irlandese e iniziò ad adattarsi alle abitudini di quelle popolazioni. Egli colse gli aspetti buoni di quella cultura, la quale coltivava un grande rispetto per la famiglia e per le relazioni tra le persone. Patrizio aveva nostalgia della sua terra nativa. Al terzo tentativo di fuga riuscì a lasciare l’Irlanda, imbarcandosi su una nave per la Gallia, dove rimase solo per un periodo di tempo e successivamente si trasferì nella sua patria.
La sua esperienza di vita ed i luoghi che aveva frequentato segnarono la sua vocazione e la sua

martedì 27 dicembre 2016

I martiri segnano la fine del paganesimo

di Giovanni Fighera                                      27-12-2016

Il martirio di Santo Stefano
Il martirio di Santo Stefano
Un’epoca nuova si apre con la buona novella di Cristo, un messaggio di salvezza per tutti, non più solo per il popolo eletto, non più per il trionfatore e il vincitore, non per quanti si sono messi in rilievo nell’esercizio dell’attività politica, ma per tutti coloro che hanno accolto il Regno di Dio, cioè Cristo stesso. Il centuplo quaggiù e l’eternità sono il premio per coloro che perdono se stessi per seguire Gesù o, in altre parole, ritrovano pienamente se stessi, si scoprono pienamente uomini, perché hanno incontrato ciò che il loro cuore ha sempre desiderato.
Il martire è il testimone (questo significa la parola greca) del messaggio di salvezza, della morte e della resurrezione di Cristo. Martiri sono quanti, nei secoli, hanno accolto l’invito di Gesù e hanno testimoniato l’amore nella vita  e nelle opere prima ancora che con la predicazione. Il martirio (cioè testimonianza) fu spesso accolto fino al sacrificio della morte, fin dai primi secoli dell’era cristiana quando era proibito professare pubblicamente la fede in Cristo. Dal primo martire della storia cristiana, santo Stefano, agli Apostoli, morti secondo la tradizione nell’ardore della predicazione del Vangelo, alle migliaia di martiri dei nostri decenni il sangue dei cristiani, come scrive Tertulliano nel III secolo, è seme, cioè la professione dei fedeli fino alla morte è segno per molti dell’autenticità della loro fede ed è già espressione della vittoria di Cristo sulla morte.
Negli Atti di santa Felicita e Perpetua Felicita viene accusata di essere cristiana sotto l’imperatore Settimio Severo e le

sabato 19 marzo 2016

L'obbedienza che vede, ama e custodisce Gesù in ogni uomo


19 Marzo. Solennità di San Giuseppe


Oggi è una solennità meravigliosa, perché da Giuseppe possiamo implorare la grazia di una morte santa. Non solo quella che ci aprirà le porte del Cielo, ma anche quella che ci attende oggi e ogni giorno. La Grazia di morire a noi stessi come Giuseppe, per accogliere e custodire l'opera dello Spirito Santo nel prossimo. Come lui, infatti, anche noi siamo stati scelti per un compito importantissimo: dare il nome a Gesù che è gestato nella vita di chi ci è accanto. Che significa essere, come Giuseppe, il padre terreno del Figlio celeste che è generato nel grembo dei fratelli. Come Gesù, che per salvare ogni uomo doveva nascere nella carne in una famiglia santa che lo rendesse parte della discendenza di Davide, così chi ci è affidato deve poter essere accolto da una comunità che lo gesti alla fede adulta dei figli di Dio. E certo, questa missione suppone un travaglio profondo, attraverso il quale abbandonare i propri schemi e criteri e, soprattutto, la propria "giustizia". Che significa questo concretamente? Vediamo: puoi oggi tu "chiamare" Gesù tuo marito, tua moglie, i tuoi figli, i fratelli della comunità cristiana, i colleghi o gli amici? Puoi, nonostante le apparenze dicano tutto il contrario? Perché proprio le apparenze avevano gettato Giuseppe in un'angoscia profonda e nello scandalo tipico di chi non riesce a comprendere il mistero che bussa alla propria vita. Giuseppe era giusto nella rettitudine di fare tutto per "ag-giustarsi" in ogni circostanza alla volontà di Dio. Forse intuiva che c'era qualcosa di misterioso e più grande, conosceva Maria e non la poteva pensare

sabato 27 febbraio 2016

Sarà Maria il nostro aiuto nella difesa della famiglia. E forse a Ghiaie di Bonate ha teso la mano all'Italia

da La Bussola Quotidiana, 13 maggio 2011, di Raffaella Frullone
Sarà Maria il nostro aiuto nella difesa della famiglia. E forse a Ghiaie di Bonate ha teso la mano all'ItaliaIl 13 maggio la Chiesa ricorda le apparizioni della Madonna di Fatima, ma in Italia c'è qualcuno che ricorda la “Fatima italiana” ovvero le apparizioni avvenute in località Ghiaie di Bonate, in provincia di Bergamo, nel maggio 1944 e mai riconosciute dalla Chiesa.
Il giudizio espresso nei confronti delle apparizioni, firmato dall’allora Vescovo Adriano Bernareggi, è sospensivo  e si esprime con la formula “costa che non”. Non essendo il giudizio definitivo c’è sempre la possibilità che il caso venga riaperto e le apparizioni possano essere riconosciute, possibilità alla quale si appellano le migliaia di fedeli che ogni giorno, da ogni parte d’Italia, accorrono a Ghiaie a pregare, nonché diversi gruppi di sostegno alle apparizioni che si sono formati nel corso degli anni, alcuni mariologi e sacerdoti, storici, studiosi.

Al momento dalla curia di Bergamo non giungono segnali che possano fare pensare ad una  riapertura del caso. Tuttavia negli ultimi due anni le richieste dei fedeli e dei gruppi di devoti si sono fatte più pressanti poiché alla guida della Diocesi è c’è Monsignor Francesco Beschi, arrivato da Brescia, che

lunedì 22 febbraio 2016

Sulla Cattedra della Croce

«Ipse est Petrus cui dixit: “Tu es Petrus et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam”. Ubi ergo Petrus, ibi Ecclesia; ubi Ecclesia, ibi nulla mors, sed vita aeterna» (S. Ambrogio, Enarrationes in XII Psalmos davidicos). «Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa; dove c'è la Chiesa, lì non c'è affatto morte ma vita eterna». Pietro e la Chiesa, la vita e la fine della morte. Pietro sulla soglia del desiderio di ogni uomo, il nostro d'oggi, il più profondo, il più intenso, l'anelito che freme insopprimibile in ogni parola, pensiero, o gesto: La vita e mai più nessuna morte. I peccati stessi gridano il nostro desiderio di felicità eterna, che si tramuta purtroppo in fuga da ogni sofferenza confondendo il piacere con l'eterno esistere a cui aspiriamo. Le guerre, i divorzi, gli aborti, gli abomini genetici, e le nostre ore intrise di rabbia, malinconia, ribellioni e mormorazioni, in fondo tutto esprime la volontà di non arrendersi all'ineluttabile scorrere, spesso purtroppo in forma paradossale che sa invece proprio di morte. Ma anche quando si uccide in nome della vita, dietro l'egoismo, la paura e l'inganno, si nasconde la nostalgia di pienezza che non accetta la corruzione, e vorrebbe cancellarla, goffamente e perversamente chissà, ma è comunque un grido che getta un accorato appello alla vita che sfugge ad ogni presa. Tutti drogati di qualcosa o di qualcuno, sperando il cristallizzarsi, seppur effimero, d'un secondo almeno, un istante di tregua e di pace dove cullare le deluse speranze vissute solo in un sogno. Leopardi descriveva magistralmente i sentimenti che s’affastellano in noi: "Questo è quel mondo? questi i diletti, l'amor, l'opre, gli eventi onde cotanto ragionammo insieme? questa

lunedì 25 gennaio 2016

L'amore di Cristo ha il potere di convertire ogni cuore

Saulo, un uomo lanciato nel fuoco di uno zelo smisurato, aveva incontrato un amore più grande di ogni entusiasmo; gli era arrivato addosso come un fendente, rovesciando la sua vita: una voce improvvisa, una luce che abbaglia, e le certezze che sembravano granito - la storia, i Padri, le tradizioni, l'elezione e l’Alleanza – veniva assorbito nel buio della cecità. Nei lunghi anni di silenzio in Arabia aveva capito: Saulo sapeva, ma non conosceva. Soprattutto, non lo lasciava il ricordo vivo di un giorno amaro di pietre e sangue, e il volto di Stefano, come quello di un angelo inginocchiato sull'altare di un amore incomprensibile che consegnava la vita per lui; le sue parole piene di una sapienza sconosciuta s'intrecciavano con quella voce che lo aveva afferrato e scaraventato giù dalla vita. Era Stefano, ma era anche il Rabbì di Nazaret, erano anche i piccoli che aveva messo in catene. La Verità aveva bussato, senza nessun altro preavviso che quel volto tumefatto di chi, morendo, lo aveva scusato, perdonato, amato; ora iniziava a conoscere ciò che aveva studiato e difeso con ardore; ora che quella misericordia senza condizioni, quel non tener conto delle intenzioni malvagie, degli errori e dei peccati, lo aveva raggiunto e chiamato a seguire e diventare come l'eretico giustiziato sulla Croce; ora ci vedeva, e quel volto di Stefano che gli era sembrato come quello di un angelo era l'amore di Dio fatto carne. Era vero quel morire come un agnello, era vero che il Messia doveva patire come il Servo di Yahwé delle Scritture. Quell'Uomo crocifisso era davvero risorto, era vivo nei suoi discepoli che Saulo perseguitava. Sì, Gesù era il Signore, il Figlio dell'Altissimo. La Storia di salvezza del suo Popolo, le promesse, l'Alleanza, la Terra, la Legge, la Pasqua, le tradizioni, tutto parlava e annunciava Gesù, il Messia atteso. Proprio Colui che il cuore di  Saulo desiderava più d'ogni altra cosa al mondo, ma, come avrebbe poi scritto dei suoi fratelli israeliti, con uno "zelo

venerdì 22 gennaio 2016

Il meraviglioso scherzo di san Giovanni Bosco ai preti che volevano chiuderlo in manicomio

Alcuni, infatti, andarono a trovarlo e, con tutta carità, presero a dirgli:
– Caro don Bosco, tu, capiscilo, comprometti il carattere sacerdotale! Con le tue stravaganze, con l’abbassarti a prendere parte ai giochi di quei monelli, con l’accompagnarti con loro per le vie e per le piazze, perdi il tuo decoro, desti ammirazione, ti fai ridere appresso!
E siccome don Bosco, sicuro dell’Opera sua, dava segno di non essere persuaso della logica di quegli avvisi, essi andavano continuando:
– Ma tu hai perso la testa! Non ragioni più! Povero e caro don Bosco, non bisogna ostinarsi…Tu non puoi fare l’impossibile! Non vedi che anche la Provvidenza è contraria alla tua opera e che non trovi nessuno che ti voglia affittare un locale?
– Oh la Provvidenza! – esclamò a questo punto don Bosco alzando le mani al cielo -, la Provvidenza mi aiuterà! Lei mi ha inviato questi ragazzi e io non ne respingerò neppure uno, ritenetelo bene! Voi

sabato 12 dicembre 2015

Santa Lucia, la luce cattolica che rischiara per una notte l'inverno del Nord Europa protestante

Santa Lucia, la luce cattolica che rischiara per una notte l'inverno del Nord Europa protestanteCi sono luoghi nel nord del mondo che in questo periodo dell’anno non vedono mai, o quasi mai, la luce del giorno e se la notte si dirada è solo per una manciata di ore. A illuminare le tenebre il 13 dicembre è santa Lucia, la giovane martire di origini siciliane, che nei Paesi nordici è particolarmente amata e celebrata proprio perché porta la luce in questo buio che avvolge ogni cosa.

Dalla Svezia agli altri Paesi. La “notte di Lucia” secondo il calendario giuliano coincideva con il solstizio d’inverno (che invece il calendario gregoriano colloca al 21 dicembre), la notte più lunga dell’anno, popolata nelle tradizioni nordiche di spiriti maligni, per cui non bisognava uscire di casa e si doveva concludere entro quella notte tutto il lavoro all’aperto. In quelle tenebre si sono poi confusi il folklore pagano, le storie legate al Natale che raccontavano di gnomi e troll che passavano di casa in casa per verificare che tutto fosse pronto per l’imminente nascita del Bambino Gesù, e la venerazione cattolica di Lucia, la giovane siracusana del terzo secolo martire per la sua fede in Cristo Gesù, la cui fama, chissà come, era arrivata fin dai tempi antichi nel

sabato 31 ottobre 2015

Ogni fatto della nostra vita ci fa santi

Takamatsu,                                           Don Antonello Iapicca

Una speranza invincibile e la forza infinita d'una chiamata: la santità è un'elezione, un esser messi a parte per qualcosa di speciale, per abitare la Terra. I santi sono gli eredi della Terra dove scorre latte e miele. Il Cielo. Tra le pieghe della festa di oggi, dietro la santità si scorge la storia di un Popolo. Ad ogni beatitudine si odono le eco dei passi degli umili, dei piccoli, di un resto. I riscattati che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti e le hanno rese candide nel sangue dell'Agnello.
E' Lui che, vittorioso sul peccato e sulla morte, precede i suoi nella Galilea che è il mondo in attesa del Regno. E' Lui il Santo che ci fa santi. Oggi siamo tutti dinanzi alla Terra, come Giosuè. Le parole del Signore ci invitano a non aver paura, ad essere coraggiosi e forti, a non scoraggiarci dinanzi alle difficoltà, ai popoli che abitano la nostra eredità.

Risultati immagini per immagini sacre di tutti i santiA non aver paura di noi stessi, dei nostri peccati, dei nostri limiti, delle nostre debolezze, dei nostri difetti. Sono tanti e numerosi come i Popoli che abitavano la Terra che si dischiudeva dinanzi agli occhi di Giosuè. "Forza e coraggio" gli ripeteva il Signore sull'erta di quel monte, "perché il Signore è con te ovunque tu vada". Forza e coraggio sono l'altra metà della povertà.
Come Giacobbe dinanzi al guado dello Jabbok, solo e in trappola, e quel fiume oscuro che lo aspettava, come un presagio di morte. Giacobbe era un peccatore, ha mormorato e giudicato, ha ingannato e rubato, ma portava sigillata nel fuoco la sua primogenitura; ha lottato con Dio, non ci stava a «perdere la vita». Poi un colpo secco all’anca e non era più quello di prima. Umiliandolo a zoppicare Dio ne aveva fatto un santo. Ora Giacobbe conosceva la propria debolezza benedetta con un nome nuovo, «Israele», che significa «Forte con Dio». Ecco dunque un santo, il più debole con il Più forte.
Tu ed io che trasciniamo i piedi, incapaci di tutto ma aggrappati alla sua misericordia. Lo abbiamo

venerdì 30 ottobre 2015

Riscaldamento globale? Sono le anime all'inferno

di Ettore Gotti Tedeschi                                       30-10-2015
Lettera a mia nipote Olivia, nata un mese fa, da leggersi tra venti anni per capire il mondo in cui si troverà.
Cara Olivia,
Infernofra 20 anni potresti desiderare di sposarti, ma quello che sarà il sacramento matrimoniale fra 20 anni dipenderà da noi oggi, o meglio, dipenderà dall’assise dei fedeli, via referendum….  Un Sinodo sul matrimonio si è concluso qualche giorno fa e leggendo i giornali si direbbe che hanno trionfato tutti (progressisti e conservatori), proprio come succede dopo le elezioni politiche cui siamo abituati. Anche se, leggendo la lettera al Corriere della Sera (27ottobre) del segretario del Sinodo (card. Baldisseri), si ha l’impressione che chi deciderà saranno gli utenti (il popolo di Dio) che verranno consultati con questionario per evidenziare il sensus fidei. Ciò perché il gregge possiede il proprio “fiuto” per discernere ciò che la Chiesa deve fare in una materia che riguarda loro. E poi la voce dello Spirito Santo risuona anche nella voce dei credenti, naturalmente. A questo punto, per capire quale sacramento ti attende, temo che dovremo attendere l’assemblea giudicante dei fedeli interessati alla materia…
Cara Olivia,
ogni epoca ha sempre avuto le sue miserie, tragedie e grandezze. Ciò è stato fin quando l’uomo ha cercato di dare un senso alla propria vita ed azioni. E ciò è sempre successo perché le autorità morali delle varie religioni volevano e cercavano di spiegare le ragioni del bene e del male. La tua epoca rischia invece di veder scomparire le autorità morali, relativizzate ed omogeneizzate nel mondo globale, con il pretesto di evitare conflitti globali dovuti alla affermazione di dogmi e fondamentalismi, proposti soprattutto in contesti di evangelizzazione. Temo che le autorità morali non saranno più le stesse e questo con pregiudizio sulla conoscenza della Verità e della conquista della fede. Te ne accorgerai fra qualche anno quando farai catechismo.

A chi attribuire la responsabilità di tutto ciò se non alla gnosi che sta vincendo ovunque? In filosofia, essendo riuscita a

venerdì 16 ottobre 2015

L'amore di Dio è il segreto svelato dalla nostra vita salvata dall'ipocrisia


Tra la "folla" anonima che "si accalca e calpesta a vicenda", i discepoli sono come il lievito nella massa: non si vede, ma esercita una forza capace di sprigionare vita e fermentare tutta la pasta. Proprio perché sciolto come sale e lievito può illuminare il mondo intero. E' il paradosso cristiano nel quale siamo stati coinvolti con la chiamata che ci ha raggiunti: come il nostro Signore ci aspetta un torchio dove essere spremuti sino all'ultima goccia, perché il sangue di Cristo giunga ad ogni uomo; la missione della Chiesa, infatti, è lasciarsi impastare nel mondo per presentare i pagani a Dio come un'oblazione pura. I martiri ci indicano il cammino, come quelli di Nagasaki, crocifissi mentre cantavano i salmi che facevano risuonare, proprio per i loro carnefici, le melodie che gli angeli cantano in Cielo per l'eternità. A questo canto tra le fiamme della fornace ardente delle tentazioni e delle persecuzioni siamo chiamati fratelli; per questo la Chiesa ci sta insegnando come innalzare nel mondo l'inno di lode per il Dio bestemmiato e dimenticato. Unico pericolo, l’"ipocrisia", peggiore de peccati stessi, perché rende vana la Croce di Cristo e frustra la missione della Chiesa; il "lievito" di una vita doppia che infetta tutta la pasta, perché "nasconde" l'idolatria come fece il Popolo di Israele sorprendentemente sconfitto in battaglia ad Ai: "Israele ha peccato. Essi hanno trasgredito l’alleanza che avevo loro prescritto e hanno preso ciò che era votato allo sterminio: hanno rubato, hanno dissimulato e messo nei loro sacchi! Gli Israeliti non potranno resistere ai loro nemici, volteranno le spalle ai loro nemici, perché sono incorsi nello sterminio. Non sarò più con

giovedì 8 ottobre 2015

Contro il fumo di Satana ci affidiamo a Maria

di Luigi Negri*                         08-10-2015
Madonna della MisericordiaNella vita della Chiesa ogni tempo mariano è di straordinaria confidenza e di grande sincerità. Confidenza con la Madre del Signore che, di anno in anno, accompagna il suo popolo nel cammino faticoso ed esaltante della testimonianza cristiana, ma anche momento di sincerità, perché ad ogni suo passo la Chiesa ha saputo dire alla Vergine Madre quello che urgeva nel suo cuore, quello che era significato dalle vicende talora terribili della sua vita, penso alle carestie e alle guerre.
Oggi permettetemi di dire, in totale sincerità davanti a voi e alla Madonna - che si prende cura di noi - che la Chiesa e il popolo cristiano vivono un momento di gravissima difficoltà.
La Chiesa purtroppo è diventata argomento da salotto e da bar, argomento su cui discettano le redazioni dei media laicisti, riservando talvolta a se stessi il privilegio di giudicare la sua vita e la sua dottrina, o di stabilire incongruamente la maggiore o minore vicinanza di alcuni ecclesiastici al Papa.
Non possiamo inoltre non sentire il peso di certi allontanamenti dall’autentica Dottrina e lo scandalo di atteggiamenti morali unanimemente disapprovati dalla Tradizione della Chiesa che da alcuni vengono presentati come possibili e veri - cioè come espressione di desideri dell’uomo -, primo fra tutti l’accettazione teorica dell’omosessualità, posta sullo stesso

San Charbel, il grande protettore del Libano, guarisce miracolosamente una bimba musulmana

Beirut – Una bambina di tre anni, Milan, di una famiglia sunnita siriana, è stata guarita grazie all’intervento di san Charbel, il santo eremita libanese, canonizzato nel 1977 da Paolo VI. La famiglia è una famiglia di profughi originari di Damasco, giunta in Libano in seguito alla guerra civile che da oltre quattro anni sta distruggendo il Paese.

La piccola aveva un tumore e durante le cure è stata assalita anche da un virus molto grave. La preghiera della madre a san Charbel ha guarito la figlia e ora la piccola Milan, pare avere un rapporto molto speciale con “babbo Charbel”. Il fatto è avvenuto due mesi fa ed è documentato dal reportage di Otv (Orange TV), in arabo, di cui riportiamo sotto la traduzione letterale.

In molte parti del mondo musulmano sono diffuse alcune devozioni cristiane (come la devozione a Maria, la Madonna, e il desiderio di essere liberati dal demonio. V: “Milioni di musulmani devoti alla Madonna e desiderosi di esorcismo”.
Ecco i TESTI DEI DIALOGHI DEL FILMATO:


Speaker: Emigrata da Damasco a Ta’albeya, fuggita dal terrorismo di Daesh [acronimo in arabo per

giovedì 3 settembre 2015

La statua di san Vladimir che farà grande Putin

di Rino Cammilleri                              02-08-2015
Il lavori per la statua dedicata a Vladimir il Grande E poi dice che uno tifa Vlad! No, non l’Impalatore vampiresco, ma lui, Vladimir Putin. Che ha annunciato l’erezione di una colossale statua in Mosca a San Vladimiro, Vladimir I il Santo, Gran Principe di Kiev e cristianizzatore della Rus’. Cadono i mille anni dalla sua morte e Putin ha indetto in suo onore un grandioso galà al Cremlino con centinaia di ospiti. Dopo, naturalmente, aver preso parte alla solenne cerimonia religiosa in cattedrale col patriarca Kirill. Putin ha ridato grande lustro alla tradizione religiosa della Santa Russia, premia le famiglie numerose, non vuol sentir parlare di gender e ideologia Lgbt, finanzia e ricostruisce chiese e monasteri, ha perfino richiamato il Papa in mondovisione per essersi distratto dal bacio alla Vladimirskaya, l’icona della Madre di Dio protettrice di tutte le Russie.
Putin si proclama difensore (come già fu lo zar) dei cristiani balcanici e mediorientali in terra islamica. Ha perfino ripristinato il nome a Sanpietroburgo, la città che cambiava denominazione a ogni regime. E vietato l’adozione di bimbi russi ai Paesi che praticano le nozze gay. Voi direte che fa così non perché gliene importi del cristianesimo e della sua morale, ma per assicurarsi il puntello della potente Chiesa ortodossa. E per differenziarsi sotto ogni aspetto dagli Stati Uniti che, con la

mercoledì 2 settembre 2015

Storia di Maria Zhu-Wu, la santa cinese che morì per far scudo col suo corpo al prete confessore

Storia di Maria Zhu-Wu, la santa cinese che morì per far scudo col suo corpo al prete confessoreZhujiahe è un piccolo villaggio situato nella vasta pianura grigia della Cina settentrionale, al confine tra le province di Zhili e Shandong. Tradotto, il nome significa “fiume della famiglia Zhu”. Diversi membri di quella famiglia si erano convertiti al cattolicesimo durante il XVIII secolo, quando i gesuiti da Beijing si erano inoltrati nella provincia di Zhili. All’inizio del XIX secolo la famiglia Zhu si era stabilita vicino al fiume, dandogli il suo nome. Nel 1900 il villaggio aveva circa 300 abitanti, che vivevano in basse casette di argilla, annidate tra irregolari distese di sorgo e dominate da una chiesa semplice, con il tetto piatto e un’alta facciata; dalla cima di quest’ultima, la croce sovrastava la campagna.
Pastore della comunità cattolica di Zhujiahe era il gesuita francese Léon-Ignace Mangin, quarantaduenne e missionario in Cina sin dal 1882. Nel villaggio era assistito da un saggio di mezz’età, Zhu Dianxuan, abile amministratore e molto versato anche nell’arte della guerra. Sua moglie cinquantenne, Maria Zhu-Wu, era molto stimata dagli abitanti del villaggio: donna gentile di grande fede, nel suo servizio a Dio dava la priorità all’assistenza ai poveri. Senza mai cercare fama né gloria, queste tre persone si sarebbero trovate al centro del massacro di cristiani più violento avvenuto durante la rivolta dei boxer.
Non occorre spiegare qui la storia della rivolta, né le macchinazioni politiche e la guerra che

martedì 1 settembre 2015

Il martirio del beato Melki nel 1915 Storia di una persecuzione che continua a ripetersi

di Stefano Magni                              01-09-2015
Flaviano Michele MelkiFlaviano Michele Melki è stato proclamato Beato il 29 agosto, a Harissa, in Libano. E’ un nuovo martire riconosciuto, ucciso in odio alla fede un secolo fa. Il suo nome figura fra i 102mila assiri, eliminati fisicamente nel 1915 assieme a un milione e mezzo di armeni. Gli assiri vennero sterminati dall’Impero Ottomano nello stesso periodo del genocidio armeno e per le medesime ragioni: erano cristiani ed etnicamente non turchi, un “corpo estraneo” che i Giovani Turchi, allora al potere, volevano cancellare. La beatificazione di Melki, ora, è un messaggio di “consolazione, coraggio e speranza” ai cristiani del Medio Oriente e di altre parti del mondo che “anche oggi” sono perseguitati, come ha detto Papa Francesco nell’Angelus di domenica.
Vescovo siro-cattolico di Gazarta e Mardin, nella Turchia sudorientale, Melki non solo rifiutò il suggerimento di fuggire dalla Turchia, ma rientrò a Djezirah (Gazarta) per proteggere le vite dei fedeli in un momento di estremo pericolo. “Io verserò il sangue per le mie pecorelle”, disse prima di affrontare gli aguzzini. E il suo sangue fu versato il 29 agosto 1915, quando venne arrestato e ucciso assieme al vescovo caldeo Jacques Abraham. Venne torturato e sottoposto alla scelta di convertirsi all’islam o morire, infine fu decapitato dopo il suo deciso rifiuto di abiurare alla fede cristiana.
Il 29 agosto è il giorno del Martirio di San Giovanni Battista. E’ una storia, quella della persecuzione, che continua a

martedì 14 luglio 2015

«Pace e bene» è da sempre il saluto francescano. Ma noi ne conosciamo davvero il perché?

«Pace e bene» è da sempre il saluto francescano. Ma noi ne conosciamo davvero il perché?Francesco nasce ad Assisi tra il 1181 e il 1182 e fino al suo venticinquesimo anno di età è promotore di feste e scorribande. Era un uomo che cercava di eccellere sugli altri con grande ambizione e prepotenza; viveva nel peccato, soddisfaceva tutte le tendenze giovanili senza freni e sprovvisto di autocontrollo, era agitato dal veleno dell'antico serpente. Visse una giovinezza cruenta e violenta, al punto tale che partecipò anche alla quinta crociata.
Tra il 1198 e il 1200, dopo la morte dell'imperatore Enrico VI (1197) i popolani delle arti distrussero la rocca imperiale di Assisi e assalirono le case fortificate dei nobili. Francesco decise allora di partecipare alle guerra tra Assisi e Perugia e armò nuovamente la sua mano con una spada che questa volta si sporcò di sangue. Tra i l202 e il 1203 le milizia assisane furono sconfitte a Collestrada, durante questa battaglia Francesco venne imprigionato e solo un anno dopo potè ritornare ad Assisi.

Egli era un giovane che sognava armi e cavalieri e una notte venne vistato dal Signore che: “sapendolo bramoso di onori, lo attira e lo innalza ai fastigi della gloria con una visione'. Chiamatolo per nome lo condusse nello splendido palazzo di una bellissima sposa pieno di armature e scudi splendenti” (Leggenda dei tre compagni datata 1276). Francesco credeva fosse un presagio, immaginava, infatti, di diventare un grande principe. Nei giorni a seguire si mise in cammino per la

venerdì 3 luglio 2015

3 Luglio. San Tommaso Apostolo


Gemelli di Cristo





αποφθεγμα Apoftegma

I credenti, attesta sant’Agostino, “si fortificano credendo”...
Solo credendo, quindi, la fede cresce e si rafforza; 
non c’è altra possibilità per possedere certezza sulla propria vita 
se non abbandonarsi, in un crescendo continuo, 
nelle mani di un amore che si sperimenta sempre più grande 
perché ha la sua origine in Dio.

Benedetto XVI, Porta fidei



Di Gesù Tommaso aveva un'esperienza più viva e familiare delle altre, un ricordo più fresco, tanto intenso e struggente da fargli sanguinare il cuore dal dolore. Aveva l'esperienza delle sue ferite: lo aveva visto mentre lo inchiodavano alla croce; lo aveva contemplato, forse impaurito e da lontano, mentre pendeva agonizzante da quel legno. Probabilmente le aveva anche toccate, accarezzate, baciate; forse aveva intinto il lembo del suo mantello nel loro sangue. Insomma, per Tommaso Gesù era il suo Maestro crocifisso; per credere, per uscire dall'immaginazione, aveva bisogno di quel segno concreto, l'unico che poteva riconoscere. Di più: Tommaso era chiamato "Didimo", che significa "gemello". Dunque, Tommaso stava cercando, come tutti i gemelli quando si separano dal fratello, la parte di sé che gli era venuta meno! Cercava un segno nelle piaghe di Gesù, perché cercava un senso alle sue ferite, al dolore della sua vita. mosso dalla relazione nella carne con Gesù, il primo impulso, istintivo, era andato a cercare il suo gemello, l'unica parte di sé che poteva dare compimento e completezza alla sua vita; ma lo era andato a cercare lontano dalla verità, paradossalmente, proprio lontano dalla carne di Gesù, dal corpo di Cristo che è vivo nella comunione della Chiesa, la comunità dei suoi fratelli. Forse era andato a cercarlo alla tomba, come la Maddalena, laddove i suoi occhi lo avevano visto deporre; forse non si rassegnava a vedere la carne della propria carne scendere e marcire in un sepolcro; forse Tommaso, come noi, stava rovistando tra le speranze deluse, i progetti restati in sospeso, le zone oscure del passato dove si è sbagliato qualcosa; forse Tommaso cercava la pace tra i sensi di colpa mai sopiti, tra le angosce di quella relazione così importante ma scivolata via senza poterci fare nulla. O forse voleva un rapporto diverso ed esclusivo, forse desiderava seguire il suo istinto, gli schemi che seguono gli affetti carnali; forse voleva, semplicemente, restare solo a piangere il suo dolore. 

Ma la sua relazione con il Maestro era stata anche qualcosa di più; lo aveva sentito vibrare nell'anima il suo amore soprannaturale, ne aveva percepito la tenerezza, e questa memoria mai sopita, come quella del figlio prodigo, lo ha spinto a tornare nel luogo dove ancora non lo aveva cercato. Qualcosa lo aveva attirato nella stanza dove aveva ricevuto dalle sue mani il suo corpo e il suo sangue; in quell'intimità che solo si sperimenta nella comunione con i fratelli. E Gesù, che non lo ha mai considerato perduto, lo viene a cercare; torna dopo un settimana, come torna in ogni giorno nel quale la Chiesa fa memoria della sua resurrezione. Torna per lui, assecondando con tenerezza infinita quel bisogno affettivo che, sempre, muove gli uomini verso di Lui. Il vuoto di una vita fallimentare, un matrimonio che sta andando a rotoli, una malattia, l'incompiutezza della vita sono i pertugi che Dio scava nella roccia dura dell'orgoglio. Da essi parte il cammino di ritorno, la conversione. Anche noi, spesso, dimentichiamo che l'unico luogo dove ricevere la virtù soprannaturale della fede, dove toccare e vedere Cristo risorto, dove sperimentare il suo amore più forte della morte, è la Chiesa, la comunità. Gesù, infatti, non dice che la fede è un salto nel buio. Altrimenti, perché avrebbe fondato la Chiesa? Essa è, nel mondo, proprio il suo corpo risorto offerto come segno perché il mondo possa credere. Il Signore, infatti, ama Tommaso, e ama noi. E ci attende con pazienza, e viene a cercarci ancora. Anche i momenti in cui ci siamo allontanati e abbiamo preferito la solitudine dell'orgoglio o del dolore, anche quelli infilati nel buio più oscuro, sono fecondi e preparano all'incontro decisivo che muove alla professione di fede più bella. Anche noi, anche tuo figlio e il tuo amico, anche l'uomo più lontano sta cercando il Signore! E può tornare come Tommaso attirato dall'annuncio dei suoi fratelli. Egli, anche se balbettando e ponendo condizioni, ha prestato un po' di fede alle parole dei suoi fratelli, e ora è lì, nella sua comunità. E tanto basta, e questo è tutto. Perché Gesù torna sempre dai suoi, e cerca Tommaso, e accetta ogni sua condizione! Gesù accoglie anche le nostre, anche quelle di ogni uomo, dei più piccoli e deboli, dei più grandi peccatori, e si fa carne, storia, vita dentro le nostre ore, e schiude le sue ferite, la sua misericordia, perché tutti le possiamo toccare. Gesù ha pazienza e, come un fratello maggiore, ci prende per mano e, nella Chiesa Madre e Maestra, ci insegna a camminare con la Parola e i Sacramenti, per "diventare", passo dopo passo nel catecumenato di conversione, "un credente", uno che, in ogni circostanza, vive appoggiato al suo amore incorruttibile. Nella Chiesa, infatti, possiamo fare l'esperienza della misericordia, del perdono che nulla esige e sa ricreare un uomo nuovo nella carne debole e vacillante. E' necessaria la scintilla che solo l'amore di Dio rivelato in Cristo e sigillato dallo Spirito Santo - quello che mancava a Tommaso perché assente la sera di Pasqua - può far scoccare nell'anima: allora, come San Paolo, la "conoscenza" di Cristo non sarà più secondo la carne. per resistere al pericolo che anche la fede divenga uno struggente ricordo, occorre lasciarsi crocifiggere con Cristo, per restare ben piantati con Lui nella storia, e vivere, pur non "sentendo" nulla, anche senza consolazioni, appoggiati al mistero del suo amore, spesso invisibile ma sempre all'opera. Quando l'altro ci offre la morte, quando la storia si apre come un abisso di delusione e solitudine, ci salva la comunità, il cenacolo dove toccare Cristo e imparare la fede. In essa possiamo allineare i memoriali su cui costruire, come sulla roccia, la nostra casa, capace di resistere alle tempeste e ai terremoti. Così potremo giungere alla fede adulta, la fede di Tommaso cresciuta nella sua comunità, alla presenza di Cristo risorto. E, come Lui, potremo riconoscere "il nostro Signore e il nostro Dio" nelle nostre stesse piaghe, nelle ferite della nostra vita dove non si "vede" altro che morte: per "credere" ogni giorno che nella Croce è nascosta la gloria, nella storia l'onnipotenza di Dio, nella nostra vita la signoria di Cristo.

lunedì 29 giugno 2015

L'annuncio

L'ANNUNCIO
In quel tempo, essendo giunto Gesù nella regione di Cesarèa di Filippo, chiese ai suoi discepoli: «La gente chi dice che sia il Figlio dell'uomo?». 
Risposero: «Alcuni Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti». 
Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 
Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 
E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 
E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 
A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 
 (Dal Vangelo secondo Matteo 16, 13-19)

SANTI PIETRO E PAOLO


«Dove c'è Pietro, lì c'è la Chiesa; dove c'è la Chiesa, lì non c'è affatto morte ma vita eterna» (S. Ambrogio). Pietro e la Chiesa. E, in essa, la vita, e la fine della morte. E' questo il desiderio d'ogni uomo, il nostro desiderio d'oggi, il più profondo, il più intenso, l'anelito che freme insopprimibile in ogni parola, pensiero, azione. 


giovedì 19 marzo 2015

L'obbedienza che vede e ama Gesù in ogni uomo

Uscire da noi stessi,
dal recinto dell’orto dei propri convincimenti considerati inamovibili
se questi rischiano di diventare un ostacolo,
se chiudono l’orizzonte che è di Dio,
perché le nostre certezze possono diventare un muro,
un carcere che imprigiona lo Spirito Santo.
Card. Bergoglio 
Oggi è una solennità meravigliosa, perché da Giuseppe possiamo implorare la grazia di una morte santa. Non solo quella che ci aprirà le porte del Cielo, ma anche quella che ci attende oggi, e domani e ogni giorno. La Grazia di morire a noi stessi come Giuseppe, per accogliere e custodire l'opera dello Spirito Santo nel prossimo. Come lui, infatti, anche noi siamo stati scelti per un compito importantissimo: dare il nome a Gesù che è gestato nella vita di chi ci è accanto. Che significa essere, come Giuseppe, il padre terreno del Figlio celeste che è generato nel grembo dei fratelli. Perché come Gesù, per salvare ogni uomo, doveva nascere nella carne in una famiglia santa che lo rendesse parte della discendenza di Davide, così chi ci è affidato deve poter essere accolto da una comunità che lo gesti alla fede adulta dei figli di Dio. E certo, questa missione suppone un travaglio profondo, attraverso il quale morire a se stessi, ai propri schemi e criteri e, soprattutto, alla propria "giustizia". Che significa questo concretamente? Vediamo: puoi oggi tu "chiamare" Gesù tuo marito, tua moglie, i tuoi figli, i fratelli della comunità cristiana, i colleghi o gli amici? Puoi nonostante le apparenze dicano tutto il contrario? Perché proprio le apparenze avevano gettato Giuseppe in un'angoscia profonda e nello scandalo tipico di chi non riesce a comprendere il mistero che bussa alla propria vita. Giuseppe era giusto nella rettitudine di fare tutto per "ag-giustarsi" in ogni circostanza alla volontà di Dio. Forse intuiva che c'era qualcosa di misterioso e più grande, conosceva Maria e non la poteva pensare capace di tradirlo. Ma l'eccezionalità e l'imprevedibilità di quella gravidanza erano come uno tsunami, e la giustizia appresa dalla sapienza del suo popolo non ammetteva