Cosa fare in assenza di un ministro ordinato?
Roma, (Zenit.org) Edward McNamara, L.C. | 19 hits
Nella sua rubrica di liturgia, padre Edward McNamara LC, professore di Liturgia e decano di Teologia presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma, risponde questa settimana alla domanda di un lettore del Texas.Sono confuso riguardo un’apparente contraddizione nelle istruzioni per il Rito della Comunione fuori della Messa. Nel documento Sunday Celebration in the Absence of a Priest, pubblicato nel 2012 dalla Conferenza Episcopale degli Stati Uniti, il rito penitenziale è completamente omesso. Tuttavia, nel documento Santa Comunione fuori della Messa e Culto eucaristico del 1976, e nel documento Rito della Comunione agli infermi del 1983, il rito penitenziale appare e può essere presieduto anche da un ministro non ordinato. Tenendo presente questo, è corretto per un ministro laico guidare il rito penitenziale (con o senza l’esortazione finale "Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduci alla vita eterna")? -- K.W., Austin, Texas (USA)
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La presenza dell’atto penitenziale è naturalmente una differenza tra i due riti, e infatti entrambi sono perfettamente validi nei loro rispettivi contesti. Un’altra differenza è che laddove i riti per la Santa Comunione fuori della Messa e il Rito della Comunione agli infermi sono stati promulgati dalla Santa Sede, i riti specifici per le Celebrazioni domenicali in assenza di presbitero sono stati preparati e pubblicati dalla Conferenza episcopale sulla base del direttorio ricevuto dalla Santa Sede e pubblicato il 2 giugno del 1988.
Riguardo la struttura del rito per le Celebrazioni domenicali il direttorio afferma:
“41. Lo schema della celebrazione si compone dei seguenti elementi:
“a) i riti iniziali, il cui scopo è che i fedeli, quando si radunano, costituiscano la comunità e si dispongano degnamente alla celebrazione;
“b) la liturgia della Parola, nella quale Dio stesso parla al suo popolo, per manifestargli il mistero di redenzione e di salvezza; il popolo infatti risponde mediante la professione di fede e la preghiera universale;
“c) il rendimento di grazie, con il quale Dio è benedetto per la sua gloria immensa (cfr. n. 45);
“d) i riti di comunione, mediante i quali si esprime e sì realizza la comunione con Cristo e con i fratelli, soprattutto con quelli che nel medesimo giorno partecipano al sacrificio eucaristico;
“e) i riti di conclusione, con i quali viene indicato il rapporto che intercorre tra liturgia e vita cristiana.
“La conferenza episcopale, o lo stesso vescovo, tenuto conto delle circostanze di luogo e di persone, può