venerdì 4 dicembre 2015
Venerdì della I settimana del Tempo di Avvento
αποφθεγμα Apoftegma
Dio è luce e quanti sono resi da lui degni di vederlo,
lo vedono come Luce;
coloro che lo hanno ricevuto,
lo hanno ricevuto come Luce che illumina
e trasforma in luce coloro che illumina.
San Simeone
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| L'ANNUNCIO |
In quel tempo, mentre Gesù si allontanava, due ciechi lo seguivano urlando: “Figlio di Davide, abbi pietà di noi”.
Entrato in casa, i ciechi gli si accostarono, e Gesù disse loro: “Credete voi che io possa fare questo?”. Gli risposero: “Sì, o Signore!”.
Allora toccò loro gli occhi e disse: “Sia fatto a voi secondo la vostra fede”. E si aprirono loro gli occhi.
Quindi Gesù li ammonì dicendo: “Badate che nessuno lo sappia!”. Ma essi, appena usciti, ne sparsero la fama in tutta quella regione.
Gridare per credere
Carne e sangue non c'entrano, i "due ciechi" che seguono di Gesù hanno visto con il cuore ancor prima che con gli occhi; un moto dello Spirito li ha sospinti alla sequela di quel Galileo, sino a giungere alla sua "casa"; qui "gli si accostano" e Gesù può porre loro la domanda decisiva: "Credete che io abbia il potere di farvi vedere?". I ciechi avevano camminato e seguito Gesù gridando e implorando, segno del catecumenato preparatorio al battesimo. Gesù si stava "allontanando" e per questo i due hanno cominciato a seguirlo. E non si è fermato, inducendoli a gridare, a gridare ancora, sino a che il suo Nome immerso nella pietà diventasse familiare. Così è anche per noi. Quando Gesù sembra allontanarsi è perché, come lo Sposo del Cantico dei Cantici, vuole che lo seguiamo, che lo cerchiamo, che gridiamo a Lui. Vuole innescare in noi il bisogno e il desiderio di Lui, sino a che Egli ci diventi familiare: familiare come il bisogno che abbiamo di respirare. Non si volta e non si ferma perché vuole rafforzarci nel santo desiderio che si fa grido, per
Se il presepe verrà bandito dalla vita pubblica a scomparire sarà la verità della nostra umanità
di Giampaolo Crepaldi * 04-12-2015
Anche quest’anno, con l’avvicinarsi delle feste natalizie, è tornata la polemica sui presepi nei luoghi pubblici, soprattutto nelle scuole. Si sono verificati molti casi di sospensione di questa tradizione, ove fosse ancora presente, insieme con la sospensione di canti religiosi ispirati alla Natività. Il nostro Osservatorio desidera fare, a questo proposito, alcune riflessioni.
Bisogna prima di tutto prendere atto che il processo di secolarizzazione non poteva certo fermarsi davanti al presepe. Da questo punto di vista, purtroppo, non c’è di che sorprendersi. La società attuale ha preso da tempo le distanze dalla religione, non solo impedendole ogni pubblica manifestazione e creando un mondo in cui Dio non si trova, ma anche sviluppando criteri di giudizio e atteggiamenti sociali direttamente e sistematicamente contrari alla fede cristiana e in particolare cattolica. Ci sarebbe da stupirsi se la secolarizzazione si fosse fermata davanti alle statuine di gesso e alla grotta con sopra il muschio. Con ciò non si intende avvalorare tale processo e tale suo esito, ma solo segnalare che esso non è nato ieri e ha ormai intaccato alla base molti elementi della cosiddetta civiltà cristiana. L’attacco al presepe richiede da parte cattolica una seria riflessione sulla secolarizzazione e le sue dinamiche.
In secondo luogo, va osservato che del presepe viene contestata la costruzione nei luoghi pubblici. Il senso è preciso: la
Bisogna prima di tutto prendere atto che il processo di secolarizzazione non poteva certo fermarsi davanti al presepe. Da questo punto di vista, purtroppo, non c’è di che sorprendersi. La società attuale ha preso da tempo le distanze dalla religione, non solo impedendole ogni pubblica manifestazione e creando un mondo in cui Dio non si trova, ma anche sviluppando criteri di giudizio e atteggiamenti sociali direttamente e sistematicamente contrari alla fede cristiana e in particolare cattolica. Ci sarebbe da stupirsi se la secolarizzazione si fosse fermata davanti alle statuine di gesso e alla grotta con sopra il muschio. Con ciò non si intende avvalorare tale processo e tale suo esito, ma solo segnalare che esso non è nato ieri e ha ormai intaccato alla base molti elementi della cosiddetta civiltà cristiana. L’attacco al presepe richiede da parte cattolica una seria riflessione sulla secolarizzazione e le sue dinamiche.
In secondo luogo, va osservato che del presepe viene contestata la costruzione nei luoghi pubblici. Il senso è preciso: la
No gender: oggi primo sciopero autorizzato dai genitori
di Marco Guerra 04-12-2015
«Cara ministra, per questo Natale vorrei essere ricevuto insieme agli altri rappresentanti delle associazioni che il 20 giugno hanno riempito la piazza più grande di Roma, per poterti raccontare che cosa c'è che non va con tante attività proposte e svolte nelle scuole dei nostri figli e nipoti su temi molto intimi e delicati». Inizia così la lettera che "Generazione Famiglia" ha indirizzato al ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, per chiedere un confronto sul comma 16 della legge Buona Scuola, recante l’obbligo per le scuole di ogni ordine e grado di integrare i piani triennali dell’offerta formativa con attività sul contrasto alla discriminazione e alla violenza di genere.
Dietro ai buoni propositi del contrasto alle discriminazioni e al bullismo continuano, infatti, ad affermarsi attività scolastiche sull’affettività e sull’educazione sessuale che mirano esplicitamente ad affermare l’idea che l’identità sessuale della persona è completamente slegata dal dato biologico ma che consista piuttosto nella momentanea e assolutamente autonoma autopercezione di sé. Questa deriva ideologica trova piena attuazione soprattutto ad un livello scolastico territoriale e periferico, come conferma la recente convocazione di tutti i dirigenti scolastici delle elementari e della materne di Bari da parte del tavolo Lgbt del Comune per chiedere di fatto di far entrare nelle scuole corsi sul gender. Iniziativa preceduta dalla adesione della Regione Puglia alla Rete Ready, (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere).
Di fronte all’acuirsi dell’emergenza e al moltiplicarsi delle segnalazioni, "Generazione Famiglia" ha invitato quindi
Dietro ai buoni propositi del contrasto alle discriminazioni e al bullismo continuano, infatti, ad affermarsi attività scolastiche sull’affettività e sull’educazione sessuale che mirano esplicitamente ad affermare l’idea che l’identità sessuale della persona è completamente slegata dal dato biologico ma che consista piuttosto nella momentanea e assolutamente autonoma autopercezione di sé. Questa deriva ideologica trova piena attuazione soprattutto ad un livello scolastico territoriale e periferico, come conferma la recente convocazione di tutti i dirigenti scolastici delle elementari e della materne di Bari da parte del tavolo Lgbt del Comune per chiedere di fatto di far entrare nelle scuole corsi sul gender. Iniziativa preceduta dalla adesione della Regione Puglia alla Rete Ready, (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere).
Di fronte all’acuirsi dell’emergenza e al moltiplicarsi delle segnalazioni, "Generazione Famiglia" ha invitato quindi
giovedì 3 dicembre 2015
L'annuncio

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| L'ANNUNCIO |
Dal Vangelo secondo Matteo 7,21.24-27
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande”.
"Castificare" la nostra vita
Le parole sono indifese, se ne possono servire gli assassini per uccidere e i santi per amare e annunciare il Vangelo. Per molti le parole sono l'unico certificato di esistenza in vita: quando si parla di un progetto è quasi come se lo lo si fosse già reaIizzato; si usano le parole come scalpelli perché scolpiscano la nostra figura nella vita e nella memoria degli altri, per essere considerati e amati. Ma di fronte alla storia, ogni parola è costretta a denudarsi perché la Croce rivela senza sconti la loro "saggezza" o la loro "stoltezza". Se in esse è viva la Parola fatta carne, si entra ogni giorno nella storia, con i dolori e le difficoltà. E si rimane lì, crocifissi, compiendo la "volontà di Dio". Oppure si tratta di parole vane, e un po' di "vento", la corrente d'aria d'un rimprovero o di un disprezzo, o il "torrente in piena" di una malattia, o la "pioggia" di un fallimento e tutta l'impalcatura della nostra vita cade ed è una "rovina grande". Per entrare nel Regno dei Cieli non basta "dire Signore, Signore", perché la comunione e l'intimità con Cristo e con ogni persona sgorgano dall'obbedienza; essa, infatti, ci strappa dai sogni e dalle illusioni, e ci fa percorrere il sentiero della storia con autenticità, il luogo dove il Regno di Dio si fa "vicino" a noi. "L'obbedienza alla verità dovrebbe "castificare" la nostra anima, e così guidare alla retta parola e alla retta azione. In altri termini, parlare per trovare applausi, parlare orientandosi a quanto gli uomini vogliono sentire, parlare in obbedienza alla dittatura delle opinione comuni, è come una specie di prostituzione della parola e dell'anima. La "castità" a cui allude l’apostolo Pietro è non sottomettersi a questi standard, non cercare gli applausi, ma realmente purificati e resi casti dall'obbedienza alla verità, la verità parli in noi" (Benedetto XVI, Omelia del 6 ottobre 2006).
Esiste dunque la possibilità di vivere e parlare con un cuore di prostituta; cercare di venderci a Lui e agli altri attraverso parole e gesti ipocriti. Non a caso le parole di Gesù giungono al termine del Discorso della Montagna: tutto quanto vi è in esso annunciato può divenire un terribile moralismo, impossibile da compiersi se non in un'ipocrita apparenza. Ma proprio in esse si può vedere in filigrana la vita di Gesù: fondato sulla Roccia, pur investito dalla tempesta della morte, non è crollato, ma è risorto dalla tomba. Gesù è stato casto nell'anima e nella parola, non ha bluffato davanti al Padre, "ha fatto la sua volontà" e per questo è "entrato nel Regno dei Cieli". La parola “volontà” - in greco Thelema - è la traduzione di due termini ebraici: hapetz e ratzah. Sorprendentemente scopriamo che le due radici non rimandano a verbi quali “comandare, imporre, ordinare”, ma significano invece “compiacersi - provare gioia - desiderare ardentemente”. "Compiere la volontà di Dio" non significa chissà quale sacrificio della propria indipendenza e dei propri desideri; al contrario, in essa vi è l'incontro tra la gioia, il compiacimento e il desiderio ardente di Dio e dell'uomo. Castificare l'anima significa dunque immergersi nella gioia di Cristo scaturita dall'obbedienza del Getsemani. Non dobbiamo gonfiare i polmoni e gridare "Signore, Signore!", ma riconoscere e accettare la nostra piccolezza indigente schiava della propria volontà e consegnarla alla castità perfetta di Cristo. E' sufficiente sostituire la preghiera alle parole per entrare con Lui nel Getsemani di ogni giorno, casa, scuola, lavoro, e lasciarci "trascinare" nelle sue caste e obbedienti parole rivolte al Padre. Quanto abbiamo bisogno di castità autentica nei dialoghi a colazione e a cena, in ufficio e a scuola. Castità che rispetta l'intimità dell'altro, che non insiste con le parole, che sa fermarsi senza sporcare e usare dell'altro per soddisfare se stessi. Digiunare dalle parole vane per consegnare il fratello all'amore e alla misericordia di Dio. L'Avvento ci chiama a deporre ogni istante della nostra vita nell'obbedienza di Cristo che ne fa una sua parola purificata e offerta al Padre: "Se non riesci a “osservare i comandamenti” non considerarti mai perso, non ti inacidire in modo moralistico o volontaristico. Più a fondo, più in basso della tua vergogna o della tua caduta c’è Cristo. Volgiti a lui, lascia che ti ami, che ti comunichi la sua forza. E’ inutile che ti accanisci in superficie: è il cuore che deve capovolgersi. Non devi cercare nemmeno innanzitutto di amare Dio, ti basta capire che Dio ti ama. Oggi." (Olivier Clèment).
Il sacco di Roma, castigo tremendo e misericordioso da cui nacque la Riforma cattolica
L’imperatore Carlo V, irato per l’alleanza politica del papa Clemente VII con il suo avversario, il re di Francia Francesco I, aveva mosso un esercito contro la capitale della Cristianità. Quella sera il sole tramontò per l’ultima volta sulle bellezze abbaglianti della Roma rinascimentale. Circa 20 mila uomini, italiani, spagnoli e tedeschi, tra i quali i mercenari Lanzichenecchi, di fede luterana, si apprestavano a dare l’attacco alla Città Eterna. Il loro comandante aveva concesso loro licenza di saccheggio.
Tutta la notte la campana del Campidoglio suonò a storno per chiamare i romani alle armi, ma era
mercoledì 2 dicembre 2015
La "crociata" anti cristiana: bruciate 200 chiese al mese
Sono 150 milioni i perseguitati. E il fondamentalismo islamico è la prima causa dell'oppressione. Antonio Tajani: "È necessario che l'Occidente rompa il silenzio"
Sono 150 milioni i perseguitati. E il fondamentalismo islamico è la prima causa dell'oppressione. Antonio Tajani: "È necessario che l'Occidente rompa il silenzio"
Anna Maria Greco - Mer, 02/12/2015
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