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lunedì 20 maggio 2019

  • L'INTERVISTA A KHALIL SAMIR

Fuori Ramadan e imam dalle chiese: è propaganda islamica




"Gli imam in chiesa fanno propaganda"; "Che errore gli auguri cattolici per il Ramadan". L'islamologo Samir Khalil Samir demolisce la "moda" cattomana delle diocesi: “Si cede al linguaggio musulmano perché non si sa più che cosa dire. Così gli islamici pretenderanno un primato”. La dichiarazione di Abu Dhabi? “Va letta in un contesto politico, non religioso; L'infinito è connaturato all'uomo, ma non posso dire che Dio abbia voluto le religioni. E' sbagliato far diventare quel documento la scusa di un dialogo falsato, che deve restare sul piano culturale".
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“Gli imam invitati in chiesa? Fanno propaganda”, “Gli auguri cattolici per il Ramadan? Si ignora che cosa sia e si sottovaluta il rafforzamento delle convinzioni dei musulmani”. Sono decise e senza appello le parole dell’islamologo Samir Khalil Samir che in questa intervista alla Nuova BQ smonta qualsiasi velleità circa la nuova moda che ha preso piede in molte diocesi di auguri per il Ramadan.
In questo mese di maggio – come la Nuova BQ ha documentato – stanno diventando virali gli auguri cattolici, da parte di diocesi e di vescovi, agli islamici per il Ramadan. Auguri nel segno di una comune fratellanza che nulla esprimono se non un generico senso di buonismo diffuso. Ma contemporaneamente ci si spinge ulteriormente, addirittura invitando gli imam nelle chiese per incontri dal vago sapore sincretistico e nel segno del dialogo interreligioso. Che si tratti di una trappola dei tempi moderni, tempi in cui molti uomini di chiesa, non si rendono conto della posta in gioco di chi concede un terreno fertile per un’islamizzazione strisciante? Il sospetto si fa timore concreto soprattutto dopo aver sentito che cosa dice chi l’Islam lo conosce bene.
Padre Samir, che cosa significa fare gli auguri per un buon Ramadan?
Nulla. Nulla nel senso che ha un valore più o meno pari a quello degli auguri per un compleanno. Vanno fatti con discrezione, ma certo non con l’enfasi e il trasporto cui si sta assistendo. Men che meno dedicare un mese intero di attenzioni al Ramadan, come se fosse diventata la principale occupazione per i cattolici.
Ma che cosa ci si dovrebbe augurare, in sostanza?
E’ questo il punto.
Appelli generici per la pace?
Va bene, ma è il senso che manca.
Il senso di che cosa?
Di che cosa sia il Ramadan soprattutto in relazione alla nostra Quaresima.
Si tende a paragonarle…
Errore. Errore grave.
Perché?
Perché c’è una differenza abissale. Il Ramadan è una tradizione – probabilmente mutuata dalla nostra Quaresima – ma in realtà è il mese più festivo dell’anno.
Ma come? E il digiuno?
Non si tratta di un digiuno che presupponga la penitenza. E’ un digiuno che apre al Al-Iftar, la rottura del digiuno serale, dove si mangia e si fa festa. Per certi versi possiamo dire che il Ramadan è una festa.
Quindi il contrario della nostra Quaresima?
Dove, tra l’altro, vige la penitenza, il sacrificio, la rinuncia. I musulmani invece alla sera vanno nei ristoranti a mangiare, non c’è il concetto di digiuno per penitenza.
Che noi cattolici abbiamo perso…
La nostra Quaresima è strettamente connessa ai poveri e ai bisogni dei poveri. Nel Ramadan tutto questo non c’è.
Che cosa c’è allora?
C’è il senso di un periodo estremamente rallentato. Al Cairo si usa spesso dire nelle attività: “Passa dopo il Ramadan”. Noi invece diamo al nostro mese di penitenza anche uno sguardo spirituale, una dimensione trascendente. Tutto questo è assente nel Ramadan islamico.
Quindi che senso ha fare gli auguri?
Poco più una gentilezza, ma ripeto: è lo scopo del Ramadan e la sua differenza con la sensibilità cattolica a non essere del tutto chiara per molti cattolici.
Eppure, ci sono parrocchie che mettono a disposizione degli spazi…
E’ assurdo che anche noi partecipiamo per festeggiare il Ramadan prestando ad esempio gli spazi per fare le cene. Tra l’altro che non vengono neanche richieste. Ma per che cosa? Che senso ha? Non dobbiamo aiutare a fare queste cose. E’ ridicolo.
Abbiamo notato che si è diffusa la moda anche di imitare il linguaggio arabo oppure di utilizzare espressioni proprie dell’islam come ad esempio definire Dio clemente e misericordioso
Un’altra assurdità. Si cede al linguaggio e alla cultura musulmana perché non si sa più dire qualcosa d’altro. Questo non corrisponde alla buona relazione. Tutto ciò porta all’assimilazione o alla confusione delle personalità spirituali in un concetto errato di dialogo e di relazione.
A quale approdo può portare?
Il rischio è che il musulmano interpreterà la nostra buona disposizione non come un gesto fraterno, ma come una cessione che lo legittimerà nel pretendere una posizione di riguardo dominante ingiustificata. Diranno: “Ecco, la nostra religione è più forte”. Così cercheranno ancora più visibilità.
Noi offriamo vicinanza fraterna e loro interpretano dominio? E’ così?
E’ la conseguenza di confondere una religione con un’altra solo perché ci sono delle apparenti somiglianze.
C’è anche chi si spinge a invitare gli imam in chiesa.
Questo non è corretto.
Perché?
Perché è chiaramente l’occasione per loro per fare propaganda.
Eppure, gli imam vengono invitati con tutti gli onori e sempre all’insegna del dialogo.
Il predicatore come ospite può dire ciò che vuole, nessuno gli si oppone né lo discute in questo modo dirà sempre le cose più belle. Intanto però sta facendo propaganda per l’islam.
E che cosa pensa del fatto che questi incontri vengano fatti nelle chiese?
E’ sbagliatissimo perché loro vengono in chiesa proprio con l’idea di fare propaganda. La chiesa non è un luogo per conferenze degli imam, ma il luogo della preghiera cristiana. Punto e basta.
Che cosa pensa del fatto che ci si giustifica utilizzando il documento sulla fratellanza firmato da Papa Francesco ad Abu Dhabi?
Un altro errore, perché quel documento è stato un documento politico, non religioso. Ha avuto lo scopo di inserirsi in un contesto di persecuzioni e di fanatismo. Il Papa e Al -Azar hanno rifiutato il fanatismo in nome di Dio, ma questo è un documento politico, non corrisponde ad un atteggiamento religioso, non va a toccare l’essenza delle fedi. Il tema svolto è solo quello politico del vivere in pace.
Ma oggi viene utilizzata come giustificazione di questi incontri CattoMani
Si utilizza quel documento in maniera impropria per dire che ormai siamo un unico popolo con una unica fede. No, no e no.
Anche la frase sul fatto che Dio abbia voluto tutte le religioni?
Il senso religioso, il senso dell’infinito sono sentimenti connaturati all’uomo, ma non posso dire che Dio abbia voluto le religioni. Non credo che Dio abbia voluto l’islam o non so quale religione nasca ogni settimana. Solo il Cristianesimo - e il giudaismo come prima tappa, poi sostituita da Cristo - è ispirato dal Signore. Maometto non ha mai fatto miracoli per aiutare qualcuno, ha fatto delle guerre, fatti terribili che è impossibile mettere sotto il titolo di religione. Se questa religione non rispetta gli altri e si permette di attaccare allora non è la vera religione. Sarebbe lo stesso se io nel nome di Cristo muovessi guerra contro i musulmani. Bè, questo non è volontà di Dio.
Qual è il problema che non si accetta?
Che ci sono due piani che vanno ben distinti. Uno è politico-culturale e va percorso con saggezza per cercare la pace e poi c’è quello religioso e questo piano non va mai confuso nè sostituito all'altro.



Non si può esporre lo Spirito di Dio come una merce.
Solo chi lo porta in sé, lo potrà vedere.
Vedere e venire, vedere e dimorare 
vanno di pari passo e sono inscindibili.
Lo Spirito dimora nella parola di Gesù
e non si ottiene la parola mediante discorsi,
bensì mediante la costanza, mediante la vita.

Card. Joseph Ratzinger, Dio e il mondo
CONSOLATI DALLO SPIRITO SANTO CHE CI INSEGNA COME VIVERE DA FIGLI NEL FIGLIO RICORDANDOCI OGNI SUA PAROLA 


E' lunedì, inizia la settimana, ma non è il triste giorno in cui ricomincia la routine; è invece quello in cui sperimentare un nuovo inizio, nel quale si realizza quanto celebrato la domenica. Il compimento del Mistero Pasquale del Signore, infatti, è l'effusione dello Spirito Santo, che, colmando il nostro cuore, non delude la speranza e ci fa partecipi della natura divina. "Dimorare" in Dio e "rimanere" nell'amore di Gesù è, concretamente, "osservare la sua Parola" che, secondo l'originale greco, è un custodire dinamico, lo stesso di Maria che custodisce e mette insieme tutti gli eventi della sua storia straordinaria, meditandoli nel suo cuore. E' "un custodire per far crescere", nella fecondità che suppone un processo di maturazione. E' la custodia del catecumeno, che "accoglie" i comandamenti ascoltando la predicazione. Ogni comandamento illumina e dà pienezza a ciascun aspetto della vita; "osservandoli", possiamo rimanere in Cristo in ogni momento, custodendo la sua opera in noi. Come fu in quel pomeriggio per Giovanni e Andrea che andarono e videro dove Gesù abitava "rimanendo" presso di Lui, anche noi possiamo andare da Lui negli eventi concreti in mezzo ai quali sorge la sua "dimora" nella quale "rimanere" presso di LuiUscendo con la fidanzata, con il testo di algebra o di anatomia dinanzi agli occhi, cambiando pannolini o passando l'aspirapolvere, al mercato o sulla metropolitana, in una riunione di marketing o imbottigliati nel traffico dell'ora di punta, ogni luogo è quello giusto per dimorare in CristoE' pur vero che ogni giorno, specialmente il lunedì, sperimentiamo i nostri limiti. Per questo ci è necessario un Consolatore che che "ci ricordi" le parole del Signore nei momenti in cui il demonio, come fece con Adamo ed Eva, ci tenta per farci disobbedire ad esse e così scappare dalla storia dove è posta la "dimora" di Dio con noi. Nell'Antico Testamento la “Dimora” (in ebraico “mishkan”) aveva ospitato l’Arca nel deserto dove Dio "abitava" con il suo Popolo. Essa era una struttura mobile in legno, tutta rivestita d'oro, ricoperta di teli di lino pregiato: il bisso o “lino fine” che nell’Apocalisse e' il tessuto con cui é rivestita la Chiesa, sposa dell’Agnello, mentre la “porpora”, che nell’antichità era il colore dei vestiti indossati dai principi e dagli alti personaggi, è la stessa che ha rivestito Cristo durante il processo che lo ha condannato alla Croce. L'origine dell'architettura come quella del culto risale all'incontro decisivo del Sinai, dove il Popolo ha visto Dio e non è morto, e, dopo un lungo cammino iniziato con Abramo, ha ricevuto le Tavole dell'Alleanza, la "Berit", che divenne il sigillo nuziale di un'appartenenza e un'intimità esclusiveE' stata l'iniziativa di Dio a far sorgere nel Popolo il desiderio e la volontà di osservare ciascuna delle Dieci Parole che costituiscono il cuore dell'Alleanza; all'origine dell'ascolto obbediente vi è l'amore gratuito di Dio. L'agire morale dell'uomo scaturisce dall'Alleanza come da una sorgente inesauribile di libertà: “Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese d’Egitto dalla condizione di schiavitù” (Es. 20,2). Per questo nel cuore della Dimora vi era l'Arca dell'Alleanza dove erano collocate le due tavole con incisi i comandamenti; esse erano chiamate “la Testimonianza” (‘edut), che indicava, secondo la cultura orientale, le clausole di un trattato imposto da un sovrano al suo vassallo. Coraggio fratelli, perché tutto quello che era profetizzato nell'Arca Gesù lo ha compiuto per noi suoi vassalli: basta "accogliere i suoi comandamenti" perché Gesù viene anche oggi a compierli in noi. Nella sua carne ha posto la Dimora di Dio tra gli uomini, annunciando e compiendo le Parole dell'Alleanza sino all'ultimo iotaIl suo sangue ha sancito la nuova ed eterna Alleanza. "Accogliendo" il suo Spirito attingeremo forza e vigore per vivere ogni alleanza della nostra vita: tra gli sposi, con i colleghi e gli amici, con i fidanzati e i parenti, perfino con i nemici, perché si realizzerà in noi quanto fece Mosè quando "prese l’olio dell’unzione, unse la Dimora e tutte le cose che vi si trovavano e così le consacro'" (Lv. 8,10). L'olio dello Spirito Santo che ha consacrato la Dimora e poi ha unto Gesù per accompagnarlo nella sua missione, unge oggi ciascuno di noi (cristiani - unti - cristi); come un profumo soave pervade ogni aspetto della nostra vita come ogni angolo della Dimora e dell'esistenza di Gesù. Così lo Spirito Santo custodisce in noi la memoria della vita di Cristo "ricordandoci" nei momenti opportuni le sue Parole che illuminano gli eventi. Hai un problema con tuo marito? Ecco lo Spirito Santo che ti "ricorda" come Gesù ti ha amato, difendendoti così dalle menzogne del demonio per muoverti verso l'altro nello stesso amore. Lo Spirito Santo, infatti, "si manifesta ai discepoli e non al mondo" proprio per "testimoniare" a ogni uomo la "presenza" di Dio tra di loro. Per questo nulla può turbare un cristiano: ovunque e in ogni circostanza, l'Arca dell'Alleanza fa presente Dio in lui attraverso la vita eterna conquistata da Cristo che lo rende più che vincitore nelle tentazioni e nei combattimenti di ogni giorno.