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venerdì 17 ottobre 2014

Per certo la via non è il neoprogressismo. Lo dice perfettamente Paolo VI, che domenica diventerà beato

Per certo la via non è il neoprogressismo. Lo dice perfettamente Paolo VI, che domenica diventerà beatoDomenica Papa Francesco proclamerà beato Papa Paolo VI, il cui magistero andrebbe oggi riscoperto e ristudiato dentro e fuori la Chiesa. Se lo si facesse, si eviterebbero molti degli scandali e delle tristezze cui invece il fedele è quotidianamente costretto
Dal discorso ai vescovi dell’America Latina, Bogotà, 24 agosto 1968
«La fede è la base, è la radice, è la fonte, è la prima ragione d’essere della Chiesa, ben lo sappiamo. E sappiamo anche quanto essa è oggi insidiata dalle correnti più eversive del pensiero moderno. La diffidenza, che, anche negli ambienti cattolici, si è diffusa sulla validità dei principi fondamentali della ragione, ossia della nostra «philosophia perennis», ci ha disarmati di fronte agli assalti, spesso radicati e capziosi, di pensatori di moda; il «vacuum», lasciato nelle nostre scuole filosofiche dall’abbandono della fiducia nei grandi maestri del pensiero cristiano, è spesso invaso da una superficiale, e quasi servile, accettazione di filosofi di moda, spesso altrettanto sempliciste che astruse; e queste hanno scossa la nostra normale, umana, sapiente arte del pensare la verità; siamo tentati di storicismo, di relativismo, di soggettivismo, di neo-positivismo, che nel campo della fede inducono uno spirito di critica sovversiva ed una falsa persuasione che, per avvicinare ed evangelizzare gli uomini del nostro tempo, dobbiamo rinunciare al patrimonio dottrinale, accumulato da secoli dal magistero della Chiesa e che possiamo modellare, non tanto per migliore virtù di chiarezza espressiva, ma per alterazione del contenuto dogmatico, un cristianesimo nuovo, su misura dell’uomo, e non su misura dell’autentica parola di Dio». 
«Purtroppo anche fra noi alcuni teologi non sono sempre sulla buona via. Noi abbiamo grande stima e

giovedì 16 ottobre 2014

Il più bel castello è nella nostra anima. E santa Teresa è la migliore guida per esplorarlo


Il castello interiore è un libro di santa Teresa d'Ávila scritto nel 1577. L'opera è un insegnamento spirituale offerto anzitutto alle carmelitane, poi a chiunque, laico o religioso.
Teresa afferma che Dio dimora nel centro della nostra anima, ed è possibile raggiungerlo con una vita di orazione. Per questo, rifacendosi a una sua precedente visione, la santa utilizza l'allegoria dell'anima come un castello fatto di sette dimore o Mansioni.
Il castello interiore descrive quindi un viaggio spirituale, il cui scopo è l'unione d'amore con Dio.
Nella Positio per il conferimento alla santa del titolo di Dottore della Chiesa, l’avvocato della causa presentò un riassunto delle Mansioni, nel seguente modo:
«Questa è la principale opera teresiana, e – secondo alcuni - anche di tutta la mistica cristiana […]. Il libro si divide in sette parti, o Mansioni, di cui ognuna ha vari capitoli, eccetto le seconde Mansioni, che ha un solo capitolo.
Le prime Mansioni (2 capitoli) sono le anime che hanno desideri di  perfezione, ma sono ancora immerse nelle preoccupazioni del mondo, da cui devono fuggire cercando la solitudine.
Le seconde Mansioni (1 capitolo) sono per le anime che possiedono una  grande determinazione di vivere in grazia e che si danno, pertanto, all’orazione e a  qualche mortificazione, tuttavia tra molte tentazioni perché non vogliono lasciare del tutto il mondo.
Le terze Mansioni (2 capitoli) sono per le anime che esercitano le virtù e l’orazione, ma con un dissimulato amore per se stessi. Hanno bisogno di umiltà ed obbedienza.
Le quarte Mansioni (3 capitoli) sono per le anime che sono già all’inizio delle realtà "soprannaturali":

lunedì 13 ottobre 2014

Fatima, 13 ottobre 1917: le immagini del miracolo del sole, davanti a 100mila pellegrini

Verso le undici e mezza arrivano Lucia, Francesco e Giacinta, sotto la pioggia; ciò nonostante Lucia domanda alla folla, che acconsente, di chiudere gli ombrelli per recitare il rosario.
Fatima, 13 ottobre 1917: le immagini del miracolo del sole, davanti a 100mila pellegriniA mezzogiorno la Madonna compare sul piccolo leccio, preceduta come le altre volte dal lampo da oriente.
La pioggia cessa del tutto e, di colpo, il cielo si rasserena.

- Che cosa vuole da me Vostra Grazia? Chiede Lucia.
- Voglio dirti che si faccia qui una cappella in mio onore. Io sono Nostra Signora del Rosario. Che si continui sempre a recitare il rosario tutti i giorni. La guerra sta per finire e i soldati ritorneranno presto alle loro famiglie.
- Avrei molte cose da chiedervi: di guarire alcuni malati e convertire alcuni peccatori, ecc.
- Gli uni sì, gli altri no. Bisogna che si correggano, che domandino perdono dei loro peccati.
Poi, prendendo una espressione più triste:
- Che non si offenda di più Dio, Nostro Signore, perché è già troppo offeso!
Aprendo le mani fece con esse specchio al sole. E, mentre si innalzava, il riflesso della sua luce continuava a proiettarsi sul sole.
Ecco il motivo per il quale ho gridato che guardassero il sole. Il mio scopo non era di richiamare l’attenzione della folla da quel lato: non mi rendevo neppure conto della sua presenza; lo feci soltanto perché trascinata da un moto interiore che mi spingeva.
Una volta sparita la Madonna nell’immensità del firmamento abbiamo visto vicino al sole San Giuseppe col Bambino Gesù e la Madonna vestita di bianco con un mantello azzurro. San Giuseppe ed il Bambino Gesù sembravano benedire il mondo con i gesti che facevano con la mano in forma di croce.

mercoledì 8 ottobre 2014

Corsi pre-matrimoniali più severi

Il monito del Sinodo sulle orme delle indicazioni di Benedetto XVI ai fidanzati. giacomo galeazzi città del vaticano

“Maggiore cura pastorale per i futuri sposi”. Per non intasare dopo i tribunali ecclesiastici, servono corsi pre-matrimoniali più severi. Il Sinodo straordinario sulla famiglia indica la necessità di percorsi di formazione più severi per fidanzati “senza timore di veder diminuire il numero delle nozze celebrate in chiesa” .

Matrimonio in VaticanoQuindi “il cammino di preparazione al sacramento del matrimonio deve essere lungo, personalizzato e anche severo, senza timori di vedere eventualmente diminuire il numero di nozze celebrate in chiesa; altrimenti, si corre poi il rischio di intasare i tribunali con le cause matrimoniali”,  avverte il Sinodo convocato da Francesco in Vaticano.

«È necessaria una maggiore preparazione al matrimonio, affinché esso sia non solo valido ma anche fruttuoso -si spiega nella nota della Santa Sede- bisogna trasmettere una visione del matrimonio non solo come un punto di arrivo ma come un cammino verso una meta più alta, come una strada di crescita personale e di coppia, come una forza e una fonte di energia. La scelta matrimoniale è una vera e propria vocazione che ha bisogno di fedeltà e di coerenza per risultare un vero luogo di crescita e di salvaguardia della società umana». Per questo motivo, «i coniugi vanno accompagnati costantemente nel loro percorso di vita matrimoniale, attraverso una pastorale familiare intensa e vigorosa», anche per contrastare «l'influenza dei massmedia, a volte invadente, nel presentare ideologie contrarie alla dottrina della Chiesa sulla famiglia e sul matrimonio».

Già tre anni fa la questione era stata posta all’attenzione delle diocesi italiane in occasione del Congresso Eucaristico di Ancona. «Spesso i futuri sposi sono lontani dalla Chiesa», evidenziò papa Ratzinger nell’incontro con i fidanzati In piazza del Plebiscito, vicino alla cattedrale del capoluogo marchigiano, sollecitando i vescovi ad accompagnare al matrimonio con maggiore attenzione i fidanzati. 

L’11 settembre scorso, per la prima volta nei suoi viaggi pastorali, a conclusione della sua visita ad Ancona, Benedetto XVI aveva incontrato alcune coppie di giovani fidanzati. La Chiesa è chiamata a farsi carico delle esigenze di formazione specifica del cammino vocazionale di risposta alla chiamata di Dio verso ciascun fidanzato, finalizzato ad aiutare i giovani a creare una base solida al dialogo ed alla comunicazione di coppia, che li sostengano in tutte le fasi della futura vita coniugale, nonché nella partecipazione alla vita sociale ed ecclesiale.

Benedetto XVI aveva esortato i futuri sposi a “non pensare, secondo una mentalità diffusa, che la convivenza sia garanzia per il futuro”. In risposta all’invito di Benedetto XVI, la Cei, attraverso l'ufficio nazionale per la pastorale della famiglia, ha favorito la riflessione sul valore e il significato del fidanzamento nel contesto della cultura giovanile attuale. Un approfondimento condotto attraverso le coordinate antropologiche e sociologiche in cui viene, di norma, vissuto il tempo del fidanzamento il quale, oggi, è per lo più momento dai contorni molto sfumati, privo di identità precisa. Insomma una teologia del fidanzamento in grado di sviluppare il tempo di maturazione della fede e delle responsabilità reciproche dei fidanzati, “nell'aiutarsi vicendevolmente a crescere nello zelo per l´amore che Dio ha acceso nei loro cuori”.

Vatican Insider  8/10/2014

lunedì 6 ottobre 2014

Aggressione alle Sentinelle. Negri: «Sono 50 anni che questi facinorosi picchiano gli altri accusandoli di fascismo»

ottobre 6, 2014 Luigi Negri

«I margini di libertà sono in progressiva riduzione nel nostro Paese, contrariamente al dettato costituzionale che mette la libertà personale e sociale a fondamento dell’intero ordinamento democratico»


Luigi-NegriIn ordine alle manifestazioni del 5 ottobre che in molte città italiane hanno visto le Sentinelle in piedi essere fatte oggetto di attacchi e di percosse mentre manifestavano silenziosamente e dignitosamente per il grande valore della vita e della libertà umana, l’Arcivescovo di Ferrara – Comacchio S. E. Mons. Luigi Negri ha fatto la seguente dichiarazione:
«È una vicenda triste ma largamente anticipata. Per oltre cinquant’anni questi facinorosi, che percuotono gli altri accusandoli di essere fascisti, me li sono visti davanti in tutti gli ambiti in cui la vita professionale e pastorale mi ha posto, soprattutto le scuole e le università, dove ho tentato – credo in modo positivo – di aiutare migliaia di giovani a recuperare la propria identità cattolica e a vivere una presenza cristiana nell’ambiente animata dalla verità della fede e da una grande capacità di carità e di incontro con gli uomini.
Mi sono sempre riconosciuto nel brano della Centesimus Annus in cui San Giovanni Paolo II afferma che quando la Chiesa lavora per la libertà non lo fa solo per se stessa ma per tutti gli uomini, i popoli e le nazioni. Questi margini di libertà sono evidentemente in progressiva riduzione nel nostro Paese, contrariamente al dettato costituzionale che mette la libertà personale e sociale a fondamento dell’intero ordinamento democratico.
Molti, a partire dalle Istituzioni, devono riflettere su questo degrado che oggi vede una sempre maggiore difficoltà della libertà ad essere praticata sull’intero territorio nazionale. E lo stesso devono fare certi organi di stampa, perché questa notizia è stata evidentemente e volutamente eliminata da molti. Quella stessa stampa che ci satura di informazioni sulle partite di calcio e di dettagli sulle effusioni dei personaggi dello spettacolo e della politica.
L’Arcivescovo ritiene che il popolo cattolico debba restare saldo nella sua adesione ai principi della dottrina sociale della Chiesa e disponibile ad una presenza nella vita della società che dimostri come l’amore alla propria libertà può divenire lavoro, fatica e sofferenza affinché questa stessa libertà non venga tolta o ridotta a nessuno.
Chi, nel mondo cattolico, sta lavorando ad una progressiva riduzione dell’esperienza cristiana a spiritualismo soggettivista e privato, eliminando ogni tensione alla presenza dei cattolici nella vita culturale e sociale, forse dovrebbe sapere che sta assumendosi una gravissima responsabilità di collusione nei confronti di questa situazione. Si tratta di una responsabilità che ciascuno porterà davanti alla propria coscienza e davanti al Signore Gesù Cristo».


Matrimonio, il Card. Pell: «Dobbiamo parlar chiaro. Un cambiamento della dottrina è impossibile»

Matrimonio, il card. Pell: «Dobbiamo parlar chiaro. Un cambiamento della dottrina è impossibile»
Ieri, domenica 5 ottobre, si è aperto il Sinodo speciale sulla Famiglia voluto da Papa Francesco. Si discuterà a lungo e profondamente soprattutto di divorzio, “risposati” e accesso alla santa Comunione. Sul tavolo c’è la grande sfida lanciata dal cardinal Walter Kasper. Attorno considerazioni, riflessioni, richiami e moniti autorevoli e sempre più numerosi.
Don Juan José Pérez Soba
(ordinario di Teologia pastorale del matrimonio e della famiglia al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per studi su Matrimonio e Famiglia nell’Università Lateranense di Roma) e Stephan Kampowski (ordinario di Antropologia filosofica al medesimo istituto) pubblicano ora, per i tipi della senese Cantagalli, un nuovo indispensabile contributo al tema, Il vangelo della famiglia nel dibattito sinodale oltre la proposta del Cardinal Kasper.
Per gentile concessione dell’editore, proponiamo qui la prefazione al volume firmata dal cardinal George Pell.
Questo libro è importante per molte ragioni. In particolare, nei prossimi diciotto mesi sarà necessaria una discussione, anzi un dibattito civile, informato e rigoroso per difendere la tradizione cristiana e cattolica del matrimonio monogamico indissolubile.
Occorre cioè concentrarsi sugli elementi centrali delle sfide cui sono dinanzi il matrimonio e la famiglia,

giovedì 2 ottobre 2014

Sinodo, l'umile verità che ricordava Wojtyla: la famiglia, che prega unita il rosario, resta unita

di Giovanni Paolo II
La famiglia che prega unita, resta unita. Il Santo Rosario, per antica tradizione, si presta particolarmente ad essere preghiera in cui la famiglia si ritrova. I singoli membri di essa, proprio gettando lo sguardo su Gesù, recuperano anche la capacità di guardarsi sempre nuovamente negli occhi, per comunicare, per solidarizzare, per perdonarsi scambievolmente, per ripartire con un patto di amore rinnovato dallo Spirito di Dio.
Sinodo, l'umile verità che ricordava Wojtyla: la famiglia che prega unita il Rosario, resta unitaMolti problemi delle famiglie contemporanee, specie nelle società economicamente evolute, dipendono dal fatto che diventa sempre più difficile comunicare. Non si riesce a stare insieme, e magari i rari momenti dello stare insieme sono assorbiti dalle immagini di un televisore. Riprendere a recitare il Rosario in famiglia significa immettere nella vita quotidiana ben altre immagini, quelle del mistero che salva: l'immagine del Redentore, l'immagine della sua Madre Santissima. La famiglia che recita insieme il Rosario riproduce un po' il clima della casa di Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono con Lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da Lui la speranza e la forza per il cammino.
A questa preghiera è anche bello e fruttuoso affidare l'itinerario di crescita dei figli. Diventa oggi sempre più arduo per i genitori seguire i figli nelle varie tappe della vita. Nella società della tecnologia avanzata, dei mass media e della globalizzazione, tutto è diventato così rapido e la distanza culturale tra le generazioni si fa sempre più grande. I più diversi messaggi e le esperienze più imprevedibili si fanno presto spazio nella vita dei ragazzi e degli adolescenti, e per i genitori diventa talvolta angoscioso far fronte ai rischi che essi corrono. Si trovano non di rado a sperimentare delusioni cocenti, constatando i fallimenti dei propri figli di fronte alla seduzione della droga, alle attrattive di un edonismo sfrenato, alle tentazioni della violenza, alle più varie espressioni del non senso e della disperazione.
Pregare col Rosario per i figli, e ancor più con i figli, educandoli fin dai teneri anni a questo momento giornaliero di «sosta orante» della famiglia, non è, certo, la soluzione di ogni problema, ma è un aiuto spirituale da non sottovalutare.
Carissimi fratelli e sorelle! Una preghiera così facile, e al tempo stesso così ricca, merita davvero di essere riscoperta dalla comunità cristiana.
Che questo mio appello non cada inascoltato!
«O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell'inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell'ora dell'agonia. A te l'ultimo bacio della vita che si spegne. E l'ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti. Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo».
dalla Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae