Pagine

lunedì 13 aprile 2015

Con papa Francesco

1 armeniLa diocesi di Palestrina esprime massima solidarietà a papa Francesco circa la condanna esplicita e ai livelli massimi dell’insegnamento pontificio circa il genocidio degli Armeni, contestato platealmente dal governo turco, proprio perchè dal riconoscimento di esso si può arrivare a una nuova convivenza e pace.
Lo facciamo come prenestini perché anche noi abbiamo pagato con  il sangue questa persecuzione. Facciamo solenne memoria di un nostro concittadino di Cave padre Alberto Amarisse, che proprio fu vittima in quegli anni nel genocidio degli armeni. E’ introdotta da tempo una causa di beatificazione per martirio. Ci affidiamo alla sua intercessione per avere da Dio il dono della pace tra tutti gli uomini e tra tutte le religioni e le fedi.

        Domenico Sigalini, vescovo

domenica 12 aprile 2015

Giubileo: ecco i peccati che può assolvere solo la Santa Sede

Misericordia e Giubileo
Misericordia e Giubileo

Il Papa invierà i «Missionari della Misericordia» con la facoltà di togliere alcune scomuniche

ANDREA TORNIELLI Città del Vaticano


Nella Bolla di indizione del Giubileo straordinario della misericordia, Papa Francesco ha annunciato per la prossima Quaresima l’intenzione di inviare nelle diocesi i «Missionari della Misericordia». Si tratta di sacerdoti, ha spiegato, «a cui darò l’autorità di perdonare anche i peccati che sono riservati alla  Sede Apostolica, perché sia resa evidente l’ampiezza del loro mandato».

A che cosa si riferivano quelle parole della Bolla? La definizione «peccati riservati alla Sede Apostolica», spiega il vescovo Giuseppe Sciacca, segretario aggiunto della Segnatura «in realtà è un'espressione che si trovava nel vecchio Codice di Diritto Canonico del 1917 e che sta a indicare alcune censure che possono essere tolte soltanto dalla Santa Sede. Si tratta di casi molto gravi, per i quali scatta la scomunica latae sententiae, cioè automatica, e la cui assoluzione è riservata alla Sede Apostolica».

Il primo di questi casi è contemplato nel canone 1367 del nuovo Codice di Diritto Canonico e riguarda «Chi profana le specie consacrate, oppure le asporta o le conserva a scopo sacrilego», e così «incorre nella scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica».

Il secondo caso lo si ritrova poco più avanti, al paragrafo 1 del canone 1370, e riguarda «Chi usa violenza fisica contro il Romano Pontefice». C'è poi la scomunica riservata alla Sede Apostolica per il sacerdote che assolve il «complice nel peccato contro il sesto comandamento», cioè che assolve in confessione la persona con la quale ha avuto rapporti sessuali (canoni 977 e 1378, paragrafo 1).

Un altro caso grave riguarda il vescovo che «senza mandato pontificio» consacra un altro vescovo: entrambi, consacrante e consacrato «incorrono nella scomunica late sententiae riservata alla Sede Apostolica» (canone 1382).

Ancora, ricade in questa categoria il sacerdote che viola il «sigillo sacramentale», cioè il segreto

«Misericordiae vultus». Quasi un'enciclica per l'Anno Santo delle confessioni

di Massimo Introvigne                          12-04-2015

San Pietro per indizione Anno SantoNel corso dei Vespri della Divina Misericordia, in cui ha nuovamente invitato a pregare per i cristiani perseguitati, Papa Francesco ha consegnato alla Chiesa la bolla d’indizione dell’Anno Santo «Misericordiae vultus». Un denso testo, quasi un’enciclica, per spiegare che cos’è l’Anno Santo e sottolineare che va posto al suo «centro, con convinzione» il sacramento della confessione, e che accostarsi a questo sacramento significa tenere insieme misericordia e giustizia, fiducia nell’amore di Dio e riconoscimento della gravità del peccato.
Il nome della bolla evoca Gesù Cristo, «volto della misericordia del Padre». «Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi»: nel Signore Gesù la misericordia del Padre si rende visibile. «Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. È fonte di gioia, di serenità e di pace. È condizione della nostra salvezza». È l’essenza del mistero divino ed è «la via che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato».
«Ci sono momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre». A questo servono i Giubilei. L’Anno Santo si aprirà l’8 dicembre

Toccare e vedere Cristo risorto

Commento al Vangelo della Domenica "in albis "


Takamatsu,                                   Don Antonello Iapicca

E’ passata una settimana dal giorno di Pasqua, ma forse ci troviamo come Tommaso, ancora sconvolti perché, nonostante i fratelli, i pastori e i catechisti ci abbiano annunciato di aver visto il Signore risorto, nel nostro intimo permangono i dubbi.
Bene, è arrivato il momento di affrontarli, senza reticenze. Accettiamo che non siamo ancora giunti alla fede adulta, quella che sa vedere in ogni circostanza della vita l’occasione per fare Pasqua con Cristo, per passare da se stessi agli altri, in un amore senza condizioni.
Accettiamo che siamo perfettamente d’accordo con Tommaso, e oggi, guardando alla nostra vita a una settimana di distanza dal giorno di Pasqua, possiamo ripetere con lui: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il dito nel posto dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato, non crederò”. Pensi che non sia così? Vediamo allora che cosa accadde a Tommaso.
Di Gesù egli aveva un'esperienza più viva e familiare delle altre, un ricordo più fresco, tanto intenso e struggente da fargli sanguinare il cuore dal dolore. Aveva l'esperienza delle sue ferite: lo aveva visto mentre lo inchiodavano alla croce; lo aveva contemplato, forse impaurito e da lontano, mentre pendeva agonizzante da quel legno. Probabilmente le aveva anche toccate, accarezzate, baciate; forse aveva intinto il lembo del suo mantello nel loro sangue.
Insomma, per Tommaso Gesù era il suo Maestro crocifisso; per credere aveva bisogno di quel segno concreto, l'unico che poteva riconoscere. Di più: Tommaso era chiamato "Didimo", che significa "gemello". Dunque, Tommaso stava cercando, come tutti i gemelli quando si separano dal fratello, la parte di sé che gli era venuta meno! Cercava un segno nelle piaghe di Gesù, perché cercava un senso alle sue ferite, al dolore della sua vita: infatti, "colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli... Poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch'egli ne è divenuto partecipe " (cfr. Eb. 2, 11-12).
Tommaso, mosso dalla relazione nella carne con Gesù, il primo impulso, istintivo, era andato a cercare il suo gemello, l'unica parte di sé che poteva dare compimento e completezza alla sua vita; ma lo era andato a cercare lontano dalla verità, paradossalmente, proprio lontano dalla carne di Gesù, dal corpo di Cristo che è vivo nella comunione della Chiesa, la comunità dei suoi fratelli.
Forse era andato a cercarlo alla tomba, come la Maddalena; forse non si rassegnava a vedere la carne della propria carne scendere e marcire in un sepolcro; forse Tommaso stava rovistando tra le speranze deluse, i progetti restati in sospeso, le zone oscure del passato dove aveva sbagliato qualcosa; forse cercava la pace tra i sensi di colpa mai sopiti, tra le angosce di quella relazione così importante ma scivolata via senza poterci fare nulla. O forse voleva, semplicemente, restare solo a piangere il suo dolore.
Ma la sua relazione con il Maestro era stata anche qualcosa di più; lo aveva sentito vibrare nell'anima il

sabato 11 aprile 2015

5 modi per essere un vero cattolico ribelle...

...e allo stesso tempo dalla parte degli angeli

WEB-Rosary-Car-Mauricio-Ulloa-CC Andiamo, ne sappiamo di più della Chiesa, vero? Dopo tutto siamo nel XXI secolo, e i tempi sono cambiati. L'uomo moderno è capacissimo di decidere da sé ciò che è morale, giusto? Tutte le persone intelligenti nei media, negli ambienti governativi e in quelli accademici che ci incoraggiano ad abbracciare aborto, contraccezione, eutanasia e matrimonio omosessuale non possono sbagliarsi, no? In fondo, tutti sanno che idee nuove e fresche devono chiaramente prevalere su due millenni di insegnamenti della Chiesa. Giusto?

Sbagliato.

Purtroppo, il mio paragrafo di apertura faceto rappresenta come molti cattolici vedono gli insegnamenti della Chiesa al giorno d'oggi. Molti si sono lasciati ingannare dalla bugia che ci sta propinando il mondo per la quale dovremmo ribellarci all'autorità della Chiesa e del papa decidendo da noi quali insegnamenti seguire e quali non seguire. La nostra apatia e il nostro relativismo morale crescenti, fortemente influenzati da una cultura imbevuta di materialismo senza limiti morali, stanno mettendo la Chiesa e il mondo in grave pericolo. La Chiesa cattolica è una delle ultime linee di difesa contro il male, e non dobbiamo permettere a una ribellione fuorviata di distruggerla dall'interno. La Chiesa non deve mai sottomettersi o essere assimilata al mondo. Siamo nel mondo ma non del mondo, e dobbiamo tenere gli occhi fissi sulla nostra patria celeste.

Veri cattolici ribelli

Se sentiamo la necessità di essere ribelli, perché non convogliare questa energia in una direzione più positiva, una direzione che guidi al Cielo? È facile criticare la Chiesa e conformarsi alle varie influenze del mondo, ma

giovedì 9 aprile 2015

2050: il cristianesimo diventerà nero Sempre più in crescita in Africa, in calo in Europa

di Stefano Magni                                              09-04-2015 

CoroIl cristianesimo sarà destinato ad abbandonare quasi del tutto il Nord del mondo, l’Europa e il Nord America e diverrà la principale religione del Sud. Francesco potrebbe essere solo il primo di una nuova tradizione di papi che provengono “dalla fine del mondo” e ci attenderà, con tutta probabilità, una successione di pontefici neri. A prevederlo non è un indovino da quattro soldi, ma l’istituto Pew Research Center, che ha presentato in questa settimana una serie di proiezioni demografiche sul futuro delle religioni, da qui al 2050.
Come si può fare una previsione simile? Prima di tutto seguendo le tendenze demografiche. Africa e America latina sono popolazioni in crescita, contrariamente a Nord America ed Europa, quest’ultima soprattutto destinata a ridursi di un quinto rispetto a quel che è oggi. La domanda principale che ci si deve porre, dunque, è “quanti figli fanno i cristiani”. La seconda è “quanto riescono ad attrarre”, cioè quanti, in percentuale sulla popolazione totale, si convertono al cristianesimo. Anche qui, l'Europa assisterà alla crescita della sua componente musulmana, mentre il cristianesimo continuerà a fare proseliti e ad espandersi nel Sud del mondo. Combinando questi due fattori di crescita (o

“Je suis Christ”, io sono Cristo: i cristiani sono rivestiti di Cristo, non indossano gli slogan del mondo. Per questo offrono la loro vita…

di antonelloiapicca

118Nella Veglia Pasquale il nostro Pastore Papa Francesco ci ha indicato il cammino che ci attende: “entrare nel sepolcro”, come “l’esperienza delle discepole di Gesù, che interpella anche noi”. Entrare nella storia che, mai come in questo tempo, ha preparato tombe per i cristiani di ogni latitudini. Tombe reali per quelli del Kenya, della Nigeria, del Pakistan., dell’Irak e della Siria. Tombe come carceri nei Paesi dove regnano ancora le ideologie funeste che hanno insanguinato il secolo scorso. Tombe come annichilimento della Verità nei territori dell’Occidente sviluppato che si dice civile, sui quali sembra essere sceso il buio dei falsi miti di progresso.
Ma non solo. Tombe dietro l’angolo della nostra vita di ogni giorno, nelle relazioni tra marito e moglie, tra genitori e figli, tra colleghi e amici, messe a dura prova da nuove e più perniciose tentazioni. Sepolcri che ci attendono dunque, gravidi di Mistero. Il Papa, infatti, invitandoci ad entrare con le donne nel sepolcro, ci ha svelato il significato più concreto e reale della Pasqua, che non si esaurisce nella Notte Santa, ma ha in essa il suo mirabile inizio: “Per questo, in effetti, siamo qui: per entrare, entrare nel Mistero che Dio ha compiuto con la sua veglia d’amore. Non si può vivere la Pasqua senza entrare nel mistero. Non è un fatto intellettuale, non è solo conoscere, leggere… E’ di più, è molto di più!”.
C’è molto di più nel martirio dei cristiani! C’è molto di più nell’incedere impazzito dell’ideologia gender. C’è molto di più in ogni evento di morte che si nasconde nel futuro di ciascuno di noi. Per questo “entrare nel mistero ci chiede di non avere paura della realtà: non chiudersi in sé stessi, non fuggire davanti a ciò che non comprendiamo, non chiudere gli occhi davanti ai problemi, non negarli, non eliminare gli interrogativi”. Ecco,