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mercoledì 5 marzo 2014

La vita cristiana: un'insalata condita con l'olio della persecuzione

Nella Messa a Santa Marta, il Papa prega per i numerosi martiri di oggi puniti e perseguitati per il solo fatto di avere una Bibbia o farsi il segno della Croce


Citta' del Vaticano,

Ne è sicuro Papa Francesco: “Oggi ci sono più martiri che nei primi tempi della Chiesa”. Più volte il Pontefice, in omelie e discorsi, ha espresso tale denuncia e anche oggi, nella Messa a Santa Marta, ha manifestato il suo rammarico per questa amara costante della vita dei cristiani. Dal carcere di Pietro, al martirio di Stefano, ai tanti fratelli rinchiusi nelle prigioni di nazisti e comunisti, fino ai moderni martiri ‘puniti’ per il solo fatto di avere una Bibbia o celebrare una Messa - come accade ogni giorno in Africa e Medio Oriente - non c’è mai stato un momento nella storia in cui i seguaci di Cristo non abbiano subito persecuzioni. E il Papa ha anche spiegato che se avviene tutto questo è perché “la Croce è sempre nella strada cristiana”: essa è il marchio distintivo che Cristo ha lasciato ai suoi discepoli, in conseguenza dell’annunciare e testimoniare il Vangelo.

Lo spiega Gesù stesso a Pietro che – come narra il Vangelo di oggi - Gli domanda cosa riceveranno in cambio coloro che lasciano tutto per seguirlo. “In verità non c’è nessuno che abbia lasciato la famiglia, la casa, i campi che non riceva già ora in questo tempo, cento volte tanto”, risponde il Maestro. Una risposta che indica il Suo essere “generoso”, ha commentato il Papa, ma che alle orecchie di Pietro suona come un’ambigua costatazione, cioè che “andare dietro Gesù” è, in fin dei conti, una “bella attività commerciale” che permette di guadagnare il centuplo.
Per questo Cristo aggiunge subito dopo che accanto a questo ‘risarcimento’ ci saranno persecuzioni: “Come

domenica 2 marzo 2014

Siria: è cominciata la sottomissione dei cristiani

di Giorgio Bernardelli   01-03-2014
Raqqa, miliziani islamiciDunque i cristiani nella provincia di Raqqa adesso devono anche pagare la jizya, la tassa islamica per ottenere «protezione». A metterlo nero su bianco - come riferito l'altro giorno da AsiaNews - è stato Abu Bakr al-Baghdadi, il leader dello Stato islamico dell'Iraq e del Levante (Isis), la formazione jihadista che ha la sua roccaforte in questa città di 200 mila abitanti dell'est della Siria. Al Baghdadi ha emesso un vero e proprio editto in cui elenca in dodici punti molto precisi lo «status» dei cristiani nel suo territorio.
Basta leggere i primi tre per coglierne appieno il tono: «I cristiani - enuncia - nelle loro città e in periferia non devono costruire un monastero, una chiesa o un eremo e non devono ricostruire quelli che sono caduti in rovina. Non devono mostrare la croce o alcuna delle loro scritture in qualsiasi strada o mercato dei musulmani e non devono utilizzare alcun mezzo per amplificare le loro voci quando chiamano alla preghiera o durante gli altri loro atti di culto. Non devono far sentire ai musulmani la lettura dello loro scritture o il suono delle loro campane, anche se le suonano dentro le chiese». Quanto poi alla jizya se ne decreta il pagamento due volte all'anno e viene «modulata» in base alla ricchezza: quattro dinar d'oro per i cristiani ricchi, la metà per la classe media e un quarto per i poveri. Con una postilla se possibile ancora più inquietante: «a condizione che non nascondano nulla sullo stato dei loro affari». Non ci vuole molto a immaginare - in un posto in cui l'indice Isee lo stabilisce la forza delle milizie - il tipo di arbitri a cui una formulazione del genere può aprire la strada.
L'aspetto più beffardo di tutto questo è la presenza nella premessa dell'editto del riferimento alla protezione dei luoghi santi dei

martedì 25 febbraio 2014

Coppie gay, Strasburgo all'assalto dell'Italia

di Nicolò Fede   25-02-2014
                                                                 
Matrimonio gayNel silenzio totale della stampa nostrana, un nuovo attacco alla famiglia è in corso: questa volta il teatro è la Corte europea dei diritti dell’uomo, con sede a Strasburgo e nel mirino c’è la legislazione italiana. Si tratta di due casi destinati a fare storia: Oliari e altri contro Italia e Orlandi e altri contro Italia. Nel primo caso tre coppie omosessuali denunciano la legislazione italiana come discriminatoria, dal momento che essa non garantirebbe loro alcun tipo di riconoscimento. Nel secondo caso, invece, 6 coppie omosessuali già “sposate” all’estero, ricorrono alla Corte denunciando le autorità italiane che si rifiutano di riconoscere questa loro unione.
Anche se siamo solo agli inizi della procedura, una prima vittoria questi due casi l’hanno già avuta. La Corte europea dei diritti dell’uomo (che nulla ha a che vedere con l’Unione Europea) è il primo tribunale internazionale dedito interamente alla difesa dei diritti umani. Si tratta dell’organo che ha avuto più successo nella storia dell’integrazione europea: non a caso ad essa si rivolgono ogni anno decine di migliaia di persone nelle situazioni più varie, disparate e... Disperate. Si tratta di pericoli di vita o di morte, di ingiustizie subite in varie parti del mondo e non mancano anche numerosissimi casi italiani dovuti al nostro logorato sistema giudiziario. La Corte non può trattare tutti questi casi e allora è costretta a fare una cernita: il fatto che essa abbia preferito trattare i casi di 9 coppie omosessuali che rivendicano il “diritto” di sposarsi di fronte allo stato italiano, piuttosto che trattare altri casi realmente umanitari la dice lunga sulla deriva ideologica che ha ormai coinvolto anche un’istituzione un tempo rispettabile come la Corte di Strasburgo.
Questa Corte ha il compito di sanzionare i casi di violazione della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in vigore nei 47

Francesco bussa alle porte delle famiglie e chiede preghiere per il Sinodo

Il Papa invia una Lettera alle famiglie cristiane del mondo in vista dell'assise dei Vescovi di ottobre ed evidenzia la vocazione e missione della famiglia nella Chiesa e nella società di oggi

Bussa alla porta di casa di tutte le famiglie del mondo Papa Francesco, e dalla soglia chiede il sostegno nella preghiera per il Sinodo dei Vescovi di ottobre. Un appuntamento importante che coinvolge l’intero “Popolo di Dio”, su problematiche fondamentali e delicate relative alla vocazione e alla missione della famiglia nella Chiesa e nella società. Temi attuali, quindi, come “i problemi del matrimonio, della vita familiare, dell’educazione dei figli”, verso cui, oggi, sono tante le attese e forti le pretese.
Il Papa, consapevole di questo, chiede allora l’appoggio spirituale di ogni famiglia, le cui “nuove urgenze pastorali” sono una priorità per la Chiesa odierna. “Il sostegno della preghiera – scrive il Pontefice - è quanto mai necessario e significativo specialmente da parte vostra, care famiglie”. “Vi chiedo di pregare intensamente lo Spirito Santo – insiste - affinché illumini i Padri sinodali e li guidi nel loro impegnativo compito”.
Inoltre, spiega Papa Francesco, dopo il Sinodo straordinario, il prossimo anno si terrà quello ordinario,

venerdì 21 febbraio 2014

"Una liturgia staccata dal culto spirituale rischia di svuotarsi"

Il Messaggio di Papa Francesco al cardinale Cañizares Llovera, in occasione del 50° anniversario della promulgazione della Sacrosanctum Concilium

Città del Vaticano,

"Una liturgia che fosse staccata dal culto spirituale rischierebbe di svuotarsi, di decadere dall’originalità cristiana in un senso sacrale generico, quasi magico, e in un vuoto estetismo". È diretto Papa Francesco nel suo Messaggio al cardinale Antonio Cañizares Llovera, prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, in occasione del 50° anniversario della promulgazione della Costituzione Sacrosanctum Concilium, celebrato nei giorni scorsi con un Simposio alla Pontificia Università Lateranense.
La Liturgia – afferma il Pontefice - è "azione di Cristo", e dunque "spinge dal suo interno a rivestirsi dei sentimenti di Cristo”, in un dinamismo in cui “la realtà tutta viene trasfigurata". Sicuramente, osserva il Papa, sono tanti i passi avanti compiuti negli ultimi 50 anni per una maggiore comprensione della Liturgia: "Questo importante anniversario" del primo documento promulgato dal Concilio Vaticano II - scrive infatti il Pontefice - "fa sorgere sentimenti di gratitudine per il profondo e diffuso rinnovamento della vita liturgica, reso possibile dal Magistero conciliare, per la gloria di Dio e l’edificazione della Chiesa".
Grazie alla Sacrosanctum Concilium e agli ulteriori sviluppi del Magistero - prosegue - è stato possibile

mercoledì 12 febbraio 2014

Il Papa all'Udienza generale: la Messa è per chi si sente peccatore, chi non si sente peccatore eviti di andarci

12 febbraio 2014 alle ore 12.44
All'udienza generale di stamani, il Papa ha proseguito la sua catechesi sull’Eucaristia. Nell’ultima catechesi aveva messo in luce che l’Eucaristia “ci introduce nella comunione reale con Gesù e il suo mistero. Ora possiamo porci alcune domande in merito al rapporto tra l’Eucaristia che celebriamo e la nostra vita, come Chiesa e come singoli cristiani: come viviamo noi l’Eucaristia? Come viviamo la Messa, quando andiamo a Messa la domenica? È solo un momento di festa? E’ una tradizione consolidata che si fa? E’ un’occasione per ritrovarsi o per sentirsi a posto, oppure è qualcosa di più?".

Ci sono dei segnali molto concreti – ha osservato - per capire come viviamo tutto questo. Come viviamo

domenica 9 febbraio 2014

Si comincia: in Spagna indagato neo-cardinale Sebastian

di Massimo Introvigne  07-02-2014 

mons. Fernando SebastianCi siamo. Per la prima volta, in Spagna, un vescovo - appena nominato cardinale da Papa Francesco, di cui è amico personale - è stato incriminato, il 6 febbraio, per omofobia. Si tratta dell'arcivescovo emerito di Pamplona, mons. Fernando Sebastián Aguilar, 84 anni, dell'ordine dei Figli del Cuore Immacolato di Maria, un teologo di cui il Papa si dichiara «alunno» e che, tra l'altro, non è mai stato in fama di conservatore. Non importa: non lo proteggono né meriti passati né l'età.

Gli attivisti LGBT lo vogliono in galera, e la procura di Malaga ha prontamente «obbedito» alle richieste della lobby gay, peraltro spalleggiata da un voto unanime del consiglio comunale di Malaga, in cui contro il vecchio arcivescovo si sono schierati anche i democristiani del Partito Popolare. Il neo-cardinale si ritrova così nel registro degli indagati, e rischia la prigione per violazione della legge spagnola contro l'omofobia.
Che cosa aveva detto di così terribile mons, Sebastián? In un'intervista al «Diario Sur» (clicca qui), il quotidiano di Malaga, dello scorso 20 gennaio, il presule, richiesto di commentare le dichiarazioni di Papa Francesco che invitano a non giudicare gli omosessuali, aveva spiegato: «Il Papa accentua i gesti di rispetto e di stima a tutte le persone, ma non tradisce né modifica il Magistero tradizionale della Chiesa. Una cosa è manifestare accoglienza e affetto a una persona omosessuale, un’altra è giustificare moralmente l’esercizio dell’omosessualità. A una persona posso dire che ha una deficienza, ma ciò non giustifica che io rinunci a stimarla e aiutarla. Credo che sia questa la posizione del Papa».

A questo punto l'intervistatore chiede se ha usato la parola «deficienza» «dal punto di vista morale». Il cardinale neo-eletto risponde: «Sì. Molti