Pagine

mercoledì 11 agosto 2021

 


TRANSITO DELLA MADRE S.CHIARA
Poi, facendosi più vicino il Signore e già quasi stando sulla soglia,
Chiara vuole che le stiano accanto sacerdoti e frati spirituali, che le
ripetano la Passione del Signore e sante parole. E appena tra di essi le
appare frate Ginepro, famoso per saper vibrare ardenti giaculatorie al
Signore, con calde parole dal cuore, animata da rinnovata letizia gli
chiede se abbia lì pronto qualcosa di nuovo riguardo al Signore. Ed egli,
aprendo la bocca, dalla fornace del cuore ardente libera fiammeggianti
scintille di parole, e la vergine di Dio trova grande consolazione nelle
sue parabole.
Infine si volge alle figlie in lacrime, raccomandando loro la povertà del
Signore e ricorda lodando i benefici divini. Benedice devoti e devote
sue e implora larga grazia di benedizione su tutte le Donne dei
monasteri poveri, sia presenti che futuri. Chi potrebbe narrare il resto,
senza piangere?
Sono lì presenti quei due benedetti compagni del beato Francesco, dei
quali uno, Angelo, lui stesso in lacrime, consola le afflitte; l’altro,
Leone, bacia il giaciglio di Chiara morente.
Volgendosi poi a se stessa, la vergine santissima parla silenziosamente
alla sua anima:
Va’, sicura e in pace, anima mia benedetta.
Va’, poiché Colui che t’ha creato e santificato, ti ha amato sempre teneramente,
come la madre il suo figliolino.
Benedetto si’ Tu, Signore,che mi hai creata!
Ti ha amato sempre…
Interrogandola una delle sorelle a chi stesse parlando, rispose: “Io parlo
all’anima mia benedetta”. E ormai quella gloriosa scorta non era molto
lontana. Volgendosi infatti a una figlia, le domanda: “Vedi tu il Re della
gloria, che io vedo, o figlia?”.
Su un’altra pure si posò la mano del Signore e con gli occhi del corpo
vide tra le lacrime una beatificante visione. Trafitta invero dal dardo di
un profondo dolore, volge lo sguardo verso la porta della casa: ed ecco,
entra una schiera di vergini in bianche vesti e tutte hanno ghirlande
d’oro sul capo. Si avanza tra loro una più splendente delle altre, dalla
cui corona, che appare alla sommità come un turibolo traforato,
s’irradia un tale splendore da mutare in luce del giorno l’oscurità dellanotte tra le pareti della casa. Si avvicina al lettuccio, dove giace la
Sposa del Figlio e, chinandosi su di lei con tenerissimo amore, le dona
un dolcissimo abbraccio. Le vergini distendono un pallio di
meravigliosa bellezza e, tutte a gara servendo, rivestono il corpo di
Chiara e ne adornano il talamo.

martedì 10 agosto 2021

 


SULLA GRATICOLA DELL'AMORE DI CRISTO IL PROFUMO DEI CRISTIANI SALVA IL MONDO
Come San Lorenzo che celebriamo oggi, siamo chiamati a entrare nella terra dove il Seminatore ci ha seminato. Dove sei "caduto" oggi come un "chicco di grano"? Nella tua famiglia, nel tuo fidanzamento, nella tua comunità cristiana, in quell'ufficio. Ogni centimetro della tua storia, infatti, è la terra dove ogni giorno il Signore ti depone perché tu vi muoia. Hai pensato a questo quando ti sei svegliato? Forse no. Anzi, è più facile che abbia pensato il contrario, a come evitare di morire, perché la morte significa tomba, e tomba significa solitudine. Invece oggi il Signore ci dice che proprio chi non muore rimane solo! Proprio un fidanzato che non si sacrifica mortificando la sua libidine rimane solo, mentre invece è convinto che possedendo la fidanzata nell'unione sessuale sconfiggerà la solitudine... E così per una coppia sposata e per un prete. Sì fratelli, morire ci fa paura perché siamo ancora schiavi dell'inganno del demonio. Il serpente, infatti, non a caso striscia sulla "terra", pronto a morderci e a iniettarci il veleno dell'incredulità con la sua lingua di menzogna. E così accade che, pur seminati, non ci lasciamo seppellire nelle profondità della terra, e continuiamo a vivere infecondi. Amiamo la nostra vita, i desideri, i criteri, i sentimenti, i peccati senza renderci conto di respingere così la vita eterna. Per questo ci sentiamo così spesso soli, e le ingiustizie che subiamo hanno il potere di ucciderci, come i rifiuti, le incomprensioni, le umiliazioni. Ma c'è speranza, perché Dio è fedele come lo è stato con Lorenzo. Seminato a Roma a servizio del Papa Sisto II come un frutto di Cristo - i semi si trovano nei frutti - perché lo aveva incontrato come un seme caduto e morto nella sua terra: aveva cioè dato la sua vita per lui e con lui era risorto! Il Padre, infatti, non semina qualsiasi chicco, ma solo chicchi di grano, ovvero quelli che portano in sé la stessa natura di Cristo, il Chicco per eccellenza. Hai sperimentato o no che Lui si è lasciato seppellire nei tuoi peccati, e che proprio nella tua tomba ti ha preso per mano ed è risuscitato portando alla luce della vita che non muore il molto frutto che eri tu? Se lo hai dimenticato perché di nuovo il serpente ti ha morso coraggio, il Signore ti aspetta ancora nella terra che hai davanti. Scendi nelle profondità del tuo matrimonio, del tuo fidanzamento, della relazione con i tuoi figli e con i fratelli, del tuo lavoro e della tua malattia. Scendi e odia la tua vita in questo mondo, rinnega cioè il tuo io e fai posto a quello di Cristo. Lui è già sceso dove ora ti sta chiamando ad inoltrarti. Perché morire significa seguirlo e servirlo come Lorenzo, che nel buio e nell'umidità della cella ha scoperto la terra dove morire per non restare solo. In essa, infatti, ha potuto annunciare il Vangelo e battezzare un altro carcerato che ha riacquistato la vista... La sua testimonianza ha convertito addirittura il carceriere, che ha finito con il morire martire anche lui... Allora, entra nella terra, e muori; prendi su di te l'ingiustizia e il rifiuto, così salverai i tuoi figli. Scendi nella terra e mortifica la tua carne, così porterai come "frutto" la tua fidanzata o il tuo fidanzato, tua moglie e tuo marito, le persone a te affidate, per unirti a loro nella vita eterna di Cristo ritrovata nel suo amore incorruttibile. Coraggio, seguiamo il Signore dove la nostra carne non vorrebbe, e sperimenteremo che è proprio dove Lui "è Dio" e anche noi "saremo in Lui", perché ogni lembo di terra dove il chicco muore ha già dentro, come ogni seme, il germe del Cielo.
2

 


10 AGOSTO. SAN LORENZO, DIACONO E MARTIRE
Come nessun uomo buono lo è solo per se stesso e la sapienza di un sapiente non giova a lui solo, così ogni virtù autentica ha questa proprietà: che chi la possiede in grado luminoso può ritrarre molti dalle tenebre dell’errore; nessun esempio quindi è più utile per istruire il popolo di Dio quanto quello dei martiri. L’eloquenza può facilmente perorare una causa, la ragione può riuscire a persuadere, ma gli esempi restano sempre più efficaci e più forti delle parole; e vale molto più insegnare con le opere che coi discorsi.
Ora, in questo eccellente genere di insegnamento, come risplende bene per dignità e gloria il beato Lorenzo la cui passione rende illustre questo giorno! I suoi stessi persecutori lo poterono constatare, quando la sua meravigliosa forza d’animo, attinta all’amore di Cristo come a suo principio, non solo non cedette, ma servì a fortificare anche gli altri con l’esempio della sua pazienza.
Il furore delle autorità pagane infieriva contro le membra più elette del corpo di Cristo e ricercava soprattutto coloro che appartenevano all’ordine sacerdotale. Fu allora che l’empio persecutore si accese d’ira contro il levita Lorenzo, il quale esercitava funzioni preminenti non solo nell’amministrazione dei sacramenti, ma anche in quella dei beni della Chiesa. Egli si riprometteva un doppio guadagno dall’arresto di un tal uomo: se infatti fosse riuscito ad avere da lui la consegna dei beni ecclesiastici, lo avrebbe anche facilmente allontanato dalla vera religione.
Perciò il persecutore, avido di denaro e nemico della verità, è armato di doppia passione: di avarizia per strappargli il denaro e di empietà per distaccarlo dal Cristo. Al custode incorrotto del sacro tesoro chiede la consegna dei beni della Chiesa, dei quali era avidissimo. Ma il santo levita, mostrandogli dove li aveva riposti, gli presentò una turba innumerevole di cristiani poveri, per il cui vitto e vestito aveva speso quelle ricchezze inalienabili, le quali apparivano tanto più integralmente conservate, in quanto più santamente spese.
Il predone, deluso nelle sue brame e pieno di odio contro quella religione che aveva insegnato un tale impiego delle ricchezze, tenta di attaccare un tesoro ben più prezioso: cerca, cioè, di sottrarre a colui dal quale non aveva potuto ricavare alcun vantaggio in denaro, quel deposito che lo rendeva più santamente ricco.
Ordina dunque a Lorenzo di rinnegare Cristo e si prepara a vincere con crudeli supplizi quella incrollabile fortezza d’animo del levita.
Rallegriamoci dunque, carissimi, di gioia tutta spirituale e, considerando la fine di questo illustre eroe, gloriamoci nel Signore «mirabile nei suoi santi» (Sal 67,36 Volg.), che li ha costituiti nostri protettori e modelli.
Egli ha voluto manifestare la sua gloria in tutto l’universo, di modo che dal sorgere del sole al suo tramonto risplenda la fama dei suoi ministri e, come Gerusalemme è stata glorificata da Stefano, così anche Roma lo sia per merito di Lorenzo.
Dalla sua preghiera e dal suo patrocinio, confidiamo sempre di essere soccorsi e, poiché secondo le parole dell’Apostolo «tutti quelli che vogliono vivere piamente in Cristo Gesù, saranno perseguitati» (2Tm 3,12), procuriamo di fortificarci con lo spirito di carità e di armarci con una fede solida e costante per superare tutte le prove.
Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa

lunedì 9 agosto 2021

 

Lo scontro sarà con islam e Cina, ma il futuro è cristiano»

  • 09-08-2021

La Bussola intervista il politologo Reynié: «Islamismo e totalitarismo cinese conducono due guerre: contro la separazione tra politica e religione e contro la democrazia. Diventa inevitabile che i cristiani siano perseguitati». Ma il futuro è cristiano: «L'Occidente cerca di conquistare il favore dei paesi musulmani per ragioni geopolitiche con risultati pietosi».

Per il politologo Dominique Reynié non ci sono dubbi: “cristianesimo e democrazia hanno il destino legato: è inevitabile che i cristiani siano perseguitati. La sfida è nel modello cinese e in quello islamico”. È così che Reynié professore di scienze politiche a Sciences Po Paris e direttore del celebre think tank francese, Foudation for Political Innovation, ha deciso di curare Le XXI e siècle du Christianisme (Éditions du Cerf). E alla Nuova Bussola Quotidiana racconta parte della genesi di un lavoro, coadiuvato da dieci analisti, per condurre un’indagine senza precedenti: il futuro è nelle mani del Cristianesimo.

Professore, come si può definire cristiano il ventunesimo secolo?
La questione religiosa occupa un posto centrale nella vita e nella cosa pubblica mondiale. Nel mio libro faccio notare che oggi, a livello globale, l'84% delle donne e degli uomini si dichiara credente. Il cristianesimo stesso si sta espandendo. I cristiani sono 2,3 miliardi di fedeli (31% di tutti i credenti). Seguono i musulmani, con 1,8 miliardi di fedeli (24%), indù (1,1 miliardi, o 15%), buddisti (500 milioni, o 7%) ed ebrei meno dell'1%. Stiamo entrando in un'era che è allo stesso tempo meno democratica, più religiosa e in cui la tecnoscienza avrà un ruolo più importante.

Quale contributo ha dato la cultura cristiana alle istituzioni europee e alla modernità? E quale potrebbe ancora regalare in futuro?
Le idee di una condizione umana universale, di pari dignità, di diritti umani fondamentali e di una messa in discussione critica dei poteri non esisterebbero senza il cristianesimo. Il cristianesimo è alla base dell'idea di democrazia. Un’idea che nasce da un intreccio di Gerusalemme, Atene e Roma, ebraismo, filosofia greca e diritto romano. E che ha influito anche nella separazione tra religione e Stato.

E la Chiesa come istituzione?
È essa stessa una fonte troppo poco conosciuta e tuttavia decisiva della civiltà elettorale come la conosciamo. Per dieci secoli, il millennio medievale, la Chiesa è rimasta l'unica istituzione dove l'elezione non è scomparsa. La Chiesa ha fortemente contribuito al trionfo del principio fondamentale che l'autorità non può essere legittima senza aver ottenuto il consenso dei governati. Il contributo del monachesimo medievale alla “civiltà elettorale” è importante.

È reale lo scontro tra musulmani e cristiani in Europa?
Considerando che nel mondo islamico è vietato dirsi non musulmani, in un autoritarismo politico, sociale, religioso e culturale, ritengo che i dati sull’islam siano sopravvalutati. Ci sono anche molti non musulmani in Europa. E altri che si convertono al cristianesimo. Ma resta vero che l'Europa può diventare un campo di confronto tra musulmani e cristiani, tanto più che alcuni musulmani sono impegnati in un progetto politico, l'islamismo, con l'appoggio di reti potenti, come quella dei Fratelli Musulmani, e sempre più anche paesi aggressivi, come la Turchia o il Qatar.

Com'è possibile che il cristianesimo rimanga la fede più perseguitata?
Il cristianesimo è infatti oggi la religione più perseguitata: nell'Africa subsahariana, in Oriente, in Cina, in India. Nel libro riporto come secondo il World Index of Persecution of Christians il numero di cristiani uccisi per la loro fede è aumentato del 60% tra il 2019 e il 2020.

Dov’è che i cristiani soffrono di più la persecuzione?
La quasi totalità (91%) dei cristiani assassinati nel 2020, è nel continente africano. Questa è una delle conseguenze della crescita dei gruppi jihadisti nell'Africa subsahariana. Ma il fatto che il cristianesimo sia in via di estinzione là dove è nato, in Oriente, dipende dal fatto che è una delle forze che fondano la società civile di fronte all'autorità politica e ha uno sguardo critico sul potere e sul suo esercizio: è portatore della separazione tra il politico e il religioso, per questo spaventa.

Spaventa soprattutto l’islam?
L'islamismo e il totalitarismo cinese stanno conducendo sia una guerra alla separazione tra politica e religione sia una guerra alla democrazia. Cristianesimo e democrazia hanno un destino legato: diventa inevitabile che i cristiani siano perseguitati.

Quali sfide l'islam impone all'Europa cristiana e sono riconosciute come tali?
Se da un lato c’è il modello cinese che incarna il potere politico che prende totalmente il controllo della sfera religiosa confiscando ogni indipendenza, dall’altro c’è quello islamico. L’islamismo è la religione che rappresenta anche il potere temporale: un’altra versione di un sistema totalitario. Questa è la sfida che l'islamismo pone all'Europa. E ne nasce un’inevitabile confronto tra democrazia e cristianesimo.

Il genio cristiano ha prodotto una civiltà a vocazione universale. Ora che i cittadini non si sentono più eredi, quale pensa sarà il destino dell'Europa?
È il momento storico del declino delle grandi ideologie politiche. Tuttavia, queste ideologie servivano da cornice per il pensiero, come sistema per rappresentare il presente e per proiettarsi nel futuro. L'Europa riscoprirà sistemi di credenze, religiosi o politici. Probabilmente si ritroverà nel cristianesimo. Ho intitolato il mio libro “Il XXI secolo del cristianesimo” per ricordare la longevità di questa religione. Considerando la profondità delle sue radici, pensando a tutto ciò che questa religione ha attraversato e tutto ciò a cui è  sopravvissuta, si è portati a pensare che non stia per scomparire.

Ieri, culla del Vangelo, domani il Medio Oriente diventerà un museo della Chiesa. Perché l'Occidente continua a ignorare la persecuzione?
La risposta è difficile. Gli occidentali subiscono il loro passato di impero. L'ignoranza li porta a confondere tutto. Sono sicuro che molti immaginano che i cristiani d'Oriente siano venuti come colonizzatori con i crociati. Sappiamo ancora che i cristiani sono sei secoli avanti rispetto ai musulmani in Oriente?

La tendenza è quella di giustificare ogni cosa...
L'Occidente cerca di conquistare il favore dei paesi musulmani, o quanto meno di offenderli il meno possibile. Lo fa per ragioni geopolitiche, ma i risultati sono molto modesti, se non pietosi.

La libertà di culto sopravvivrà nel 21° secolo?
La globalizzazione pone all'umanità domande serie: i nostri doveri verso la vita, l'universalità della condizione umana, l’uguaglianza, la solidarietà, l'etica dell'azione. Le religioni non possono tacere. La libertà di culto è la prova della condizione di separazione tra politica e religione. Possiamo dire che non c'è libertà o religione se Dio è obbligatorio, come nei regimi islamisti, o se devi essere iscritto al Partito, come in Cina.

 


9 agosto SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE (Edith Stein)
« … L'amore di Cristo fu il fuoco che incendiò la vita di Teresa Benedetta della Croce. Prima ancora di rendersene conto, essa ne fu completamente catturata. All'inizio il suo ideale fu la libertà. Per lungo tempo Edith Stein visse l'esperienza della ricerca. La sua mente non si stancò di investigare ed il suo cuore di sperare. Percorse il cammino arduo della filosofia con ardore appassionato ed alla fine fu premiata: conquistò la verità, anzi ne fu conquistata. Scoprì, infatti, che la verità aveva un nome: Gesù Cristo, e da quel momento il Verbo incarnato fu tutto per lei. Guardando da carmelitana a questo periodo della sua vita, scrisse ad una benedettina: "𝗖𝗵𝗶 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮 𝗹𝗮 𝘃𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮̀, 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗮𝗽𝗲𝘃𝗼𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗼 𝗶𝗻𝗰𝗼𝗻𝘀𝗮𝗽𝗲𝘃𝗼𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗰𝗲𝗿𝗰𝗮 𝗗𝗶𝗼".
Pur essendo stata educata nella religione ebraica dalla madre, Edith Stein a quattordici anni "si era consapevolmente e di proposito disabituata alla preghiera". Voleva contare solo su se stessa, preoccupata di affermare la propria libertà nelle scelte della vita. Alla fine del lungo cammino le fu dato di giungere ad una constatazione sorprendente: solo chi si lega all'amore di Cristo diventa veramente libero.
L'esperienza di questa donna, che ha affrontato le sfide di un secolo travagliato come il nostro, diventa esemplare per noi: il mondo moderno ostenta la porta allettante del permissivismo, ignorando la porta stretta del discernimento e della rinuncia. Mi rivolgo specialmente a voi, giovani cristiani, in particolare ai numerosi ministranti convenuti in questi giorni a Roma: guardatevi del concepire la vostra vita come una porta aperta a tutte le scelte! Ascoltate la voce del vostro cuore! Non restate alla superficie, ma andate al fondo delle cose! E quando sarà il momento, abbiate il coraggio di decidervi! Il Signore attende che voi mettiate la vostra libertà nelle sue mani misericordiose.
Santa Teresa Benedetta della Croce giunse a capire che l'amore di Cristo e la libertà dell'uomo s'intrecciano, perché l'amore e la verità hanno un intrinseco rapporto. La ricerca della verità e la sua traduzione nell'amore non le apparvero in contrasto; essa, anzi, capì che si richiamavano a vicenda.
Nel nostro tempo la verità viene scambiata spesso con l'opinione della maggioranza. Inoltre è diffusa la convinzione che ci si debba servire della verità anche contro l'amore o viceversa. Ma la verità e l'amore hanno bisogno l'una dell'altro. Suor Teresa Benedetta ne è testimone. La "martire per amore", che donò la sua vita per gli amici, non si fece superare da nessuno nell'amore. Allo stesso tempo ella cercò con tutta se stessa la verità, della quale scriveva: "Nessuna opera spirituale viene al mondo senza grandi travagli. Essa sfida sempre l'uomo intero".
Suor Teresa Benedetta della Croce dice a noi tutti: 𝗡𝗼𝗻 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘃𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮̀ 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶𝗮 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲. 𝗘 𝗻𝗼𝗻 𝗮𝗰𝗰𝗲𝘁𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗻𝘂𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶𝗮 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗶 𝘃𝗲𝗿𝗶𝘁𝗮̀! 𝗟'𝘂𝗻𝗼 𝘀𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗹'𝗮𝗹𝘁𝗿𝗮 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗺𝗲𝗻𝘇𝗼𝗴𝗻𝗮 𝗱𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮.
La nuova Santa ci insegna, infine, che l'amore per Cristo passa attraverso il dolore. Chi ama davvero non si arresta di fronte alla prospettiva della sofferenza: accetta la comunione nel dolore con la persona amata.
Consapevole di ciò che comportava la sua origine ebraica, Edith Stein ebbe al riguardo parole eloquenti: "Sotto la croce ho compreso la sorte del popolo di Dio... Infatti, oggi conosco molto meglio ciò che significa essere la sposa del Signore nel segno della Croce. Ma poiché è un mistero, con la sola ragione non potrà mai essere compreso".
Il mistero della Croce pian piano avvolse tutta la sua vita, fino a spingerla verso l'offerta suprema. Come sposa sulla Croce, Suor Teresa Benedetta non scrisse soltanto pagine profonde sulla "scienza della croce", ma fece fino in fondo il cammino alla scuola della Croce. Molti nostri contemporanei vorrebbero far tacere la Croce. Ma niente è più eloquente della Croce messa a tacere! Il vero messaggio del dolore è una lezione d'amore. L'amore rende fecondo il dolore e il dolore approfondisce l'amore.
… La nuova Santa sia per noi un esempio nel nostro impegno a servizio della libertà, nella nostra ricerca della verità. … »
San Giovanni Paolo II, Omelia S. Messa per la canonizzazione di Edith Stein, 11/10/1988

domenica 8 agosto 2021

 



GESÙ FA SCENDERE NELLA NOSTRA VITA LE PRIMIZIE DEL PARADISO PERDUTO
E’ Domenica, e ci ritroviamo di nuovo nella nostra comunità cristiana per nutrirci del “Pane del Cielo”, ma… Ma probabilmente nel cuore nascondiamo qualche mormorazione”. La Parola che la Chiesa ci proclama oggi, infatti, non può sbagliare, ed è diretta a noi, nessuno escluso.
E perché “mormoriamo”, ci agitiamo nel cuore? Perché i nostri occhi sono incapaci di vedere oltre le sembianze della carne. Anzi, di più, siamo così ciechi da non poter contemplare nella carne di Cristo il Pane che il Padre ha preparato per noi, l’alimento celeste capace di saziarci davvero.
E che significa questo? Significa che abbiamo “rattristato lo Spirito Santo con il quale fummo segnati per il giorno della redenzione” il giorno del nostro battesimo. L’ospite dolce dell’anima si è sentito di troppo tra le “asprezze”, gli “sdegni” e l’ “ira”, il “clamore” e la “maldicenza” che sorgevano in noi.
Accidenti… Ma come, la “società civile” si “sdegna” e con “clamore” denuncia i disonesti, e io? Sono per caso “incivile”? Ma come, anche nella Chiesa tanti preti e cristiani in vista si scagliano “aspramente” e con “ira” contro le ingiustizie “adirandosi” contro gli ingiusti, e io? Che razza di cristiano dovrei essere?
Semplice, un cristiano è solo colui che, “segnato dallo Spirito Santo”, si lascia guidare da Lui. Scrive infatti San Paolo che “chi non ha lo Spirito di Cristo non gli appartiene”. Per questo non sa riconoscerlo nella carne che ha assunto il Figlio di Dio, ovvero la tua e la mia, e quella di tua moglie e di tuo marito, dei figli.
Chi, ingannato dalla menzogna del demonio, ha “rattristato lo Spirito Santo”, non sa discernere la presenza di Cristo nella propria storia, per questo affronta tutto e tutti con “ogni sorta di malignità”. Vede sempre nero, ovunque ingiustizie, è inquieto e mai sazio.
Sì fratelli, abbiamo prestato ascolto alla “voce” del padre della menzogna, e per questo abbiamo passato una settimana mormorando. Non ci credi? Vediamo: ieri ad esempio, hai davvero “udito” la voce del Padre che è nei Cieli? Hai percepito, nel fondo del tuo intimo, quel moto dello Spirito che conduce a Cristo? Forse no; o forse lo hai messo a tacere alzando il volume della televisione…
Ma non ti scandalizzare della tua debolezza. Forse anche tu, come Elia, sei oggi “desideroso di morire”. Non fisicamente, ma di sparire da quella realtà che ti opprime. E magari, sapendo di “non essere migliore dei tuoi padri”, dei tanti cioè che “hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti”, ti sei “addormentato sotto il tuo ginepro”. Sotto un albero cioè, dove speri un po’ di refrigerio, una piccola consolazione, una carezza, una parola di stima…
Hai visto infatti, tanti, troppi fratelli e amici spegnersi nei fallimenti, alzare bandiera bianca e arrendersi. Hai visto il limite invalicabile del peccato e della morte che ne consegue, e hai smesso di combattere. Tuo figlio non cambierà, tua moglie neanche parlarne, tuo marito poi. La malattia non ti abbandonerà, e il lavoro non lo troverai…
E’ così oggi? Per questo stai mormorando? Coraggio, perché “un angelo”, cioè un messaggero di Dio, un apostolo viene oggi a “toccarti” attraverso la liturgia di questa domenica per dirti: “alzati e mangia!”. “Risuscita” nel perdono di Dio e “mangia” il “Pane del Cielo”! Ascolta la predicazione che fa scendere dal cuore di Dio il suo amore, e accogli Cristo che si fa tuo cibo! Oggi, ora, nella situazione nella quale ti trovi, nel deserto simile a quello nel quale stava camminando Elia.
“Su, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino” ci dice la Chiesa. La nostra vita, infatti, è diretta verso l’Oreb, il monte di Dio, dove ascolteremo la sua “voce” e “impareremo da Lui”.
Ascolto, cibo e cammino sono dunque strettamente legati. Così è stato per il Popolo di Israele, così per Elia, così per la Chiesa, per te e per me. Non a caso Gesù usa il verbo “imparare”. Nel cristianesimo non vi è nulla di magico.
Bisogna camminare molto, ogni giorno, perché solo “chi ha udito il Padre e ha imparato da Lui viene a me”, dice il Signore. Solo, cioè, chi è rinato nel seno della Chiesa dove ha “udito la voce del Padre” e ha “imparato da Lui” attraverso la predicazione degli apostoli, crede in Gesù Cristo e ha a vita eterna.
Chi è rinato nel battesimo, infatti, “viene da Dio”, è suo figlio, e ciò significa che “ha visto suo Padre”. Lo ha visto operare nella sua vita, ne ha sperimentato la provvidenza e le viscere di misericordia nelle quali è stato rigenerato.
E’ l’esperienza dei catecumeni che, ricevendo la preghiera del Padre Nostro verso la fine del percorso di iniziazione cristiana, potevano ormai immergersi nel fonte battesimale. Credevano, e per questo avevano vita eterna dentro, al punto di offrire se stessi al martirio…
Allo stesso modo anche noi siamo chiamati a ritornare al nostro battesimo, per immergerci ancora nella misericordia che ci fa figli che “vengono”, con Cristo, da Dio; ad “ascoltare” e a “vedere” il Padre in ogni evento della vita. E a “camminare” nella conversione per “imparare” la fede adulta. Dice infatti Gesù che “chi crede ha la vita eterna”. Non solo che l’avrà dopo la morte, ma che “ha” oggi la vita eterna.
Non è vero che, siccome “i nostri padri sono morti”, dovremo morire anche noi. No! Loro, nonostante la manna, “sono morti” al di fuori della Terra Promessa perché non hanno creduto! Come potrebbe accadere a noi, certo. Ma se oggi ascoltiamo la voce del Padre, non induriamo il cuore come fecero i nostri padri…
Sono le prime parole con cui la Chiesa si desta alla preghiera ogni giorno. Perché ogni giorno abbiamo bisogno di convertirci e credere, appoggiarci cioè alla Parola di Dio lasciandoci “ammaestrare da lui” attraverso gli eventi che ci umiliano.
Per questo abbiamo bisogno di essere assidui alla “scuola del Padre” che è la comunità cristiana; in essa “impariamo” a credere sperimentando il potere che ha il “pane che discende dal Cielo”. Solo “mangiando” di esso, infatti, “non moriremo” nelle situazioni difficili.
Chi “mangia” il “pane celeste” che è la “carne” di Gesù Cristo “consegnata per la vita del mondo”, si unisce a Lui e ai fratelli, diventando con essi, diversi e spesso insopportabili, un unico corpo. Ah, allora è questo significa “non morire”, amare l’altro così com’è; “vivere in eterno” già da ora “imitando Dio quali figli carissimi” creati a sua immagine e somiglianza!
Una “imitazione” però che non è frutto dei nostri sforzi, ma l’opera della Grazia battesimale e dei sacramenti che da esso scaturiscono, i quali plasmano in noi l’uomo nuovo, il Figlio di Dio che si fa carne nell’essere “benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandoci a vicenda come Dio ha perdonato a noi in Cristo”.
Il “perdono” fratelli, è l’esperienza fondamentale di un cristiano! Perché quando uno è stato perdonato da Cristo, non solo è stato liberato dalla schiavitù del peccato, ma ha ricevuto lo Spirito Santo che lo fa “camminare in una vita nuova”.
E’ Lui, infatti, che apre i nostri occhi e ci dice e testimonia interiormente che proprio “il figlio di Giuseppe”, proprio colui di cui “conosciamo padre e madre”, proprio nella “carne” che ha assunto del tutto identica alla nostra eccetto il peccato si cela “il pane disceso dal Cielo”.
Che cioè la vita eterna, la vittoria sulla morte e il peccato, si possono sperimentare solo accogliendo e “mangiando” il “pane che discende dal Cielo” che si fa “carne” nella nostra storia concreta. Sì, Cristo si fa “carne” in quello che tu credi di conoscere, in quei fatti e in quelle persone per cui tu “mormori” perché pensi che s
ia impossibile che proprio nelle umiliazioni possa “discendere il pane dal Cielo”.
E invece sì, “discende” proprio nel rapporto difficile dal quale vorremmo scappare, quello, ad esempio, con il collega con il quale hai condiviso l’ufficio per vent’anni; nella malattia che non accettiamo, forse il diabete che ti limita così tanto, forse una ancora più grave; nell’ingiustizia alla quale ci ribelliamo, una multa appena trovata sul parabrezza, tuo padre che ha abbandonato la famiglia quando eri piccolo, tuo zio che, poco più che bambina, ti ha quasi violentata.
Allora coraggio, perché se hai ascoltato questa Parola, se ti stai accostando alla mensa eucaristica, significa che “il Padre ti sta attirando” come, misteriosamente, stava attirando il figlio prodigo. La sua attesa trepidante era un magnete potente, sino ad innescare nel figlio la nostalgia della casa paterna; proprio al fondo del suo peccato, al colmo della “fame”, sulla soglia della morte, è rientrato in sé, e ha rivisto il volto di suo Padre che lo stava attirando a sé.
Al colmo del dolore, nel fondo dei nostri fallimenti, infatti, si scopre senza più difese e dissimulazioni il “polo negativo” che il demonio ci ha piantato nel cuore. Ma proprio quel “polo negativo” è fatto per essere “attratto” dal “polo positivo” che è l’amore infinito del Padre.
E la “forza magnetica” che il Padre esercita per poterci “attrarre” e così riaccogliere, è lo Spirito Santo che testimonia al nostro spirito che, nonostante i nostri peccati, “siamo figli di Dio”. Figli nel Figlio suo Gesù Cristo, al quale possiamo “andare” e credere solo perché il Padre ci viene incontro perdonandoci e ridonandoci la dignità perduta.
Figli nel Figlio proprio perché Gesù è “risuscitato” e ha aperto per noi il cammino di ritorno, la possibilità di convertirci e “risuscitare” per vivere ogni istante nell’intimità sponsale con Lui. Non a caso, anticamente, sul talamo nuziale veniva posto lo stesso baldacchino che sormontava gli altari, immagine della Shekinà divina, la presenza di Dio che “discende dal Cielo” sulle specie eucaristiche come sugli sposi.
Ma vi è un baldacchino invisibile sopra ogni ufficio, su ogni aula scolastica, su ogni cinema e ristorante, su ogni campo sportivo e su ogni vagone della metropolitana, sulla tua stanza e sulla tua lavatrice. Ovunque e in ogni istante, possiamo “mangiare il pane vivo disceso dal Cielo”. E’ pane vivo tua moglie, tuo marito, tuo figlio, anche il nemico!
Questa carne che abbiamo obbligato a peccare può divenire lo scrigno da dove tirar fuori e donare i tesori del Cielo “al mondo”! Così come ha fatto Cristo sulla Croce, quando ha offerto “la sua carne come pane per la vita” di ciascuno di noi.

sabato 7 agosto 2021

 


LA NUOVA GENERAZIONE DI CRISTO
Per comprendere e accogliere il brano evangelico di oggi occorre soffermarci sulla risposta di Gesù al padre del ragazzo "epilettico che soffre molto": "O generazione incredula e perversa!". Si tratta di un'espressione che troviamo nel cosiddetto Cantico di Mosè posto al termine del Deuteronomio (Dt 32). Vi invito a leggerlo tutto con calma (per esempio qui) perché vi aiuterà ad entrare nella profondità dell'episodio del Vangelo odierno; in sintesi vi leggiamo: "Egli è la Roccia: perfette le sue opere, giustizia tutte le sue vie; è un Dio fedele e senza malizia, egli è giusto e retto. Prevaricano contro di lui: figli degeneri, per Lui sono solo corruzione, per la loro tara non sono più suoi figli, generazione tortuosa e perversa. Così tu ripaghi il Signore, popolo stolto e privo di saggezza? Non è lui il padre che ti ha creato, che ti ha fatto e ti ha costituito? Il Signore, lui solo lo ha guidato, non c'era con lui alcun dio straniero. Lo hanno fatto ingelosire con dèi stranieri e provocato all'ira con abomini. Hanno sacrificato a dèmoni che non sono Dio, a dèi che non conoscevano, nuovi, venuti da poco, che i vostri padri non avevano temuto. La Roccia, che ti ha generato, tu hai trascurato; hai dimenticato il Dio che ti ha procreato! Ma il Signore ha visto e ha disdegnato con ira i suoi figli e le sue figlie. Ha detto: «Io nasconderò loro il mio volto; vedrò quale sarà la loro fine. Sono una generazione perfida, sono figli infedeli. Un fuoco si è acceso nella mia collera e brucerà fino alla profondità degl'inferi. Sono un popolo insensato e in essi non c'è intelligenza: se fossero saggi, capirebbero, rifletterebbero sulla loro fine. Mia sarà la vendetta e il castigo, quando vacillerà il loro piede! Perché il Signore farà giustizia al suo popolo e dei suoi servi avrà compassione; quando vedrà che ogni forza è svanita e non è rimasto né schiavo né libero. Ora vedete che io, io lo sono e nessun altro è dio accanto a me. Sono io che do la morte e faccio vivere; io percuoto e io guarisco, e nessuno può liberare dalla mia mano". Alla luce di queste parole si comprende l'indignazione di Gesù: "O generazione incredula e perversa! Fino a quando sarò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi". Quale "generazione"? Quella che sorge dai "geni" dell'incredulità, i figli degeneri, che hanno cioè perduto la primogenitura, l'elezione e la salvezza di Dio, e per questo non sono più suoi figli. La generazione insensata e senza intelligenza che ha creduto all'inganno del demonio e per questo è colpita "dal fuoco" della gelosia di Dio. L'uomo che si prostra dinanzi a Gesù è dunque il portavoce di questa generazione infedele, senza fede, che ha generato un "figlio" unendosi in adulterio con il demonio. Il "figlio" di quell'uomo è proprio il figlio dell'incredulità che appartiene al demonio; è "lunatico", secondo l'originale greco, e non "epilettico" come vorrebbe una traduzione che è già un'interpretazione moderna e positivistica del Vangelo. Segue cioè le fasi lunari, come dire che è in balia degli eventi, sballottato qua e là da qualsiasi vento di dottrina, seguendo i desideri e i criteri della carne.
Quel "figlio" è per questo immagine di tutti coloro che incontrano Gesù appena disceso dal monte Tabor: di quel padre, della folla e dei discepoli incapaci di curarlo. E' dunque figlio tuo e mio, oggi. E' il figlio dell'idolatria che segue sempre l'incredulità: "chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente, perché comincia a credere a tutto" (Chesterton). Proprio come il Popolo di Israele che era rimasto alla pendici del Sinai mentre Mosè vi era salito per ricevere da Dio le Dieci Parole dell'Alleanza, la "Ketubà", ovvero il contratto matrimoniale con il quale avrebbe accolto Israele come sua sposa. Essendo passati molti giorni, il Popolo ha cominciato a dubitare in Mosè e nel Dio a cui diceva di obbedire. Il Popolo era stanco di seguire Mosè nel deserto, voleva un dio fatto dalle sue mani, il compimento dei propri ideali, dei propri desideri e dei propri criteri. E così si fabbrica un vitello d'oro, simbolo di forza e divinità dei popoli pagani a lui vicini. Prima ancora di ricevere da Mosè il contratto matrimoniale, il Popolo promessa sposa aveva già adulterato! Per questo Dio e il suo servo Mosè si indignano, e quasi rinnegano quella fidanzata infedele. Sappiamo che il Monte Tabor e la Trasfigurazione sono anche il compimento del Sinai e dell'Alleanza. E' Cristo la Torah fatta carne; nel suo cuore il Padre ha scritto le Dieci Parole nella certezza che le avrebbe compiute. In Cristo, infatti, la carne incapace di ascoltare e obbedire, è stata "trasfigurata", ha "cambiato forma" sino a diventare il tabernacolo della vita divina, dell'obbedienza perfetta, dell'amore e della fedeltà. Ma, proprio come avvenne alle pendici del Sinai, i discepoli non hanno confidato nel loro Maestro; la loro incredulità li ha resi impotenti di fronte al potere del demonio. Loro, che erano la primizia del Nuovo Israele, l'immagine della Chiesa che si stava gestando per divenire la Sposa dell'Agnello, avevano perduto la primogenitura. Lo dice chiaramente Gesù: "per la vostra mancanza di fede..." e non come recita la traduzione che tradisce il testo: "per la vostra poca fede". Ma come, se avessero avuto "poca fede", simile al "granello di senapa" nulla gli sarebbe stato impossibile"... No, i discepoli non avevano fede! Nell'attesa di Gesù si erano industriati con le loro forze, con i loro criteri, con la loro religiosità. E non avevano potuto nulla contro il demonio... Per questo Gesù si adira con loro e con il padre di quel ragazzo, come oggi si adira seriamente con ciascuno di noi. C'è nella tua vita un figlio indemoniato? Ci sono, cioè, nella tua vita opere figlie dell'incredulità? Senza dubbio... In famiglia, al lavoro, nella comunità cristiana, ovunque... Guarda bene se non hai dei rancori, se sei impotente di fronte a quell'offesa e a quell'ingiustizia... Guarda se per caso non riesci ad accettare quella malattia... Ebbene, se è così, è perché ti sei costruito un vitello d'oro, nell'incapacità di seguire il Signore nel compimento della volontà del Padre. Sei un perverso, hai cioè cambiato strada, e stai camminando quella che segue la tua "luna", i tuoi sentimenti, gli ormoni, le concupiscenze o le illusioni pseudo-religiose. Hai generato figli con il demonio, accettalo! Accetta allora il "fuoco" con cui Mosè ha bruciato il vitello, e l' "acqua" nella quale ne ha disperso la polvere, gli stessi elementi nei quali si gettava il fanciullo indemoniato. Accetta che quello che ti accade è a causa della tua incredulità, figlia della menzogna del demonio a cui hai dato ascolto. Accetta che Cristo si sia stancato di te. Sì, accetta che ti mostri la tua realtà, e accetta le conseguenze dei tuoi peccati. Allora potrai ascoltare la Buona Notizia celata nel Vangelo di oggi: "portatelo qui da me". Al colmo dell'indignazione esplode in Cristo la sua misericordia! Allora fatti "portare" dalla Chiesa ai piedi di Gesù, ascolta la sua Parola che scaccia dal tuo cuore il demonio dell'incredulità, e accostati ai sacramenti che depongono in te il piccolissimo "granello di senapa" della fede. Convertiti, e potrai dire a "questo" monte di "spostarsi da qui a là"; dirai cioè non a un monte qualsiasi, ma proprio al Tabor alle cui pendici si trovava in quel momento Gesù, di spostarsi e venire da te, perché anche tu possa essere avvolto dalla stessa luce pasquale che rigenera in te la natura divina, la primogenitura. La luce di misericordia che ricrea in te il figlio di Dio. Il brano odierno, infatti si conclude con un versetto inspiegabilmente tagliato nella versione liturgica: "Questa generazione di demoni" (Gesù usa lo stesso termine con cui ha indicato gli increduli) si scaccia solo con il digiuno e la preghiera", esattamente come fece Mosè sul Sinai durante i quaranta giorni che precedettero la teofania. Quaranta come il cammino nel deserto, come la quaresima, vestigia del catecumenato primitivo. Ecco, il Signore ci chiama oggi a camminare nella Chiesa dove, accogliendo la fede, essa diventi adulta e ci prepari alle nozze con il Signore, quando Egli ci donerà, compiuta, la Parola perché si faccia carne in noi.