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giovedì 29 ottobre 2015

Violenze sessuali, minori scomparsi, tubercolosi. Il lato oscuro e censurato dell'immigrazione

di Anna Bono                                  29-10-2015
Immigrate afghaneIl Gatestone Institute, un centro studi di politica internazionale, il 18 settembre ha pubblicato dati e testimonianze raccolti da diverse organizzazioni non governative che in Germania si occupano di emigranti, richiedenti asilo e profughi. Riguardano quella che l’autore dell’articolo, Soeren Kern, ha definito una “epidemia” di molestie e violenze sessuali di cui sono vittime le donne, adolescenti e adulte, ospitate nei centri d’accoglienza e di cui sono responsabili emigranti e profughi ospiti anch’essi delle strutture.
I problemi sorgono soprattutto dove, per mancanza di spazio, donne e uomini devono condividere dormitori e servizi igienici: “Il fatto di fornire alloggio in grandi tende, la mancanza di servizi igienici separati maschili e femminili, di locali in cui non ci si può chiudere a chiave, la mancanza di rifugi sicuri per le donne e le ragazze – si legge nel documento delle Ong tedesche – aumenta la vulnerabilità delle donne e dei minori all’interno di queste strutture. È una situazione che gioca a favore di quegli uomini che assegnano alle donne un ruolo subordinato e trattano le donne che viaggiano sole come se fossero ‘selvaggina’”.
I rischi maggiori li corrono infatti proprio le donne sole, con figli piccoli, senza parenti o conoscenti maschi. “Essere

Il nuovo vescovo Zuppi sfida lo scherzetto del diavolo

di Lorenzo Bertocchi                                           29-10-2015
La festa pagana di HalloweenQuando gli antichi druidi celtici dell’Irlanda celebravano la festa di Samhain, quando l’inverno, simbolo della morte, subentrava all’estate-vita, ecco che il mondo dei morti si poteva aprire a quello dei vivi. E gli spiriti dei defunti vagavano liberamente privi di ogni ostacolo. E tra sacrifici umani e orge rituali, celebrati in onore del principe della morte, i partecipanti a Samhain se ne andavano in giro con delle rape intagliate con dentro un lume.
È l’origine pagana della festa delle zucche, quella che oggi si chiama Halloween. Quella che negli ultimi anni ci ha assalito grazie alla macchina del business. Arriva a noi dagli Stati Uniti, che la ereditarono dai migranti provenienti dall’Irlanda a metà ‘800. Questi irlandesi, nonostante san Patrizio, e papa Gregorio III (731 d.C) che aveva istituito la festa di Ognissanti il primo di novembre, avevano continuato a festeggiare la vigilia secondo la vecchia tradizione pagana.
Oggi se ne parla all'Università Europea di Roma dove viene presentato un libro di don Aldo Bonaiuto, sacerdote della comunità fondata da don Oreste Benzi. É l'occasione anche della prima uscita pubblica di monsignor Matteo Maria Zuppi in qualità di arcivescovo di Bologna designato. L'ex parroco a Trastevere, pastore che dicono essere molto in linea con il vescovo-tipo di papa Bergoglio, interverrà in un dibattito politicamente scorrettissimo.
Su Halloween molti dicono «ma che male c'è?», mentre il titolo del libro di don Bonaiuto è tutto un programma: Halloween. Lo scherzetto del diavolo (Ed. Sempre Comunicazione). «Gli ingannevoli richiami al soprannaturale e

mercoledì 28 ottobre 2015

In Dio misericordia e giustizia sono unite. Il grande mistero su cui mai si riflette abbastanza

«In Dio misericordia e giustizia sono unite». Il grande mistero su cui mai si riflette abbastanza«La misericordia, la giustizia, la compassione in Dio sono unite! Però noi uomini mortali, creature con la mente non capace di unire tutte le cose… noi per chiarire facciamo distinzione ma dobbiamo essere attenti perché in Dio e negli occhi della fede, misericordia e giustizia non sono contrarie! Per me - per me come pastore, come fedele, come uomo che ha misericordia - ho bisogno della misericordia di Dio e non solo di Dio ma di tante persone. Per me pregare: “Dio, abbi misericordia di me” è anche un grido: “Dio fa giustizia a me”! Troviamo la vera giustizia solo in Dio misericordioso».

Lo ha detto il cardinale filippino Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, presidente di Caritas Internationalis e presidente delegato del Sinodo della famiglia in una intervista a Radio Vaticana. Poche parole, semplici, dirette, fondate sulla conoscenza esatta di ciò che di Dio e temprate nell’esperienza diretta di ciò che è degli uomini.

Parole dolci e forti che tagliano trasversalmente le molte, troppe ubbie di certi commentatori, di certi opinionisti, anche di certo clero. Se in Dio la misericordia e la giustizia sono tutt’uno, e se per l’uomo esse lo sono intimamente e inscindibilmente nell’atto libero e totale di affidamento a Lui, anche oltre (sebbene mai contro) la comprensione razionale delle misteriose vie dell’Onnipotente, a che serve distinguere capziosamente sulla lana caprina o insinuare dubbi su realtà certe? Solo a confondere, come oggi fa chi vorrebbe che la Chiesa sbracasse, stabilendo finalmente che vi sono matrimoni di serie A e matrimoni di serie B, divorzi di prima classe e divorzi di seconda, peccati peccati e peccati tra virgolette.

Dai lager ai bordelli, com'è caduta in basso Amnesty

di Rino Cammilleri                                     27-10-2015
Manifestazione per la legalizzazione delle prostituzioneCome nel Rinoceronte di Ionesco, succede che ti distrai un istante e, quando ti volti, trovi che pure al tuo vecchio amico d’infanzia sta crescendo un corno sul muso. É accaduto anche a un’organizzazione benemerita come la vecchia Amnesty International. L’agenzia Aleteia.org del 23 ottobre ha giustamente parlato di «deriva», riprendendo un articolo di Philippe Oswald che, più duro, ne lamenta la «modificazione genetica».
Sì, perché Amnesty fu fondata da due cattolici convinti, l’indipendentista irlandese Sean MacBride e l’avvocato inglese Peter Benenson. Quest’ultimo era ancora più convinto, perché il suo vero cognome era Solomon. Infatti, era ebreo e si era fatto cattolico nel 1958. Pochi anni dopo, i due crearono l’associazione che sfidava impavida il nemico dell’umanità di allora: il comunismo sovietico. E non si trattava solo di Urss, agli inizi degli anni Sessanta. Se a quel tempo si fosse passato un mappamondo al pennarello rosso, più di un terzo del pianeta sarebbe apparso color sangue. Gli inviati di Amnesty andavano negli angoli più pericolosi del mondo e denunciavano torture, genocidi, oppressioni, sfruttamenti. E anche allora –chi ha la mia età lo sa bene- i rinoceronti spuntavano come i funghi, tanto che a volte uno aveva la frustrante sensazione di essere rimasto solo, uno dei pochi immuni dal contagio, uno dei rari che all’invito «meglio rossi che morti» rispondeva «no, meglio morti».
Ma l’Urss non aveva, alla fin fine, una potenza finanziaria pari alle sue ambizioni ideologiche, tant’è che, nata da

Avviso a Parlamento, prefetti e sindaci: nulle e incostituzionali le nozze gay celebrate all’estero

di Alfredo Mantovano                                         28-10-2015
Coppia gay sposata all'estero e registrata a RomaRiprendiamo i video e i giornali di circa un anno fa. Facciamo scorrere nuovamente le immagini del sindaco di Roma - di allora e di oggi, forse anche di domani - che, in fascia tricolore, riceve in Campidoglio coppie di persone dello stesso sesso e procede alla trascrizione nei registri dello stato civile della Capitale dei matrimoni contratti dalle medesime coppie al di fuori dei confini nazionali. É tutto nullo! Peggio, il professor Ignazio Marino si è impegnato - e ha fatto impegnare gli uffici dell’amministrazione che guida - in una attività inesistente, cioè al di fuori dell’ordinamento giuridico italiano. E, al pari di lui, i sindaci delle città che hanno allestito scene simili.
Non è una mera opinione, è quanto stabilisce la sentenza del Consiglio di Stato depositata due giorni fa, pronunciata dalla 3^ sezione in sede giurisdizionale, presidente Romeo, estensore Deodato: si tratta della parola definitiva, che giunge dopo l’intervento dell’allora prefetto Pecoraro sul sindaco Marino, quindi la circolare a sostegno del prefetto emessa dal ministro dell’Interno, quindi ancora la sentenza in primo grado del Tar del Lazio. Che si tratti di una decisione importante, non solo per la parte dispositiva, ma pure per la lunga motivazione, si deduce, prima ancora di esaminarla, dallo spazio che a caldo le è stato dedicato dalla Repubblica: mentre le nozze gay esportate a Roma avevano a suo tempo riempito pagine e

martedì 27 ottobre 2015

Orcozio

Quarant’anni fa, nell’anno in cui usciva la sua più celebre opera, A clockwork orange, da cui Stanley Kubrick ha tratto il film Arancia meccanica, Anthony Burgess si dedicò a un altro romanzo fanta-sociale, The wanting seed, pubblicato in Italia dall’editore De Carlo nel 1972 col titolo Il seme inquieto. Nel libro, l’anarchico Burgess immagina il futuro del nostro mondo, prendendo come presupposto la vittoria dell’etica anticristiana moderna. Egli basa il romanzo precisamente sulla volontà del nuovo Potere mondiale di superare l’antica ‘età agostiniana’ (quella della grazia e del ‘pessimismo’ sulle facoltà umane) e di favorire l’avvento di un’ ‘età pelagiana’ (cioè libera dal peccato e dalla caduta originale). Il mondo, tuttavia, lungi dall’essere libero e progredito, vede la volontà del cittadino totalmente asservita a quella del Potere. Nella Londra in cui troneggia un palazzo del governo di milleseicento metri d’altezza, con sopra la statua di Pelagio, sono gli omosessuali i controllori di una società libertina e totalitaria: essi sono la sintesi di Pelagio e Agostino, e instaurano una sorta di età agostinianamente omosessuale. Vicino a quel palazzo si erge l’edificio del ministero dell’infertilità, preposto all’impedimento a generare. Nelle scuole tutti gli studenti leggono divertiti ‘Le avventure di Orcozio nelle Cosmicomiche. Orcozio era un buffo demiurgo grande e grosso, il quale sufflaminandus come Shakespeare, spandeva vita indesiderata su tutta la terra. La sovrappopolazione era il suo ramo. Tuttavia non riusciva mai a vincere, in nessuna delle sue avventure: il signor Omo, il suo principale umano, lo metteva sempre in ginocchio’. Il Primo ministro di questa Inghilterra si consiglia col proprio amichetto Abdul Wahab e gli ricorda che

C'è Sinodo e sinodo

di Giorgio Bernardelli                                     27-10-2015
Cattolici caldei in IraqC'è Sinodo e Sinodo. A Roma se ne è appena chiuso uno che per tre settimane ha catalizzato l'attenzione di tutto il mondo. E subito ne è cominciato un altro molto meno mediatico. Dall'altro giorno, infatti, sempre in Vaticano, sono riuniti i ventidue vescovi della Chiesa caldea, la comunità cristiana che ha nel martoriato Iraq le sue radici.
Un Sinodo per certi versi profugo esattamente come il proprio gregge, devastato da decenni di guerre e persecuzioni. Impossibilitato ormai a riunirsi a Baghdad, il Sinodo doveva tenersi alla fine di settembre ad Ankawa, il quartiere dei cristiani ad Erbil, nel Kurdistan iracheno. Il posto dove decine di migliaia di caldei fuggiti da Mosul e dalla piana di Ninive sono accampati da ormai più di un anno, con sempre meno speranze di poter tornare alle proprie case da cui l'Isis li ha cacciati nell'estate 2014. Ma anche il Kurdistan oggi comincia a scricchiolare. E non tanto per nuove minacce dei jihadisti dalle bandiere nere, ma per uno scontro tutto interno ai curdi: quello tra il presidente Masoud Barzani - sostenuto dal suo partito Kdp - e il parlamento locale - con gli storici rivali del Puk di Jalal Talabani. Una lotta di potere all'ombra delle mille ambiguità di un Kurdistan sulla carta ancora parte dell'Iraq, ma in un Paese che di fatto non esiste più.
Certo, almeno per il momento a Erbil sono scaramucce che non toccano direttamente la condizione dei profughi. Ma sta di