Commento al Vangelo della XIV Domenica del Tempo Ordinario (Anno B) -- 5 luglio 2015

Questa Domenica il Signore ci accompagna a Nazaret, la sua Patria. Si tratta di una tappa fondamentale sul cammino per diventare e rimanere cristiani. Come lo fu per i suoi discepoli, che in quel sabato fecero l'esperienza dello scandalo che covava nel cuore mimetizzato nell’iniziale stupore.
Essa deve partire dalla conoscenza di noi stessi. Per questo, come accadde a San Paolo, Dio ha messo anche nella nostra carne una “spina” che ci umilia; ognuno di noi sa di che cosa si tratta. Qualcosa che ci impedisce di “montare in superbia”, e che il nostro ego non riesce a sopportare.
E’ tuo marito che ogni giorno distrugge la tua immagine di marito? E’ tua moglie che si sta buttando via tra rimpianti e nevrosi? E’ tuo figlio che non ti ascolta e si è infilato in un brutto peccato?
E’ la difficoltà di comunione con le persone chiamate con te ad evangelizzare, in parrocchia, nella missione, a catechismo? Sei tu, il tuo carattere iroso, la tua debolezza psicologica? E’ un fatto accaduto molti anni fa che ti rapisce il pensiero e ti impedisce la felicità?
Bene, sappi che non puoi essere cristiano se ogni giorno non giunge alla tua vita “un inviato di satana incaricato di schiaffeggiarti”. Ogni giorno, hai capito bene. Ogni giorno un problema, un’incomprensione, un’umiliazione. Non ti piace? Neanche a San Paolo piaceva, e ha pregato perché Dio allontanasse da lui quella spina, ma niente. Non aveva capito che quella era la sua salvezza.
Non c’è altra via che conduca al Cielo, fratello. E sai perché? Perché esiste il peccato che abita nella carne. E nella carne esso deve essere, ogni giorno, perdonato! Non scandalizzarti per favore, c’è una punta di orgoglio che si muove in noi dinanzi ai problemi, alle sofferenze, alle ferite della carne e dell’anima, e lì e solo lì possiamo davvero incontrare il Signore e il suo amore.
E’ necessaria dunque la spina che Dio stesso permette che si conficchi nella nostra carne per far uscire il pus che ci avvelena il cuore e la mente. Solo così potremo umiliarci e chiedere aiuto a Cristo, che si è fatto carne proprio per incontrare le nostre ferite e guarirle con la sua misericordia.
San Paolo lo aveva sperimentato, per questo ci annuncia oggi che la Grazia di Dio ci basta! Che non deve cambiare la nostra storia, la