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sabato 1 ottobre 2016

1 ottobre. Santa Teresa di Lisieux. Approfondimenti: biografia, spirituali, scritti

BREVE BIOGRAFIA



Teresa Martin nasce ad Alençon in Francia il 2 gennaio 1873. È battezzata due giorni più tardi nella Chiesa di Notre-Dame, ricevendo i nomi di Maria Francesca Teresa. I suoi genitori sono Louis Martin e Zélie Guérin. Dopo la morte della madre, avvenuta il 28 agosto 1877, Teresa si trasferisce con tutta la famiglia nella città di Lisieux.
Verso la fine del 1879 si accosta per la prima volta al sacramento della penitenza. Nel giorno di Pentecoste del 1883 ha la singolare grazia della guarigione da una grave malattia, per l'intercessione di nostra Signora delle Vittorie. Educata dalle Benedettine di Lisieux, riceve la prima comunione l'8 maggio 1884, dopo una intensa preparazione, coronata da una singolare esperienza della grazia dell'unione intima con Cristo. Poche settimane più tardi, il 14 giugno dello stesso anno, riceve il sacramento della cresima, con viva consapevolezza di ciò che comporta il dono dello Spirito Santo nella personale partecipazione alla grazia della Pentecoste.
Desiderosa di abbracciare la vita contemplativa, come le sue sorelle Paolina e Maria nel Carmelo di Lisieux, ma impedita per la sua giovane età, durante un pellegrinaggio in Italia, dopo aver visitato la Santa Casa di Loreto e i luoghi della Città Eterna, nell'udienza concessa dal Papa ai fedeli della diocesi di Lisieux, il 20 novembre 1887, con filiale audacia chiede a  Leone XIII di poter entrare nel Carmelo all'età di 15 anni.
Il 9 aprile del 1888 entra nel Carmelo di Lisieux ove il 10 gennaio dell'anno seguente riceve l'abito dell'Ordine della Vergine ed emette la sua professione religiosa l'8 settembre del 1890, festa della Natività della Vergine Maria.
Intraprende nel Carmelo il cammino della perfezione, tracciato dalla Madre Fondatrice, Teresa di Gesù, con autentico fervore e fedeltà, nell'adempimento dei diversi uffici comunitari a lei affidati. Illuminata dalla Parola di Dio, provata in modo particolare dalla malattia del suo amatissimo padre, Louis Martin, che muore il 29 luglio del 1894, si incammina verso la santità, ispirata dalla lettura del Vangelo, insistendo sulla centralità dell'amore. Teresa ci ha lasciato nei suoi manoscritti autobiografici non solo i ricordi dell'infanzia e dell'adolescenza, ma anche il ritratto della sua anima e le sue esperienze più intime. Scopre e comunica alle novizie affidate alla sue cure la piccola via dell'infanzia spirituale; riceve come dono speciale di accompagnare con il sacrificio e la preghiera due « fratelli missionari». Penetra sempre di più nel mistero della Chiesa e, attirata dall'amore di Cristo, sente crescere in sé la vocazione apostolica e missionaria che la spinge a trascinare tutti con sé, incontro allo Sposo divino.
Il 9 giugno del 1895, nella festa della Santissima Trinità, si offre vittima di olocausto all'Amore misericordioso di Dio. Nel frattempo redige il primo manoscritto autobiografico, che consegna a Madre Agnese di Gesù nella sua festa, il 21 gennaio 1896.
Pochi mesi più tardi, il 3 aprile, durante la notte fra il giovedì ed il venerdì santo, ha una prima manifestazione della malattia che la condurrà alla morte e che Lei accoglie come la misteriosa visita dello Sposo divino. Nello stesso tempo entra nella prova della fede che durerà fino alla sua morte e della quale offrirà una sconvolgente testimonianza nei suoi scritti. Durante il mese di settembre conclude il Manoscritto B, che costituisce una stupenda illustrazione della piena maturità della Santa, specialmente mediante la scoperta della sua vocazione nel cuore della Chiesa.
Mentre peggiora la sua salute e continua il tempo della prova, nel mese di giugno inizia il Manoscritto C, dedicato alla Madre Maria di Gonzaga; nuove grazie la conducono ad una più alta perfezione ed ella scopre nuove luci sull'estensione del suo messaggio nella Chiesa a vantaggio delle anime che seguiranno la sua via. L'8 luglio 1897 viene trasferita in infermeria. Le sue sorelle ed altre religiose raccolgono le sue parole, mentre i dolori e le prove, sopportati con pazienza, si intensificano fino a culminare con la morte, nel pomeriggio del 30 settembre del 1897. «Io non muoio, entro nella vita», aveva scritto al suo fratello spirituale missionario don Bellier. Le sue ultime parole « Dio mio, io ti amo » sono il sigillo della sua esistenza, che all'età di 24 anni si spegne sulla terra per entrare, secondo il suo desiderio, in una nuova fase di presenza apostolica in favore delle anime, nella comunione dei Santi, per spargere una pioggia di rose sul mondo.
Fu canonizzata da Pio XI il 17 maggio 1925 e dallo stesso Papa proclamata Patrona universale delle missioni, insieme a San Francesco Saverio, il 14 dicembre 1927.
La sua dottrina ed il suo esempio di santità sono stati recepiti da ogni ceto di fedeli di questo secolo con un grande entusiasmo, anche fuori della Chiesa cattolica e del cristianesimo.
Molte Conferenze Episcopali in occasione del Centenario della sua morte hanno chiesto al Papa che fosse proclamata Dottore della Chiesa, per la solidità della sua sapienza spirituale, ispirata al Vangelo, per l'originalità delle sue intuizioni teologiche, nelle quali risplende la sua eminente dottrina, per l'universalità della recezione del suo messaggio spirituale accolto in tutto il mondo e diffuso con la traduzione delle sue opere in una cinquantina di lingue diverse.
Accogliendo questi desideri, il Santo Padre Giovanni Paolo II ha voluto che fosse studiata la convenienza di dichiarare Teresa di Lisieux Dottore della Chiesa universale dalla competente Congregazione delle Cause dei Santi, con il voto della Congregazione per la Dottrina della Fede per quanto riguarda la sua eminente dottrina.

Il 24 agosto 1997, al momento della preghiera dell'« Angelus », alla presenza di centinaia di Vescovi e davanti ad una sterminata folla di giovani di tutto l'orbe, radunata a Parigi per la XII Giornata Mondiale della Gioventù, Giovanni Paolo II ha annunziato il suo proposito di proclamare Teresa di Gesù Bambino e del Santo Volto Dottore della Chiesa universale, il 19 ottobre 1997, nella Domenica in cui si celebra la Giornata Mondiale delle Missioni.


La piccola via


Consigli e ricordi di Céline Martin, una delle quattro sorelle di santa Teresina


Al processo, quando il promotore della fede mi ha domandato perché desideravo la beatificazione di suor Teresa del Bambin Gesù, gli risposi che era soltanto per far conoscere la “piccola via”. È così che Teresa chiamava la sua spiritualità, il suo modo di andare a Dio. 

Egli replicò: «Se parlate di “via” la causa cadrà inevitabilmente, come è successo già in diverse circostanze analoghe». 
«Tanto peggio», ho risposto io, «la paura di perdere la causa di suor Teresa, non mi impedirà certo di valorizzare il solo punto che mi interessa: fare in certo modo canonizzare la “piccola via”». 
Tenni duro e la causa non naufragò. Per questo ho provato più gioia quando Benedetto XV esaltava nel suo discorso l’«infanzia spirituale», che durante la beatificazione e la canonizzazione della nostra santa. Il mio scopo era stato raggiunto quel giorno, il 14 agosto 1921. 
D’altra parte il Summarium ha registrato questa risposta che io detti a proposito dei «doni soprannaturali»: 
«Essi furono assai rari nella vita della serva di Dio. Per me, io preferirei che non fosse beatificata piuttosto che presentare il suo ritratto diverso da come io lo credo in coscienza vero... La sua vita doveva essere semplice per servire da modello alle “piccole anime”»1. 
È incontestabile che in ogni incontro la nostra cara maestra ci indicava la sua “piccola via”. 
«Per camminare» affermava «occorre essere umilipoveri di spirito e semplici». 
Certamente avrebbe gustato, se l’avesse conosciuta, questa preghiera di Bossuet2: «Gran Dio... non lasciare giammai che alcuni spiriti, di cui alcuni si annoverano tra i dotti, altri tra gli spirituali, possano essere accusati al tuo terribile tribunale di aver contribuito in qualche modo a chiuderti l’accesso in non so quanti cuori, perché tu volevi entrarvi in un modo la cui sola semplicità li urtava, e attraverso una porta la quale, benché aperta dai santi fin dai primi secoli della Chiesa, non era, forse, ancora abbastanza loro nota; piuttosto fa’ in modo che, diventando tutti piccoli come fanciulli, come Gesù Cristo comanda, noi possiamo entrare una buona volta per questa piccola porta, per poterla poi mostrare agli altri con più sicurezza e con più efficacia. Così sia». 
Niente di strano se alla sua ultima ora, questo grande uomo abbia pronunciato queste commoventi parole: «Se potessi ricominciare a vivere, non vorrei essere che un piccolo fanciullo che dà sempre la mano al Bambin Gesù». 
Teresa, nella luce rivelata ai piccoli, seppe magnificamente scoprire questa porta di salvezza e indicarla agli altri. La sapienza divina e quella umana non hanno forse indicato in questo spirito d’infanzia la «vera grandezza dell’animo»? 
Così l’hanno fissato in forti definizioni questi grandi filosofi cinesi: 
«La virtù matura approda allo stato d’infanzia» (Lao Tse, VII sec. a.C.). 
«Grande uomo è colui che non ha perduto il suo cuore di fanciullo» (Meng Tse, IV sec. a.C.)3. 
E ancora: «Conoscere la virtù virile significa progredire sempre nella via del bene e ritornare all’infanzia» (Tao Ta-Ching)4. 
Per la nostra santa, questa “piccola via” consisteva praticamente nell’umiltà, come ho già detto. Ma si traduceva ancora attraverso uno spirito d’infanzia molto accentuato. 

Così Teresa amava molto intrattenermi con queste parole che attingeva dal Vangelo: «Lasciate che i fanciulli vengano a me, perché di essi è il regno dei cieli... i loro angeli vedono continuamente il volto del Padre mio celeste... Chiunque diventerà piccolo come un fanciullo sarà grande nel regno dei cieli... Gesù abbracciava i fanciulli dopo averli benedetti»5. 

Essa le aveva ricopiate sul retro di una immagine sulla quale c’erano le fotografie dei nostri quattro fratelli e sorelle partiti per il Cielo in tenera età. Me ne fece un regalo, tenendosene una simile nel breviario. Le foto sono ora, in parte, sbiadite dal tempo. 
Sotto questi testi evangelici, ne aveva aggiunti altri, tratti dalla Sacra Scrittura, che la colmavano di gioia e sempre in relazione con lo spirito d’infanzia: «Beati quelli che Dio reputa giusti senza le opere, rispetto a quelli che fanno opere, perché la ricompensa non è considerata come una grazia da questi ultimi, ma come una cosa loro dovuta... È dunque gratuitamente che coloro che non fanno le opere sono giustificati dalla grazia in virtù della redenzione operata da Gesù Cristo». 
«Il Signore condurrà il suo gregge nei pascoli. Egli riunirà i piccoli agnelli e li prenderà in grembo»6. 
Nel retro di un’altra grande immagine, aveva ancora riportato citazioni della Scrittura, alcune delle quali ripetono le precedenti. Ma è interessante vedere fino a che punto esse spiegano la sua via. 
Prediligeva anche e in modo del tutto particolare una scultura raffigurante un bambino seduto sulle ginocchia di Nostro Signore che si sforza di raggiungere il divino volto e di baciarlo. Io le mostrai un “memento” con la foto di una bambina morta in tenera età; mise il suo dito sul volto della bimba dicendo con tenerezza e fierezza: «Sono tutti sotto la mia tutela!», come se prevedesse già il titolo attribuitole di “Regina dei piccolissimi”. 
Suor Teresa del Bambin Gesù era alta: misurava un metro e sessantadue centimetri; madre Agnese di Gesù invece era molto più bassa. Un giorno le dissi: «Se ti fosse stata data la facoltà di scegliere, avresti preferito essere alta o bassa?». 
Senza esitare rispose: «Avrei scelto di essere piccola di statura per essere piccola in tutto». 
La Chiesa ha sempre visto in Teresa del Bambin Gesù la santa dell’infanzia spirituale. Numerose sono le testimonianze dei papi a questo proposito. Mi limiterò a citarne due di sua santità Pio XII; la prima quando era legato a latere di Pio XI, in occasione dell’inaugurazione della Basilica di Lisieux, l’11 luglio 1937; e l’altra 17 anni più tardi: «Santa Teresa del Bambin Gesù ha una missione e una dottrina. Ma la sua dottrina, come tutta la sua persona, è umile e semplice; è racchiusa in due parole: infanzia spirituale, o nelle altre due equivalenti: piccola via». 
«È il Vangelo stesso, è il cuore del Vangelo che lei ha riscoperto; ma con quale grazia e freschezza: «“Se non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18, 3)»7. 


Devozione al mistero dell’Incarnazione e del presepe 
Ogni anno festeggiava con la più grande devozione il 25 marzo perché, diceva lei: «Questo è il giorno, nel quale Gesù, nel seno di Maria, è stato il più piccolo». 
Ma amava in modo del tutto particolare il mistero del presepe. È qui che il Bambino Gesù le rivelò tutti i suoi segreti sulla semplicità e sull’abbandono. 
Al contrario dell’eretico Marcione che diceva con disprezzo: «Toglietemi davanti questi pannolini e questo presepe, indegni di un Dio!», Teresa era innamorata degli abbassamenti di Nostro Signore, fattosi così piccolo per amore nostro. 
Su immaginette natalizie che lei stessa dipingeva, scriveva con piacere questa frase di san Bernardo: «Gesù, chi ti ha fatto così piccolo? L’amore!». 
Il nome di Teresa del Bambino Gesù, che fece suo fin dall’età di nove anni, quando manifestò il desiderio di farsi carmelitana, resterà per lei sempre attuale e si sforzò di meritarselo costantemente. Più tardi sotto un’immagine di Gesù Bambino, scriverà questa frase: «O piccolo Bambino, mio unico tesoro, mi abbandono ai tuoi divini capricci, non voglio avere altra gioia che quella di farti sorridere. Imprimi in me le tue grazie e le tue virtù infantili, affinché il giorno della mia nascita al cielo, gli angeli e i santi riconoscano nella tua piccola sposa: Teresa del Bambin Gesù». 
Queste virtù infantili, che Teresa desiderava, prima di lei avevano affascinato l’austero san Girolamo che non è tacciato per questo di puerilità. 


Ladri di cielo 
«I miei protettori e i miei prediletti del cielo sono quelli che lo hanno rubato, come i santi Innocenti e il buon ladrone». 
«I grandi santi se lo sono guadagnato con le loro opere: io voglio imitare i ladri, voglio averlo con l’astuzia, ma astuzia d’amore che ne aprirà la porta, a me e ai poveri peccatori. Lo Spirito Santo sembra incoraggiarmi quando dice nei Proverbi: “O piccolissimo! Vieni, apprendi da me la prudenza”»8. 



La dimora dei piccoli 
Le parlavo delle mortificazioni dei santi e lei mi rispondeva: «Che buona cosa ha fatto il Signore ricordandoci che ci sono molte dimore nella casa del Padre suo!9. Se non fosse cosí ce lo avrebbe detto...». 
«Sì, se tutte le anime chiamate alla perfezione avessero dovuto, per entrare in cielo, praticare tali penitenze, Egli ce lo avrebbe detto e noi ce le saremmo imposte con molta serietà. Ma ci fa presente che “ci sono molte dimore nella sua casa”. E se c’è quella delle grandi anime, quella dei padri del deserto e dei martiri della penitenza, deve esserci anche quella dei fanciulli. 
«Il nostro posto è custodito là, se noi amiamo molto Lui, Gesù con il Padre celeste e lo Spirito d’amore». 
Suor Teresa del Bambin Gesù era, come si vede, un’anima molto semplice, che si è fatta santa con mezzi ordinari. 
Si capisce da ciò che una frequenza di doni straordinari nella sua vita sarebbe stata contraria a ciò che lei diceva essere il disegno di Dio su di lei. La sua vita doveva poter servire da modello alle piccole anime. 



I piccoli non si dannano 
«Che cosa faresti» le dicevo «se ti fosse data la possibilità di ricominciare la tua vita religiosa?». 
«Penso» mi rispose «che rifarei quello che ho fatto». 
«Tu non condividi dunque il sentimento di quel solitario che affermava: “Quand’anche avessi vissuto per molti anni nella penitenza, finché mi resterà un quarto d’ora, un soffio di vita, avrò paura di dannarmi?”». 
«No, non posso condividere quella paura, sono troppo piccola per dannarmi; i bambini non si dannano». 


Passare sotto il cavallo 
Molto scoraggiata e col cuore che mi batteva forte per una lotta che mi sembrava insuperabile, corsi da lei dicendo: «Questa volta è impossibile, non posso farcela!». «Ciò mi stupisce», rispose; «noi siamo troppo piccole per superare le difficoltà; è necessario che vi passiamo al di sotto». E mi ricordò un episodio della nostra infanzia; eccolo: ci trovavamo in casa di vicini ad Alençon; un cavallo ci sbarrava l’entrata del giardino. Mentre le persone grandi cercavano un’altra entrata, una nostra compagnetta10 non trovò niente di più facile che passare sotto al cavallo. Passò per prima e mi tese la mano; la seguii portandomi dietro Teresa e, senza piegare troppo la nostra schiena, passammo dall’altra parte. 
E concluse: «Ecco cosa ci si guadagna a essere piccoli. Per i piccoli non esistono ostacoli, si infilano dappertutto. Le grandi anime possono passare sopra le vicende, aggirare le difficoltà, riuscire, col ragionamento o con la virtù, a mettersi al di sopra di tutto, ma noi che siamo tanto piccole, dobbiamo guardarci bene dal tentare una simile impresa. Passiamo da sotto! Passare sotto le vicende significa non dar loro troppa importanza né ragionarci sopra»11. 


Dirigere le intenzioni 
Durante la sua malattia, accettava le medicine più ripugnanti e le cure più penose con una inalterabile pazienza, pur costatando che ciò era inutile; non manifestava mai all’esterno la fatica che ciò comportava. Mi confidava di aver offerto a Dio tutte queste inutili cure per quel missionario che non avesse né il tempo né i mezzi per curarsi, domandando che tutto fosse utile a lui... 
Siccome le manifestavo il mio rammarico per non avere tali pensieri rispose: «Questa intenzione esplicita non è necessaria per un’anima che si è donata completamente a Dio. Il bambino prende il latte dal seno della madre per così dire meccanicamente e senza presentire l’utilità della sua azione e intanto vive e si sviluppa, senza peraltro che questo fosse nella sua intenzione». E aggiungeva: «Un pittore che lavora per il suo padrone non ha bisogno di ripetere a ogni tocco di pennello: “È per il signor tal dei tali, è per il signor tal dei tali...”; basta che egli si metta al lavoro con la volontà di lavorare per il suo padrone». 
«È bene raccogliersi spesso e dare un indirizzo alle proprie intenzioni, ma senza eccessiva costrizione spirituale. Dio intuisce i bei pensieri e le ingegnose intenzioni che vorremmo avere. Egli è il Padre e noi i suoi bambini». 
«Gesù non può essere triste per i nostri accomodamenti». 
Io le dicevo: «È necessario che io lavori, altrimenti Gesù sarà triste...». 
«Oh no, sei tu che saresti triste. Egli non può essere triste per i nostri accomodamenti12. Ma per noi, quale dolore non potergli dare tutto quello che possiamo!». 



Essere santa senza diventar grande... 
Per essere profondamente umile, suor Teresa del Bambin Gesù «si sentiva incapace di percorrere il duro cammino della perfezione», e si sforzò pertanto di diventare sempre più piccola, affinché Dio si prendesse completamente cura delle sue cose, e la prendesse tra le sue braccia, come succede nelle famiglie per i bambini più piccoli. Voleva essere santa ma senza diventare grande, poiché, come le piccole malefatte dei bambini non fanno adirare i genitori, così le imperfezioni delle anime umili non possono offendere gravemente il buon Dio, e gli errori non saranno imputabili loro come colpa, secondo le parole della Scrittura: «Ai piccoli si perdona per pietà»13. Di conseguenza si guardava bene dal desiderare di sentirsi perfetta e che gli altri la considerassero come tale, perché sarebbe cresciuta e Dio l’avrebbe lasciata camminare da sola. 
«I bambini non lavorano per farsi una posizione», diceva; «se sono saggi lo fanno per far contenti i loro genitori. Allo stesso modo non occorre lavorare per diventare santi, ma per fare piacere a Dio». 


Come baciare il proprio crocifisso 
Durante la sua malattia, avendo fatto uno sbaglio ed essendomene pentita profondamente mi disse: «Adesso bacia il tuo crocifisso». Lo baciai ai piedi. 
«È lì che una bambina bacia suo padre? Via, via, si bacia il viso!». Lo baciai. Aggiunse: «E ora ci si fa baciare da lui». Dovetti appoggiare il crocifisso sulla mia guancia. Allora Teresa concluse: «Così va bene; ora tutto è dimenticato!». 

La ricompensa dei piccoli 

«Nostro Signore rispose una volta alla madre dei figli di Zebedeo: “Sedere alla mia destra e alla mia sinistra spetta a quelli cui il Padre mio l’ha destinato”»14. 
«Io mi immagino che quei posti scelti, rifiutati a grandi santi, a grandi martiri, spetteranno ai piccoli... Non lo predisse forse David, quando disse che il piccolo Beniamino presiederà le assemblee (dei santi)?»15. 
Le si domandò con quale nome avremmo dovuto pregarla quando fosse in cielo. «Mi chiamerete Teresina », rispose umilmente

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