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mercoledì 19 ottobre 2016

Wikileaks: lo staff della Clinton e il lavoro per preparare nella Chiesa una «primavera progressista»

Wikileaks: lo staff della Clinton e il lavoro per preparare nella Chiesa una «primavera progressista»

La terza parte delle lettere diffuse qualche giorno fa da Wikileaks contiene delle sorprese interessanti. La fuga di notizie riguarda principalmente la cerchia di collaboratori più vicini ad Hillary Clinton, candidata democratica alla presidenza degli Stati Uniti. Sia il team responsabile della campagna elettorale del candidato repubblicano Donald Trump, sia diversi media della stampa anglosassone, hanno fatto largo uso del contenuto del leak. In molti paesi c’è stato silenzio assoluto, ma negli Stati Uniti è scoppiato il finimondo.

Le e-mail rivelano che il consigliere più stretto della signora Clinton, suo storico collaboratore, ha voluto fomentare una “primavera cattolica” in seno alla Chiesa, insinuando in essa idee progressiste rivoluzionarie fino a farla implodere.

Tra le migliaia di messaggi elettronici divulgati dal team di hackers di Julian Assange, quelli di John Podesta, presidente della campagna elettorale di Hillary Clinton, continuano ad alimentare il fuoco della polemica.

Le indiscrezioni, che non sono state né commentate né tantomeno smentite da parte dei democratici, rivelano la doppia morale della candidata in merito a vari temi, tra cui il controllo delle frontiere o la regolamentazione della finanza.

Come Giano bifronte, all’inizio della campagna Hillary si mostrò determinata su queste tematiche, nascondendo però obiettivi ben molto più liberali.

D’altronde è stata lei stessa a dichiarare che “è necessario che i politici abbiano una posizione pubblica e una privata”. Un curioso stravolgimento dei principi democratici statunitensi per giustificare la menzogna.

L’obiettivo è la Chiesa, considerata una “dittatura medievale”

In un’e-mail, un attivista di sinistra – nonché braccio destro di Hillary Clinton – parla con disinvoltura di questa “rivoluzione” che desidera fomentare in seno alla Chiesa cattolica.

La frase con cui inizia la mail inviata a John Podesta non lascia dubbi: “L’inizio di una primavera cattolica? Una necessità”.

Il testo è a firma di Sandy Newman, presidente e fondatore dell’organizzazione no-profit (di stampo progressista) Voices for Progress, ex-dipendente e amico intimo del presidente Obama.

“C’è bisogno di una Primavera Cattolica”, scrive Newman, “in cui gli stessi cattolici reclamino la fine di quella che è una dittatura medievale, e l’inizio di una piccola democrazia che rispetti l’equità di genere nella Chiesa cattolica.

Sandy Newman, di religione ebraica, ammette di non conoscere granché della Chiesa cattolica e dichiara di reputarsi inadeguato a gestire questa campagna sovversiva contro la dottrina cattolica. “Anche se l’idea in sé non è folle, non mi reputo qualificato a prenderne parte. Non ho pensato affatto a come poter seminare i semi della rivoluzione, né chi potesse farlo”.

John Podesta lo tranquillizza e gli chiede di avere fiducia in lui e nei suoi amici, che hanno creato organizzazioni concepite esplicitamente per infiltrarsi nella Chiesa cattolica con le loro ideologie progressiste. Ma lo avverte che non è ancora arrivato il momento adatto ad una rivoluzione totale.

“Abbiamo creato Catholics in Alliance for the Common Good per essere pronti ad un evento del genere. Ma penso che non abbia, al momento, la leadership adatta. Come altre primavere, penso che anche questa debba muoversi dal basso verso l’alto”, scrive Podesta.
I cattolici trattati come dei paria

La conversazione mostra inoltre in modo chiaro il disprezzo che i progressisti radicali nutrono verso i cattolici e la Chiesa.

Lo scorso lunedì WikiLeaks ha pubblicato diverse e-mail che mostrano il modo in cui, tra le fila democratiche, vengono presi in giro i cattolici conservatori.

Nel 2011 John Halpin (senior fellow del “Center for American Progress”, un think-tank democratico) inviò a Podesta un-email particolarmente violenta contro l’allora capo della Fox-News, denigrando la sua fede cattolica: “È una vera bastardizzazione della fede”.

In una conversazione con Podesta e Jennifer Palmieri, John Halpin si lascia andare ad un’invettiva contro i cattolici estremamente offensiva. “Ragionano in modo schematico, hanno idee radicalmente retrograde sulle relazioni di genere e ignorano totalmente il concetto di cristianesimo democratico”.

E Jennifer Palmieri, responsabile della comunicazione della campagna elettorale, conferma: “Se dovessero diventare evangelici, i loro amici ricchi potrebbero non comprenderlo”.

Ed Halpin si dice d’accordo: “Hai ragione da vendere. Si riempiono la bocca col pensiero tomista e col principio di sussidiarietà, dandosi un’aria sofisticata perché nessuno sa di cosa cavolo stiano parlando”.

Un insulto contro milioni di persone

Il presidente della Camera dei Rappresentanti Paul Ryan, repubblicano eletto nel Wisconsin, ha condannato questi commenti senza precedenti.

“Disprezzare la Chiesa cattolica accusandola di essere ‘gravemente retrograda’ è un insulto a milioni di persone in tutto il paese”, ha dichiarato il repubblicano, devoto cattolico, in un comunicato al vetriolo. “In ogni caso queste dichiarazioni rivelano l’approccio ostile della campagna di Clinton verso la gente di fede in generale”.

“Tutti gli statunitensi credenti dovrebbero considerare a fondo queste dichiarazioni e decidere se questi siano i valori che vogliamo che rappresenti il nostro prossimo presidente. Se Hillary Clinton continua ad assumere persone intolleranti e con pregiudizi, è chiaro quali siano le sue priorità”, ha aggiunto Ryan.

Il cavallo di Troia della rivoluzione


L’organizzazione Catholics in Alliance for the Common Good (CACG) fu fondata da Tom Periello nel 2005. Del suo consiglio di amministrazione fa parte anche Fred Rotondaro. Entrambi sono colleghi del Center for American Progress, fondato da… John Podesta.

Rotondaro appoggia l’ordinazione delle donne e afferma che il “sesso gay viene da Dio”.

Catholics United nacque nel 2005 per mano di due attivisti democratici: Chris Korzen e James Salt. L’organizzazione ha criticato i vescovi che si sono rifiutati di dare la comunione ai politici a favore dell’aborto. L’organizzazione denuncia su base regolare “il tentativo vergognoso di usare i Sacramenti cattolici come armi politiche”.

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