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sabato 8 ottobre 2016




αποφθεγμα Apoftegma

Salam al tuo petto e al tuo seno
e alle tue mammelle gemelle.
Ti scongiuro o Maria,
per il sangue caduto goccia a goccia sul Golgota,
fa' che la mia anima sia degna,
assieme alla tua,
di una porzione,
e fa' che la polvere del mio corpo terrestre ne sia protetta.

Malkee o Effige di Maria, Patto di misericordia, Chiesa etiopica
    






L'ANNUNCIO
Dal Vangelo secondo Luca 11,27-28
Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!».Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».

 




L'ASCOLTO E L'AMORE ALLA PAROLA DI DIO CI FA BEATI TRASFIGURANDO NELL'OBBEDIENZA ANCHE LA CARNE


La beatitudine alla quale tutti aneliamo è quella "gridata" dalla donna. La beatitudine a cui siamo chiamati è, invece, quella annunciata da Gesù. C'è qualcosa, Qualcuno più grande, anche della relazione umana tra Maria e suo Figlio. Gesù è come se dicesse: se la beatitudine di Maria non consiste nell'essere colei che mi ha partorito e allattato, allora la felicità autentica non risiede neanche nell'aver generato figli. Se la relazione umana (nella carne) più intima con Gesù non è fonte di beatitudine, a maggior ragione significa che non dobbiamo cercare la felicità e la realizzazione in nessuna relazione umana, da quella con i propri figli a quella con il coniuge, con il fidanzato, gli amici o i colleghi. San Paolo dice che, se anche ha conosciuto Cristo nella carne, ora non lo conosce più così; e, con Lui, ormai non conosce più nessuno secondo la carne. Ciò significa che l'intimità che fa di due una sola carne, secondo il significato originale del verbo "conoscere" nella Scrittura, anche se "ospitata" dalla carne non nasce e non si esaurisce in essa. Non sono più i criteri mondani e carnali a definire e determinare un rapporto. Non è più mi piace o non mi piace, sento o non sento, voglio o non voglio. Si tratta di una novità assolutaLa beatitudine - la felicità, il compimento della vita - non procede, invece, da una rimessa in ordine delle nostre relazioni secondo criteri umani o, peggio, mondani. La pacificazione, la comunione, lo stesso amore, sono i frutti maturi di chi ha gustato la beatitudine autentica: ascoltare e custodire la Parola. Quella della Vergine Maria, che ha fatto della propria carne lo scrigno dove la novità della volontà di Dio ha potuto realizzarsi; essa vi è entrata proprio attraverso l'ascolto, perché, anche per Lei, la fede viene dalla predicazione. Ascoltare, infatti, significa obbedire. Sapeva bene di non aver "conosciuto" uomo secondo la carne, e che, per avere un figlio restando intatta nella verginità, sarebbe dovuto accadere qualcosa di impossibile alla carne; qualcosa alla quale Lei avrebbe potuto solo obbedire.... In Lei tutto è cominciato al di là della carne, per redimere ogni carne. E questo è anche all'origine di ciascuno di noi. E' vero che siamo stati concepiti nel peccato da nostra madre, ma è anche vero che prima del peccato vi è stato il pensiero eterno nel quale Dio ci ha amato al punto da crearci e darci la vita. La tensione che viviamo, le cadute e le ferite, tutto nasce da questa scintilla accesa dall'incontro tra l'amore purissimo nel quale siamo stati pensati e creati e l'atterraggio brusco nel seno ferito dal peccato di nostra madre. Siamo stati pensati per la beatitudine eterna, mentre la carne reclama una beatitudine adatta a lei, un "ventre che porta" e un "seno che allatta". Per questo in Maria, concepita senza peccato, si rivela il piano sconvolgente d'amore di Dio. Il suo atterraggio nella carne è stato morbido, senza il dolore del peccato, per accogliere il Figlio senza peccato e dargli così una carne senza peccato. Ma poi il peccato si è avventato su Madre e Figlio, non risparmiando loro nessun dolore. Era infatti necessario che, per riconsegnarci alla Parola originaria nella quale Dio ci ha dato la vita, Qualcuno intervenisse laddove è avvenuto il guasto. Era necessaria una carne capace di "funzionare" bene laddove tutte le altre avevano fallito. Era necessaria una carne capace di ascoltare la Parola del Padre respingendo quella del demonio. Maria ha preparato il terreno, accogliendo il Figlio che avrebbe compiuto l'opera. In loro l'orecchio dell'uomo si è di nuovo aperto a Dio per chiudersi al serpente, la morte infilatasi nella perfetta creatura di Dio è stata vinta, e il guasto riparato. In loro l'uomo è ritornato ad essere figlio obbediente del Padre, capace di ascoltare e custodire le sue Parole, e di gustare così la beatitudine della sua intimità, quella per la quale era stato pensato. 

A questo siamo chiamati anche noi, figli della Chiesa. In essa siamo stati rigenerati, e continuiamo a rinascere ogni giorno nella misericordia, per ascoltare Dio che ci parla attraverso la predicazione, la meditazione, la lettura, ma anche attraverso gli eventi e le persone della nostra storia. Forse ci parlerà oggi con le parole irritanti della persona che avremo accanto. Eh no! Questo significa che se mio marito mi lancia una frecciatina, o se mia moglie mi rinfaccia qualcosa, sarebbe Dio a parlarmi? Suvvia.... Invece è proprio così! Ed è proprio questo che significa "non conoscere più nessuno secondo la carne", neanche il coniuge: abbandonare ogni schema, aprire i confini e accettare ogni possibilità che non rientri negli spazi, angusti, del nostro sguardo. Così Dio ci parla anche in coloro che ci insultano, molestano, ingannano. Ci parla per attirare su di Lui l'attenzione, per aiutarci a consegnargli la nostra vita, come fece Gesù nel Getsemani. Non era il Padre che gli parlava attraverso i farisei che cercavano di coglierlo in fallo? Non era suo Padre che gli parlava con il bacio traditore di Giuda? Era proprio suo Padre che, con i fatti e le persone, dischiudeva dinanzi a Lui la sua volontàE Gesù, in un combattimento angosciante che lo ha fatto sudare sangue, ha ascoltato il Padre, e ha accolto la sua volontà, rigettando la propria, circuita dalle parole subdole dell'avversario. Nel Getsemani, Gesù ha conosciuto il Padre al di là della carne, rigettando ogni suo desiderio, per farne uno strumento docile alla volontà celeste. Così anche noi, figli di Maria e della Chiesa, siamo nati nell'ascolto per vivere ascoltandoLiberi di seguire le piroette a volte incomprensibili della volontà di Dio, Parola che si incarna ogni istante in eventi spesso contraddittori, che ci accompagnano giorno dopo giorno, a consegnare a Dio la nostra volontà. Così, uniti a Cristo nell'ascolto obbediente, entreremo nella via dolorosa che ci attende, dove stendere le braccia e amare sino alla fine chi ci è stato affidato. Certe relazioni forse non cambieranno mai, perché agli occhi di Dio sono perfette così. Perfette per noi, perché in esse possiamo incontrarLo e conoscerlo in una pienezza che la sola carne non può soddisfare. E' la beatitudine che sa di Cielo, l'aperitivo che Dio ci vuole donare anche oggi, laddove non sospettiamo. Le parole dure e ironiche della suocera sono l'unico souvenir del Cielo... Proprio quando le ascolteremo, sperimenteremo la beatitudine di Maria: sotto la Croce, nel momento più doloroso, quando il mistero di suo Figlio come una spada le trapassava l'anima, ha ascoltato e custodito con Lui la stessa Parola del Padre, per entrare insieme nella beatitudine eterna. In quel momento Maria stava ricevendo il centuplo: aveva "ascoltato la Parola", l'aveva "custodita", e s'era fatta latte che sgorgava dalle sue sante mammelle, alimento materno che Gesù ha succhiato con le sue labbra, dalle quali sarebbe uscita la Parola del Vangelo. Maria gli aveva dato il suo latte che ora stillava come sangue dalla sua carne benedetta: la vita di Maria era divenuta la vita di Gesù, offerta per salvare la vita di ogni uomo. Allo stesso modo accade in noi: la Chiesa ci allatta con la Parola di Dio, che, accolta e compiuta nella nostra carne, diviene sangue, vita vera, da offrire al mondo. Sì, è il centuplo, è la beatitudine, perché Maria aveva donato ogni goccia del suo latte a Gesù per ogni uomo. Sul Golgota ha visto quel latte nutrire i peccatori attraverso le ferite della carne di suo Figlio; così, la Chiesa vedrà il latte della misericordia con cui ci nutre, farsi amore in noi per ogni uomo.

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