L'arcivescovo di Lima, il cardinale Cipriani, ha chiuso la manifestazione riaffermando la ferma condanna dell'aborto e l'impegno della Chiesa peruviana in difesa dei diritti dei nascituri.
«Non possiamo permettere che l'aborto sia propagandato come un diritto, non è un diritto, è un assassinio!» ha detto Cipriani nel suo intervento, chiedendo allo stesso tempo preghiere per quelle donne che hanno abortito. Perché «per la donna che per qualsiasi motivo, per la sua debolezza, è caduta nella disgrazia dell'aborto c'è bisogno di perdono».
L'arcivescovo di Lima ha denunciato in varie occasioni le pressioni di diverse organizzazioni internazionali per convertire l'aborto in un diritto. Lo scorso 6 febbraio nel suo programma radiofonico settimanale, «In dialogo sulla fede», ha criticato la posizione dell'Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite, che spinge per la legalizzazione dell'aborto nei Paesi affetti dal
virus Zika e ha qualificato coloro che promuovono queste soluzioni come degli «Erodi in giacca a e cravatta».
«Non possiamo permettere che l'aborto sia propagandato come un diritto, non è un diritto, è un assassinio!» ha detto Cipriani nel suo intervento, chiedendo allo stesso tempo preghiere per quelle donne che hanno abortito. Perché «per la donna che per qualsiasi motivo, per la sua debolezza, è caduta nella disgrazia dell'aborto c'è bisogno di perdono».
L'arcivescovo di Lima ha denunciato in varie occasioni le pressioni di diverse organizzazioni internazionali per convertire l'aborto in un diritto. Lo scorso 6 febbraio nel suo programma radiofonico settimanale, «In dialogo sulla fede», ha criticato la posizione dell'Alto commissariato per i diritti umani delle Nazioni Unite, che spinge per la legalizzazione dell'aborto nei Paesi affetti dal
virus Zika e ha qualificato coloro che promuovono queste soluzioni come degli «Erodi in giacca a e cravatta».
Nello stesso programma, alcune ore prima di dare inizio alla Marcia per la Vita, Cipriani ha incoraggiato i peruviani a prendere parte al corteo «in nome di coloro che sono meno protetti, sono senza voce, ma sono i più preziosi».
«Il Perù è in prima fila con altri paesi latinoamericani nella difesa della vita» ha ricordato con orgoglio il cardinale. «Non può esserci un’istituzione, una campagna, un'industria che si dedichi a eliminare la vita nel grembo di una madre. Quello che vedo accadere in vari paesi d’Europa non può avvenire anche da noi, è inumano» ha detto al rientro da un viaggio a Roma.
In Perù l’aborto è un delitto, condannato salvo in caso di pericolo per la salute della madre. Negli ultimi mesi tuttavia si è aperto un dibattito per la sua depenalizzazione in casi di violenza
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