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sabato 7 marzo 2015

Il Papa ai Neocatecumenali: vi confermo e vi mando

di antonelloiapicca

Nulla capita a caso, mai. Per chi è abituato a leggere i segni dei tempi questa giornata appare come una pagina di Vangelo fattasi vita e carne in questo 6 marzo del 2015, una data, ne siamo certi, da sempre segnata in rosso sull’agenda di Dio.
11009404_355251331339419_2512828546338252002_nPer Kiko e Carmen, i catechisti itineranti responsabili delle nazioni e le famiglie in missione del Cammino Neocatecumenale non era stato facile raggiungere Roma. Una bufera di neve s’era messa di traverso tra Porto San Giorgio, dove si trovavano riuniti per un incontro internazionale, e Roma. Per percorrere un tragitto per il quale normalmente sono sufficienti tre ore hanno impiegato sei, sette ore.
La neve cadeva senza tregua, mentre le raffiche di vento flagellavano autobus e macchine che in processione si dirigevano verso Roma. Velocità ridottissima, attenzione massima, tensione e paura consegnate alla preghiera. Chi ci è passato sa di cosa si tratta. Non vedi nulla, solo una impercettibile linea tracciata sulla neve che ricopre l’asfalto. I fiocchi sembrano scariche di mitra che puntano implacabili i tuoi occhi.
Eccolo il segno di questo tempo rivelato da questa giornata: un popolo in cammino in piccole comunità attraverso la bufera che si sta abbattendo sulla società contemporanea, superando giorno dopo giorno il pensiero del mondo con cui satana si mette di traverso per frustrare la missione della Chiesa.
Lentamente perché la fede cresca radicandosi sino a farsi adulta e capace di resistere alle raffiche del mondo e della carne. E una linea sicura da seguire nella confusione di questo tempo, quella che da 45 anni ha segnato la direzione al Cammino Neocatecumenale, la conferma, il sostegno e la benedizione che, nel Beato
Paolo VI, in San Giovanni Paolo II, in Benedetto XVI, Pietro non ha mai mancato di offrire a questo carisma.
Come Papa Francesco: “E io oggi confermo la vostra chiamata, sostengo la vostra missione e benedico il vostro carisma”. Ne era valsa la pena eccome, rischiare in mezzo a tante difficoltà. 240 famiglie con i loro 600 figli sorteggiate, si avete capito bene, sorteggiate da un cesto per le varie parti del mondo. Così Kiko ha raccontato al Papa la formazione delle “Missio ad Gentes”: “e come sono state composte queste comunità che andranno a piantare la Chiesa nei luoghi dove essa non è presente o incontra difficoltà? Lasciando che lo facesse Dio stesso, attraverso l’estrazione delle famiglie che si erano rese disponibili per andare in qualunque parte del mondo. Nella convivenza che ha preceduto questo incontro abbiamo visto una presenza così consolante e concreta di Gesù Cristo”.
E’ Lui, infatti, che ha sciolto i cuori di queste famiglie, facendole libere di offrirsi per posti che, in molti casi, non conoscevano neppure. In loro si è realizzato il canto tratto da una poesia di Tagore con cui i partecipanti all’incontro hanno accompagnato l’invio delle famiglie: “Sono rotto i miei legami, pagati i miei debiti, le porte spalancate, me ne vado a ogni parte!”.
In un istante la vita di queste famiglie è cambiata radicalmente. Una mano tira fuori il bigliettino con il tuo nome e in un lampo di trovi in una tra le tante parti: Missio ad gentes, infatti, sono state inviate in Francia, Belgio, Austria, Svezia, Olanda, Inghilterra, Svizzera, Finlandia, Danimarca, Ungheria, Bosnia, Kossovo, Macedonia, Serbia, Slovenia, Bulgaria, Ucraina, Lettonia, Estonia, Papuasia, Australia, Stati Uniti, India, Venezuela, Gabon, Thailandia, Cina. Nei luoghi più poveri e difficili della terra. Da un appartamento niente male a Roma o a Madrid alle periferie della terra, un salto che solo la fede e la gratitudine ti possono far fare.
La gioia di essere amati così come si è, deboli e peccatori, che ti spinge nella missione che Gesù ha affidato ai suoi apostoli sul Monte delle Beatitudini in Galilea dopo la resurrezione e prima di ascendere al Cielo, il Vangelo cantato prima dell’invio e delle parole del Papa: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni e battezzatele nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto quello che vi ho comandato. Ecco io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo”.
Sin da quel giorno, dunque, al centro della missione della Chiesa vi è il battesimo, come Papa Francesco ha affermato sottolineando le caratteristiche fondamentali del Cammino Neocatecumenale che, come un grembo fecondo, gesta lo zelo missionario nei suoi membri: “Voi avete ricevuto la forza di lasciare tutto e di partire per terre lontane grazie a un cammino di iniziazione cristiana, vissuto in piccole comunità, dove avete riscoperto le immense ricchezze del vostro Battesimo. Questo è il Cammino Neocatecumenale, un vero dono della Provvidenza alla Chiesa dei nostri tempi, come hanno già affermato i miei Predecessori; soprattutto san Giovanni Paolo II quando vi ha detto: «Riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valido per la società e per i tempi odierni» (Epist. Ogni qualvolta, 30 agosto 1990: AAS 82[1990], 1515). Il Cammino poggia su quelle tre dimensioni della Chiesa che sono la Parola, la Liturgia e la Comunità. Perciò l’ascolto obbediente e costante della Parola di Dio; la celebrazione eucaristica in piccole comunità dopo i primi vespri della domenica, la celebrazione delle lodi in famiglia nel giorno di domenica con tutti i figli e la condivisione della propria fede con altri fratelli sono all’origine dei tanti doni che il Signore ha elargito a voi, così come le numerose vocazioni al presbiterato e alla vita consacrata. Vedere tutto questo è una consolazione, perché conferma che lo Spirito di Dio è vivo e operante nella sua Chiesa, anche oggi, e che risponde ai bisogni dell’uomo moderno”.
In effetti lo potevi toccare lo Spirito di consolazione mentre soffiava nella Sala Nervi: le famiglie in missione, gli itineranti, i sacerdoti, i seminaristi e i tanti fratelli che camminano nelle proprie comunità, eravamo tutti profondamente consolati dalle parole del Papa. Nella linea dei suoi predecessori ha riaffermato l’importanza della fedeltà al tripode su cui è fondata l’Iniziazione Cristiana del cammino Neocatecumenale, sottolineando in particolare come “la celebrazione eucaristica in piccole comunità dopo i primi vespri della domenica”, a volte non compresa e avversata, costituisca un elemento fondamentale e imprescindibile perché il carisma possa dare i suoi frutti, e “rispondere così ai bisogni dell’uomo moderno”.
E, in questo anno sinodale, ci sembra di grande valore un’altra sottolineatura del Santo Padre, con la quale ha ravvisato l’importanza della “celebrazione delle lodi in famiglia nel giorno di domenica con tutti i figli” per trasmettere la fede alle seguenti generazioni.
Solo se il Cammino Neocatecumenale è accolto e difeso da adulterazioni così come lo Spirito Santo lo ha ispirato a Kiko e a Carmen può formare cristiani autentici che sappiano annunciare il Vangelo a quelli che Papa Francesco ha definito “I non cristiani che non hanno mai sentito parlare di Gesù Cristo, e i tanti non cristiani che hanno dimenticato chi era Gesù Cristo, chi è Gesù Cristo: non cristiani battezzati, ma ai quali la secolarizzazione, la mondanità e tante altre cose hanno fatto dimenticare la fede”. Parole forti, che spesso gli hanno attirato critiche, ma che fotografano, con realismo profetico, la situazione di parte della Chiesa e del mondo.
Ma certo pronunciate non per giudicare l’una e l’altro, ma perché mosse dallo zelo ardente che rivela il cuore paterno e misericordioso del Papa. La realtà è questa, come quella che è emersa anche al sinodo straordinario sulla famiglia, con confusione dottrinale e pastorale, troppo spesso impantanata in tanti vorrei ma no so e non posso che “dimenticano la fede”.
E invece è proprio la fede che viene gestata nel Cammino Neocatecumenale, quella che crede perché ha sperimentato nella propria vita il kerygma, la buona notizia che Papa Francesco ha quasi gridato al centro del suo discorso: “”Cristo è risorto, Cristo vive! Cristo è vivo tra noi!”.
E’, infatti, proprio nel cuore della fede che vince il mondo che Papa Francesco e il Cammino Neocatecumenale si sono incontrati in una profonda comunione. Nel fondamento di ogni gesto e parola della Chiesa, senza il quale tutto diviene sterile, un segno che non è capace di indicare al mondo “tutto quello che Io vi ho insegnato”. La fede che si esprime nell’amore e nell’unità che superano le barriere dell’orgoglio e spingono i cristiani ad abbracciare gli uomini sino agli estremi confini della terra, il cuore della missione della Chiesa: “Come ha detto Kiko, il nostro incontro odierno è un invio missionario, in obbedienza a quanto Cristo ci ha chiesto e abbiamo sentito nel Vangelo. E sono particolarmente contento che questa vostra missione si svolga grazie a famiglie cristiane che, riunite in una comunità, hanno la missione di dare i segni della fede che attirano gli uomini alla bellezza del Vangelo, secondo le parole di Cristo: “Amatevi come io vi ho amato; da questo amore conosceranno che siete miei discepoli” (cfr Gv 13,34), e “siate una cosa sola e il mondo crederà” (cfr Gv 17,21)”.
E quando si parla di amore le chiacchiere, sì quelle aborrite da Papa Francesco, stanno a zero: “Dunque, prima ancora che con la parola, è con la vostra testimonianza di vita che manifestate il cuore della rivelazione di Cristo: che Dio ama l’uomo fino a consegnarsi alla morte per lui e che è stato risuscitato dal Padre per darci la grazia di donare la nostra vita agli altri. Di questo grande messaggio il mondo di oggi ha estremo bisogno. Quanta solitudine, quanta sofferenza, quanta lontananza da Dio in tante periferie dell’Europa e dell’America e in tante città dell’Asia! Quanto bisogno ha l’uomo di oggi, in ogni latitudine, di sentire che Dio lo ama e che l’amore è possibile! Queste comunità cristiane, grazie a voi famiglie missionarie, hanno il compito essenziale di rendere visibile questo messaggio”.
L’amore testimoniato nella vita quotidiana, tra le mura domestiche dove, come ha detto Kiko, “i pagani o i lontani dalla Chiesa restano stupiti dalla bellezza di una famiglia cristiana dove si mangia insieme e ci si parla nella verità, ci si scontra ma ci si perdona; in una società nella quale si rompe un matrimonio ogni 4 minuti l’indissolubilità del matrimonio vissuta come un dono della Grazia attira le persone che, nel fondo del proprio cuore, desiderano comunicare e amare in maniera definitiva”.
E’ un’urgenza improrogabile aprire gli occhi e guardare senza sconti buonisti alla realtà. E’ essa stessa che impone alla Chiesa un cambio radicale nelle sue scelte pastorali, come ha affermato con grande forza Papa Francesco: “In diverse occasioni ho insistito sulla necessità che la Chiesa ha di passare da una pastorale di semplice conservazione a una pastorale decisamente missionaria (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 15). Quante volte, nella Chiesa, abbiamo Gesù dentro e non lo lasciamo uscire… Quante volte! Questa è la cosa più importante da fare se non vogliamo che le acque ristagnino nella Chiesa”.
Non sono queste parole planate e incarnate nel contesto odierno, in comunità e famiglie che con i sacerdoti escono da più di 40 anni verso le periferie del mondo un messaggio forte e chiaro anche per il prossimo sinodo straordinario sulla famiglia? “La cosa più importante da fare”, ovvero il fondamento della riforma della curia, l’orientamento della pastorale, la missione della Chiesa in questa generazione nasce dal “liberare Cristo” dalle “strutture atrofizzate” come le chiamava San Giovanni Paolo II, perché, incarnato nei cristiani, possa raggiungere gli ultimi della terra e annunciare loro il Vangelo.
Papa Francesco ha fatto il suo discernimento e ha visto nel Cammino Neocatecumenale un dono che Dio ha dato alla sua Chiesa per compiere “la cosa più importante da fare”, cioè evangelizzare. Per questo ha detto a tutti con grande intensità”: “Svegliate quella fede!”, che è stata dimenticata dai cristiani. “Svegliare” o seminare la fede: “Il Cammino da anni sta realizzando queste missio ad gentes in mezzo ai non cristiani, per una implantatio Ecclesiae, una nuova presenza di Chiesa, là dove la Chiesa non esiste o non è più in grado di raggiungere le persone. «Quanta gioia ci date con la vostra presenza e con la vostra attività!» – vi ha detto il beato Papa Paolo VI nella prima udienza con voi (8 maggio 1974:Insegnamenti di Paolo VI, XII [1974], 407). Anch’io faccio mie queste parole e vi incoraggio ad andare avanti”.
Gli iniziatori del Cammino Neocatecumenale con i catechisti e le famiglie missionarie e i presbiteri erano a Roma oggi proprio per questo incoraggiamento, ribadito dal Papa: “Il compito del Papa, il compito di Pietro è quello di confermare i fratelli nella fede. Così anche voi avete voluto con questo gesto chiedere al Successore di Pietro di confermare la vostra chiamata, di sostenere la vostra missione, di benedire il vostro carisma. Lo faccio non perché lui [indica Kiko] mi ha pagato, no! Lo faccio perché voglio farlo. Andrete in nome di Cristo in tutto il mondo a portare il suo Vangelo: Cristo vi preceda, Cristo vi accompagni, Cristo porti a compimento quella salvezza di cui siete portatori!”.
La volontà di Papa Francesco coincide dunque con il carisma che Dio ha dato alla Chiesa attraverso Kiko e Carmen. Non è facile comprendere, spesso una mentalità estremamente clericale si oppone al fatto che dei laici siano alla testa di un carisma per la Chiesa universale. Ma Dio ha deciso così, come già nel passato non dimentichiamolo, e il Papa, non perché Kiko lo abbia pagato, ha deciso nel suo cuore che proprio questa, così com’è, è un’opera indiscutibile di Dio, che “fa tanto bene alla Chiesa!”.
Con quanta unzione e tenerezza ha consegnato i crocifissi della missione ai presbiteri e alle famiglie delle nuove “Missio ad Gentes”! Per ognuno l’imposizione delle mani e una carezza affettuosa. Stai dentro il cuore del Papa, il dolce vicario di Cristo in terra come lo chiamava Santa Caterina da Siena, e non hai più paura di nulla. Stai nel cuore di Gesù, che ha promesso di essere con te “tutti i giorni sino alla fine del mondo”, sino a quella che ti raggiunge con la persecuzione e il rifiuto, la fine bagnata dal sangue del martirio, come è accaduto a tanti fratelli del Cammino Neocatecumenale in Ruanda e Burundi ad esempio.
Con la benedizione delle croci e delle famiglie è terminato l’incontro. Prima di salutarsi Kiko ha regalato al Papa un disegno della Vergine Maria, alla quale Francesco aveva “affidato ciascun partecipante, a Colei “che ha ispirato il Cammino Neocatecumenale. Lei intercede per voi davanti al suo Figlio divino”. Non a caso il disegno rappresenta una pietà, per non dimenticare che c’è il Corpo di Cristo da raccogliere nelle periferie, la carne di Gesù nei suoi fratelli sofferenti, nelle famiglie distrutte, nei giovani che hanno visto disintegrarsi le certezze, e nelle persone che, nel futuro, busseranno alle porte della Chiesa, magari angosciati perché il loro papà è un numero conservato in una banca del seme.
Solo l’amore saprà rispondere a chi non conosce suo padre Solo l’amore riscatterà le perone da una società che li ha feriti con le zampate del leone ruggente, il demonio delle ideologie tiranne e menzognere. Solo l’amore confermato dal Papa che, al termine, fende la folla della sala Nervi come le macchine che ci hanno portato qui, come le comunità che rompono la morte e il peccato aprendo un cammino nel mare di questa generazione. Grazie allora santità, pregheremo ogni giorno per Lei, nostro grande e dolce Mosé che ci conduce nella Pasqua per salvare ogni uomo

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