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mercoledì 25 marzo 2015

Sesta stazione: Douglas Ochwodho (Kenya)

di Anna Bono                                                25-03-2015

Gli ShabaabQuando i terroristi al Shabaab hanno incominciato a sparare, Douglas Ochwodho si è finto morto. È stato così l’unico a salvarsi dei 29 cristiani – oltre a lui, 19 uomini e nove donne – che viaggiavano con altre 30 persone su un pullman attaccato nel novembre del 2014 nel nord del Kenya.

«Erano una decina, pesantemente armati – ha raccontato un altro superstite, un islamico – quando ci hanno fatti scendere, hanno ordinato a tutti di leggere alcuni versi del Corano in arabo. A quelli che non sono stati capaci di farlo hanno ingiunto di stendersi per terra e poi li hanno uccisi sparando loro in testa a bruciapelo».

Anche un anno prima, durante l’assalto a un centro commerciale della capitale Nairobi, i terroristi al Shabaab avevano individuato i musulmani facendo recitare alla gente presa in ostaggio versi del Corano e preghiere in arabo e li avevano fatti uscire sani e salvi dall’edificio. Le vittime erano state 67. Nel 2014 sono morti in questo modo, individuati come cristiani e per questo uccisi, 36 operai di un cantiere, 48 abitanti di una cittadina e 15 residenti di due villaggi in cui sono state anche rapite 12 donne. Per la prima volta in Kenya, nell’agosto del 2014, gli al Shabaab hanno sequestrato e decapitato un cristiano.
Gli al Shabaab, autori delle stragi contro i Cristiani in Kenya, sono un gruppo di integralisti islamici legato ad al Qaida, fondato nel 2006 nella vicina Somalia. Attivi anche in Kenya, dove inoltre da anni reclutano giovani leve tra la popolazione musulmana, dal 2011 hanno intensificato gli attentati, concentrandosi sempre più sui Cristiani. Quasi sempre, per inefficienza e scarsa motivazione da parte delle autorità, i colpevoli  restano impuniti.

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