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sabato 21 marzo 2015

Seconda stazione: Kim Sang-Hwa (Corea del Nord)

di Anna Bono                              21-03-2015
Kim Sang-Hwa è la figlia del capo di una chiesa clandestina della Corea del Nord. Ha saputo che i suoi genitori erano cristiani quando, all’età di 12 anni, ha scoperto per caso una Bibbia in un cassetto nascosto. «Incominciai a tremare – racconta – ero terrorizzata. La scoperta poteva costarmi la vita. Che cosa dovevo fare, mi domandavo. Dovevo parlare con il mio insegnante? Oppure andare dal funzionario di sicurezza? Rimisi la Bibbia al suo posto e per 15 giorni non feci che pensarci. Sapevo che era mio dovere denunciare il libro illegale. Ma d’altra parte si trattava della mia famiglia».

Corea del NordAlla fine Kim ne ha parlato con suo padre. Così ha scoperto di essere cristiana. I suoi genitori e suo nonno da allora le hanno fatto leggere la Bibbia e le hanno insegnato a pregare, raccomandandole sempre di non parlarne con nessuno. «Pregavamo bisbigliando per timore che qualcuno sentisse. Neanche i miei fratelli maggiori sapevano la verità». Qualche volta si riunivano con altri fedeli per pregare e leggere la Bibbia insieme, ma sempre con la paura che agli incontri partecipassero delle spie. Adesso Kim vive nella Corea del Sud. È riuscita a fuggire, è libera, ma al prezzo di essere separata per sempre dal resto della sua famiglia.
La Corea del Nord è il paese in cui i cristiani subiscono le persecuzioni più estreme. Il regime comunista di Kim Jong-Un proibisce qualsiasi pratica religiosa, persino pregare e leggere testi sacri da soli, in privato. La minima infrazione è punita con torture, reclusione per anni o a vita in carcere o nei campi di lavoro e, nei casi ritenuti più gravi, con la morte. Circa un terzo dei coreani detenuti attualmente nei terribili campi di lavoro del regime sono cristiani: da 50.000 a 70.000 persone colpevoli solo di credere in Dio.

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